L’affare del vino, l’Abruzzo va a caccia degli enoturisti

5 Gennaio 2026

Pronto un piano triennale per rilanciare il settore alla scoperta delle cantine. Si punta su 34 itinerari: dal Chietino al Pescarese fino al Teramano

CHIETI. Il turismo del vino, in Italia, vale quasi 3 miliardi di euro e anche l’Abruzzo, quinto produttore su scala nazionale spinto dal Montepulciano, vuole partecipare all’affare. L’obiettivo è portare qui, alla scoperta delle cantine, una parte di quei 15 milioni di enoturisti, protagonisti di «un fenomeno culturale ed economico capace di offrire opportunità per la crescita delle realtà vitivinicole regionali». Per questo, la giunta regionale ha approvato un piano sul turismo del vino 2026-2028: «Le attività del turismo del vino», recita la delibera proposta dall’assessore all’Agricoltura Emanuele Imprudente della Lega, «registrano una interessante crescita negli ultimi anni a livello mondiale e in Italia, con previsioni di ulteriori positivi sviluppi; l’Abruzzo manifesta una notevole vivacità nel settore enoturistico, con operatori attivi da diversi anni e una rete di organizzazioni economiche e associazioni che offrono un proficuo supporto alle imprese».

L’Abruzzo che si candida a intercettare questo tipo di turismo che guarda alle esperienze verso l’entroterra lontano dalle folle è composto di 12.701 aziende che coltivano vite da vino e da tavola; quelle impegnate nel segmento dei vini Dop e Igp sono 7.079, pari al 6,3% del totale nazionale. La superficie a vite da vino in Abruzzo ammonta a 33.620 ettari corrispondente al 5% del totale nazionale. Chieti è la provincia con più vitigni (25.888 ettari pari al 77%), Pescara e Teramo hanno entrambe una superficie di 3.362 ettari (10% a testa) e L’Aquila 1.008.00 ettari (3%). Ma, spiega il piano, «oggi, a causa dei cambiamenti climatici e ad un’inversione di tendenza nei consumi di vino, orientati verso prodotti più freschi e frizzanti, si assiste ad un leggero incremento dei vigneti impiantati nell’entroterra, in particolar modo nel comprensorio Aquilano, dove temperature più miti, soprattutto in estate, contribuiscono a ridurre l’intensità e l’aggressività delle malattie fitoiatriche e favoriscono l’impianto di varietà uva a bacca bianca».

Il piano spiega i punti forti dell'Abruzzo: «Il Montepulciano (la cui presenza in Abruzzo è documentata almeno dalla metà del XVIII secolo) con i suoi 17.800 ettari è oggi la varietà più coltivata e risulta essere il vitigno simbolo della regione: copre oltre la metà della superficie vitata e rappresenta il cuore della denominazione Montepulciano d’Abruzzo e della denominazione Cerasuolo d’Abruzzo. Seguono Trebbiano Toscano e Trebbiano Abruzzese, che danno vita alla Doc storica Trebbiano d'Abruzzo; accanto a questi si trovano varietà autoctone come: Passerina, Pecorino, Montonico e Cococciola, vitigni nazionali come Sangiovese, Malvasia e internazionali, quali, Pinot grigio, Chardonnay, Cabernet Sauvignon e Merlot». Il piano spiega l'importanza del Montepulciano: «L’Abruzzo conta 2 Docg (più una in corso di approvazione), 7 Doc e 9 Igp (di cui 7 in fase di cancellazione). La Doc Montepulciano d’Abruzzo è la terza più importante Dop in volume in Italia, con una quota del 4,2% nel 2023, superato solo dal Doc Prosecco (27,1%) e dal Doc delle Venezie (9,8%)».

A partire dalla vendemmia 2024 è entrato in vigore il Modello Abruzzo «con l’introduzione dell’unica Indicazione geografica protetta Terre d’Abruzzo o Terre Abruzzesi Igp, in sostituzione delle precedenti Igt/Igp; è stata prevista l’introduzione di 4 sottozone (Terre dell’Aquila, Colline Pescaresi, Colline Teramane e Terre di Chieti) all’interno delle 4 Doc regionali di riferimento (Montepulciano d’Abruzzo, Trebbiano d’Abruzzo, Cerasuolo d’Abruzzo e Abruzzo), i cui vini potranno riportare, in presenza di determinati requisiti, anche la menzione “superiore” oppure “riserva”».

La media quinquennale di produzione di vino e mosti in Abruzzo nel periodo 2019-2024 è stata di 2,8 milioni di ettolitri, una quota del 6% sul totale nazionale che colloca la regione alla quinta posizione dopo Veneto, Puglia, Emilia Romagna e Sicilia. «Oltre al mercato italiano», spiega il piano, «i principali sbocchi per l’export abruzzese sono Germania (23%), Stati Uniti (20%) e Canada (10%). In crescita anche le esportazioni verso il Regno Unito e i Paesi nordici (Svezia, Danimarca, Norvegia), attratti dal buon rapporto qualità/prezzo che caratterizza i vini regionali».

L’enoturismo in Abruzzo guarda alle colline: gli itinerari turistici ufficialmente riconosciuti in Abruzzo sono 34, di cui una sola Strada del vino, ma con 33 iscrizioni all’elenco delle Città del vino. Secondo il piano, le Strade del vino in Abruzzo sono: Strada del vino Controguerra; Strada del vino Colline del Ducato; Strada del vino Colline Aprutine; Strada del vino Tremonti e Valle Peligna; Strada del vino delle Colline Teatine; Strada del vino Tratturo del Re.

Con un mercato di 2,9 miliardi, l’Italia è al primo posto in Europa per numero di enoturisti, con 15 milioni di ospiti stimati nel 2023. «L’ambizione», dice il piano, «è portare l’Abruzzo a un livello di eccellenza per quanto riguarda il numero, la varietà e la qualità degli operatori enoturistici attivi sul territorio». Il piano è stato stilato da Elena Sico, direttore del dipartimento Agricoltura della Regione, e da Carlo Maggitti, Pietro Di Paolo, Pasqualino Santavenere, Claudia Di Marco, Luca Colatriano, Vincenzo Colonna, Alessia Todisco ed Ermanno Comegna.

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