Limoni e scalogno, la spesa ai tempi del blocco tir diventa impossibile

21 Ottobre 2026

Al supermercato tra i banchi deserti: niente frutta e verdura

Finiti latte e formaggi nelle catene fornite dai centri del Sud

PESCARA

Le cipolle bianche non ci sono più, le cipolle rosse nemmeno, le cipolle dorate neanche. Le patate, grandi o piccole, sono finite. Pere abate, mele fuji, lattuga trocadero: niente di niente. Il lusso dell’avocado è rimandato a data da destinarsi. In mezzo alle cassette del supermercato vuote come se ci fosse un principio di carestia, resistono soltanto 6 buste di scalogno a 1,15 euro al pezzo, un cetriolo che forse nessuno comprerà mai perché sembra troppo molle soltanto a guardarlo e un mucchietto di pomodori “oblunghi” così verdi che, per maturità e prezzo (3,99 euro al chilo), appaiono quasi un investimento a lungo termine. Fare la spesa al tempo dei blocchi stradali contro il caro carburanti è un esercizio di rinuncia. Anche nell’Abruzzo della crescita economica osannata dalla politica, gli scaffali si riscoprono pieni di niente e i ripiani riflettono l’assenza: non c’è più neanche l’alloro, restano appena tre confezioni di salvia, 89 centesimi per 30 grammi cioè quasi 30 euro al chilo, come se fosse carne di vitello.

Accade nelle catene che sono rifornite dai centri di distribuzione del sud, come Md ed Eurospin, a Pescara, L’Aquila, Lanciano, Ortona, Atessa e l’elenco è destinato ad allungarsi: alla Md abruzzese le merci arrivano dalle zone epicentro della protesta degli autotrasportatori, Gricignano di Aversa in provincia di Caserta e Bitonto in Puglia; all’Eurospin, i prodotti arrivano soprattutto da Monteprandone, nelle Marche, e Aprilia (Latina) ma anche da San Pietro Vernotico, nel Brindisino. E allora al posto dei prezzi, alla Md, oltre lo slogan “Buona spesa Italia”, spunta il cartello: “Avviso alla clientela. Siamo spiacenti ma purtroppo, a causa dei blocchi per la protesta degli autotrasportatori, in questo reparto la merce sarà poco presente per tutta la giornata. Ci scusiamo per il disagio”. Ormai, va avanti così da giorni e i dipendenti ripetono sempre la stessa litania, cioè che non si sa quanto durerà e come andrà a finire. Però i limoni ci sono. Ancora per poco.

Gli effetti delle proteste agli svincoli dell’Asse Mediano in Campania, sull’A1 (snodo Caserta-Salerno) e sull’A14, tra Termoli e Poggio Imperiale, nei pressi dei caselli pugliesi come Cerignola, si fanno sentire anche in Abruzzo, la regione cerniera tra il sud delle proteste e il nord. I primi segnali ci sono già e, in mancanza di una svolta, potrebbe andare soltanto peggio. L’effetto domino, tessera dopo tessera, arriva anche qui e, come se gli scaffali deserti fossero delle conchiglie, sembra quasi di sentirli gli slogan scanditi ai presidi dei camionisti, sparsi nel Sud dell’Italia: “Non è solo lo sciopero del trasporto… ma anche quello del popolo”.

Una donna guarda le cassette vuote, gira la testa e se ne va: l’effetto conchiglia non funziona per tutti. La signora spinge il carrello e va avanti secondo il percorso (quasi) obbligato del negozio ma anche nel bancone dei prodotti freschi dominano le assenze: mancano i formaggi e le mozzarelle, quelle di bufala sono quasi un sogno, il latte e gli yogurt. I cartellini indicano il prezzo del budino che non c’è: niente dessert nei giorni delle proteste per il caro carburanti, si può sempre ripiegare su un tè sobrio. Sì, la sobrietà. A camminare tra gli scaffali vuoti, sembra di stare ancora nell’Italia dell’austerità ai tempi della crisi petrolifera. Era il 1973 e, per risparmiare, si tagliava un po’ dappertutto: niente auto, luci spente e la chiusura anticipata dei negozi alle ore 19. Tra i rincari e i tagli (necessari per sopportare i rincari), il clima di severità è un po’ lo stesso. Senza andare così indietro al 1973 del presidente del consiglio Mariano Rumor della Dc, sembra un ritorno ai primi giorni del Covid quando, in preda alla sindrome da accaparramento, si saccheggiavano gli scaffali, comprese le penne lisce. Anche la catena della pasta è a rischio e sembra quasi un ossimoro nell’Abruzzo dei pastifici che esportano nel mondo: le aziende sono costrette a fare i conti con la mancanza della semola e la produzione rallenta.

In questo clima vintage, da austerity, oggi all’Aquila, protestano gli agricoltori della Coldiretti che chiedono sostegni retroattivi alla Regione Abruzzo; domani, c’è lo sciopero delle marinerie che alzano l’asticella delle richieste fino al gasolio a 0,50 euro al litro mentre oggi si aggira intorno a 1,30.

L’Abruzzo è sempre più circondato dalle proteste: il presidio degli autotrasportatori contro il caro gasolio, da Roccaravindola, frazione di Montaquila nell’Isernino, si è spostato a Venafro, sempre sulla statale 85, che collega il Molise alla Campania: il carburante è esaurito in quasi tutti i distributori della provincia di Isernia.