L’Abruzzo delle frane e il record del cemento

L’allarme lanciato da un rapporto dell’Ispra nel 2022. «È la regione con il consumo di suolo più alto d’Italia, pericoli con il maltempo»
PETACCIATO. Prima dell’ondata di maltempo l’Abruzzo era fragile con 8.400 tra frane e smottamenti censiti: il 23% del territorio abruzzese era contrassegnato dal rischio idrogeologico. Quasi un’ovvietà in una regione che, su 305 comuni, ne conta 200 montani. E dopo l’emergenza dei giorni scorsi, quel bilancio si è aggravato e più passa il tempo più la terra presenta il conto. Perché quello che è successo anche ieri, al confine tra l’Abruzzo e il Molise, non è una sorpresa: come i corsi e i ricorsi storici, la frana di Petacciato è nota dal 1916, ai tempi della Prima guerra mondiale, e da 110 anni riappare con una ciclicità disarmante. Eppure su quella lingua di terreno lunga 4 chilometri, a cavallo tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila, sono spuntate anche le villette a schiera. È la conferma di quello che l’Ispra sostiene dal 2022: l’Abruzzo ha un primato in Italia, è la regione con la crescita percentuale più alta di suolo consumato segnando un più 6,75% rispetto al 2006. Sono queste le verità contenute nel rapporto intitolato “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”, cioè un libro che racconta quanto cemento prende il posto degli spazi vuoti.
L’Ispra non è un bar di paese in cui chiunque può alzarsi e inventarsi una teoria da sostenere su Facebook, Instagram e TikTok: Ispra significa Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, un ente pubblico vigilato dal ministero dell’Ambiente e nato per dare una base scientifica alle politiche per la natura. Secondo il rapporto dell’Ispra, in Abruzzo, il consumo di suolo ha raggiunto livelli critici, registrando nel 2021 un aumento dello 0,78% rispetto al 2020, il valore più alto tra le regioni italiane, toccando un totale di 54.210 ettari. Significa che una colata di cemento ha ricoperto aree naturali e agricole. I ricercatori dell’Ispra dicono anche che, negli ultimi anni l’Abruzzo, ha registrato un aumento del consumo di suolo con la più alta densità di cambiamenti (10,60 metri quadrati in più per ettaro di territorio a bassa pendenza) e questo è accaduto anche nelle aree protette. Un po’ come dire che, in Abruzzo, il cemento può ricoprire anche le regole di tutela di un territorio.
E il rapporto dell’Ispra mette in evidenza un altro dato che sembra legato all’emergenza frane e al rischio esondazione dei fiumi che l’Abruzzo sta ancora vivendo: la regione spicca a livello nazionale per l’incremento di consumo di suolo entro i 150 metri dai corpi idrici, a partire dai fiumi, con un aumento dell’1,31% (67,4 ettari). La densità di consumo in questa fascia è la più alta d’Italia, raggiungendo i 10,53 metri quadrati per ettaro (contro una media nazionale di 2,21 m²/ha). Stessa storia anche per le aree vista mare, quelle che sul mercato immobiliare valgono più dell’oro: l’Abruzzo registra i valori massimi di incremento di consumo di suolo in diverse fasce costiere, più 0,60% (con una densità record di 22,08 m²/ha) entro i 300 metri dalla costa, quindi proprio a ridosso delle spiagge; più 0,39% (densità di 12,56 m²/ha) tra i 300 e i mille metri dalla costa; più 0,80% tra uno e 10 chilometri dalla costa. Questi dati dimostrano che la maggior parte del consumo di suolo si concentra vicino al litorale, nei poli urbani e nei comuni limitrofi, con la provincia di Chieti particolarmente colpita. E secondo il rapporto dell’Ispra la perdita di suolo naturale è associata a un aumento del rischio di frane e alluvioni, aggravando le situazioni di maltempo.
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