La resistenza partigiana del pastificio De Cecco: la produzione non arretra

21 Ottobre 2026

Unica nel panorama internazionale, non acquista grano per poi affidarne la molitura all’esterno, ma gestisce internamente la trasformazione della materia prima in semola

PESCARA

Una resistenza quasi partigiana, in un sistema produttivo che comincia a mostrare le prime crepe. Mentre il caro carburanti e la protesta degli autotrasportatori stanno mettendo in ginocchio una parte della filiera agroalimentare, con colossi come Molisana e Garofalo costretti a fermare o rallentare la produzione e gli scaffali dei prodotti freschi sempre più vuoti in diversi supermercati, la De Cecco non arretra di un millimetro. L'azienda presieduta da Filippo Antonio continua a produrre e a rifornire i punti vendita, facendo leva su un modello industriale capace di ammortizzare la tempesta perfetta che sta colpendo trasporti e agricoltura.

Il pastificio di Fara San Martino vanta infatti una peculiarità strategica unica nel panorama internazionale: non acquista soltanto grano per poi affidarne la molitura a fornitori esterni, ma dispone di un proprio mulino e gestisce internamente la trasformazione della materia prima in semola. Un'integrazione verticale che consente di controllare la qualità del "blend" e, soprattutto, di svincolarsi dalla reperibilità di semola sul mercato. Ed è qui che si gioca la vera partita. Per molti concorrenti, infatti, lo stop ai tir equivale all'azzeramento delle scorte di materia prima fornita dai mulini terzi. Perché senza consegne, i macchinari si fermano.

In Abruzzo le prime carenze nei supermercati sono state segnalate ad Atessa, Lanciano, Ortona, Pescara e L'Aquila, con i banchi dell'ortofrutta vuoti e gli scaffali dei prodotti freschi ridotti al minimo. Ma le conseguenze più pesanti della mobilitazione si registrano soprattutto nel Mezzogiorno, tra Puglia, Calabria, Campania e Sicilia, dove i blocchi autostradali e portuali hanno paralizzato la logistica.

In questo quadro, la scelta dell'azienda F.lli De Cecco, storicamente dettata dalla volontà di selezionare e stoccare i grani migliori, consente al gruppo di mantenere un netto margine di vantaggio sulla concorrenza proprio mentre la crisi dei trasporti mette in evidenza la fragilità del sistema. L'autonomia del mulino aziendale diventa così uno scudo protettivo che isola lo stabilimento dalle turbolenze dei mercati esterni della macinatura.

Questa autosufficienza produttiva non significa, però, essere completamente al riparo dai blocchi, perché anche la De Cecco potrebbe dover fare i conti con le difficoltà della distribuzione su gomma. Oggi in Abruzzo gli scaffali dei supermercati sono strapieni di pacchi di pasta, sughi, farine, oli e prodotti da forno De Cecco. Ma se a causa delle proteste e dei presidi stradali i prodotti finiti non riusciranno a raggiungere i centri logistici e i punti vendita del Centro-Sud, la continuità delle trafile non basterà da sola a garantire la disponibilità nei negozi. Perché se il grano può essere macinato in casa e la produzione può andare avanti, la pasta deve comunque viaggiare sui camion per arrivare sulle tavole degli italiani. Ed è proprio su questo passaggio che si misurerà il limite della resistenza della De Cecco. Pesano le incognite relative alla durata della protesta e all'evoluzione dei blocchi. Al momento, tuttavia, la situazione è sotto controllo in ogni angolo d'Italia.

Il blocco del polo di Gricignano d'Aversa e la paralisi del porto di Napoli – che di fatto ha congelato le esportazioni e le spedizioni navali – hanno assestato un duro colpo alla grande distribuzione organizzata, in particolare alla rete dei discount (come Md ed Eurospin). Modellati su una logistica snella, "just in time", con stock ridotti al minimo nei punti vendita e frequenti consegne dai centri di distribuzione, questi marchi sono stati i primi a rimanere sguarniti.

Invece per De Cecco le ultime forniture partite nel fine settimana sono arrivate a destinazione lunedì nelle zone più calde della protesta e, secondo le informazioni disponibili dall'azienda, hanno consentito di mantenere un livello di stock sufficiente nei punti vendita, al punto che non risultano carenze sistematiche di pasta in Campania, Puglia, Calabria e Basilicata.

Anche nelle grandi superfici della distribuzione al Nord (tra cui punti vendita Coop, Esselunga e Tigros di Milano), la situazione sulla pasta rimane sotto controllo. L'inerzia positiva delle scorte accumulate prima delle proteste e il minore impatto dei presidi stradali nell'area settentrionale stanno garantendo la piena reperibilità del prodotto. Un polmone logistico che consente alle grandi insegne del Settentrione di affrontare l'emergenza con una riserva d'ossigeno superiore rispetto alle regioni del Mezzogiorno.

L'Abruzzo si conferma il caposaldo operativo e il cuore pulsante della De Cecco. Gli stabilimenti producono a pieno ritmo e le scorte interne garantiscono una presenza regolare del prodotto sugli scaffali, dove non si registrano le carenze che hanno invece colpito l'ortofrutta e i prodotti freschi. Qui, dove la distribuzione non sta incontrando le stesse difficoltà di alcune aree del Sud, le consegne sono proseguite regolarmente, permettendo all'azienda di proteggere in primis il proprio territorio di riferimento prima di spingere le merci verso le direttrici nazionali.

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