Trovati i primi fondi, i blocchi. si allentano: «Ma non ci basta»

Dal governo subito 480 milioni per gli autotrasportatori. E la Sicilia ferma le contestazioni
PESCARA
I blocchi dei Tir contro il caro gasolio proseguono e paralizzano il Sud Italia, nonostante le misure annunciate dal governo per arrivare a una soluzione e fermare la rivolta. La Sicilia interrompe la protesta, la Puglia sospende parzialmente i blocchi, mentre in Calabria e Campania la mobilitazione dei camionisti continua fino al 27 ottobre. Le risorse annunciate dall’esecutivo non bastano, almeno per ora, a frenare le contestazioni.
Ieri, dopo l’incontro in Prefettura a Milano tra il vice premier Matteo Salvini e le associazioni di categoria, il vice ministro dei Trasporti Edoardo Rixi ha annunciato lo sblocco di circa un miliardo di euro a favore degli autotrasportatori. Di questi, 480 milioni sono disponibili da subito e riguardano «tutte le domande che sono arrivate fino ad agosto e poi mettiamo nuove risorse su settembre-ottobre». Ovvero 60 milioni di euro. «Però il credito d’imposta sarà ovviamente nel 2027», ha spiegato Rixi, «da oggi (ieri ndr) iniziamo a erogare i contributi sui 430, che ora sono diventati 480 milioni circa, per azzerare tutte le domande che sono pervenute fino al 30 di agosto, che è l’ultima finestra che è stata aperta».
Camionisti e agricoltori sul piede di guerra da giorni continuano a portare avanti la loro battaglia, bloccando con Tir e trattori caselli e strade principali. Il Mezzogiorno si ribella e lotta ogni giorno, mettendo spalle al muro il governo. Anche se la rivolta ha innescato la corsa sfrenata al pieno e all’approvvigionamento dei generi alimentari: il risultato si traduce in scaffali vuoti nei supermercati (ora anche in Abruzzo) e distributori a secco di carburante.
La misura del ministero dei Trasporti non ha portato a una soluzione definitiva: ha accontentato, per ora, il Comitato trasportatori siciliani, che ha disposto la revoca del fermo dei servizi per sbloccare la situazione logistica in Sicilia, e ha strappato una revoca solo a metà dei blocchi in Puglia. Il Comitato dei trasportatori siciliani ha però precisato che le aziende rimarranno in stato di agitazione «fino alla completa risoluzione degli ultimi nodi aperti». In Puglia invece i blocchi verranno revocati appunto «parzialmente». «Da noi, non verranno sbloccati tutti finché non ci saranno risposte concrete», ha detto Antonio Manzi, autotrasportatore autonomo di Cerignola, rappresentante della delegazione pugliese, dopo il tavolo con Salvini. «Abbiamo raggiunto un piccolo accordo e si sono messi a disposizione sia il ministro che tutta la sua squadra. Aspettiamo questi dieci giorni, poi ci riconvocheranno e vedremo a che risultato arriveremo. Noi aspettiamo che ci diano risposte concrete», ha concluso.
Non si fermeranno, invece, le contestazioni in Calabria e Campania. «Continueremo con il fermo fino al 27 ottobre, quando il ministro Salvini dovrà comunicarci quali soluzioni o impegni intende intraprendere per il settore dell'autotrasporto», ha dichiarato il referente della Calabria di Fedralog Mario Pansini. La federazione ha evidenziato di non ritenersi soddisfatta «perché all’esito del confronto non sono emersi nuovi impegni da parte del governo se non lo sblocco di risorse già in precedenza stanziate, somme del 2025 che aspettavamo da mesi». Anche i blocchi in Campania proseguiranno almeno fino al 27 ottobre: «Quando è previsto un nuovo incontro con il governo, poi si vedrà», ha spiegato il delegato campano e rappresentante del gruppo di autotrasportatori del polo industriale di Carinaro, in provincia di Caserta, Vincenzo Parisi. Intanto si è aggravata la situazione degli approvvigionamenti di carburanti e generi alimentari a Ischia e Procida. Comincia infatti a scarseggiare anche il carburante necessario per alimentare i traghetti che collegano le due isole alla terraferma.
Anche a Napoli i distributori sono praticamente a secco e lunghe code di auto hanno assaltato le poche pompe di benzina ancora fornite. Nel Mezzogiorno si registrano scaffali vuoti nei supermercati, con la corsa agli approvvigionamenti a fare da sfondo a una situazione critica che stenta a fermarsi.
E la protesta ormai, da giorni, ha raggiunto anche l’Abruzzo: ieri nello stabilimento Stellantis di Atessa c’è stato un nuovo stop della produzione. La causa è la stessa del giorno precedente: la mancata consegna delle componenti. Ciò ha spinto la direzione aziendale a comunicare il fermo produttivo nel secondo e terzo turno, con l’esclusione di due reparti. Il giorno prima c’è stato il primo stop della produzione, ripresa soltanto alle 22.15.
I blocchi stradali nel Fucino, invece, allarmano Confagricoltura. Le contestazioni bloccano «il 60% degli ortaggi nazionali», mettendo a repentaglio «la fornitura di beni di prima necessità per milioni di cittadini». Il presidente di Confagricoltura Abruzzo Fabrizio Lobene si è perciò rivolto alla Regione affinché chieda al governo «il ripristino dell’ordine pubblico, della sospensione delle accise dei carburanti, dei contributi agricoli dipendenti e autonomi e degli interessi passivi dei mutui». La Coldiretti invece porta oggi la protesta davanti all’Emiciclo. A esprimere vicinanza agli agricoltori c’è Alleanza Verdi e Sinistra. «È inaccettabile che a pagare il prezzo delle crisi geopolitiche e dei rincari siano sempre gli anelli più deboli della filiera», ha dichiarato il capogruppo di AvS in consiglio regionale Alessio Monaco, «servono dunque scelte di rottura sia a Roma che a L’Aquila: a livello regionale la giunta deve mettere a disposizione fondi immediati e ristori per la copertura dei sovraccosti energetici e del carburante subiti dagli agricoltori, mentre a livello nazionale il Governo deve avere il coraggio di tassare al 100% i maxi-profitti delle società energetiche per redistribuire quelle risorse a sostegno del mondo agricolo e calmierare i prezzi dei fattori produttivi. Parallelamente, occorre una pianificazione a lungo termine per accompagnare le aziende abruzzesi verso una vera indipendenza energetica».
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