Marsilio non molla e allarga il suo fronte: 11 Regioni stanno con l’Abruzzo

28 Ottobre 2026

Il presidente pronto a presentarsi al governo amico per chiedere di cambiare i criteri di distribuzione.

«C’è uno squilibrio nell’assegnazione dei contributi, ora va corretto altrimenti si spacca l’Italia»

PESCARA

«La proposta dell’Abruzzo per una più equa ripartizione del Fondo sanitario nazionale ha ottenuto l’adesione di 11 delle 15 Regioni a statuto ordinario». Alla fine del Festival delle Regioni, a Firenze, il governatore Marco Marsilio di Fratelli d’Italia traccia il suo bilancio: «Torniamo da Firenze con un risultato importante», dice, «un consenso significativo che premia la battaglia che porto avanti da anni per correggere gli squilibri che penalizzano i territori meno popolosi e compromettono il diritto alla salute dei cittadini». E adesso il prossimo passo è convincere il governo amico di Giorgia Meloni.

La trattativa di Marsilio, per costruire una rete di alleanze che vada oltre gli steccati dei partiti politici, dura da mesi, da quando con l’Abruzzo erano schierati soltanto Molise, Marche, Umbria, Basilicata, Calabria e Sardegna. Adesso, il fronte delle Regioni che chiedono al governo più fondi per gli ospedali è cresciuto.

La proposta del presidente abruzzese prevede di cambiare le regole di distribuzione del Fondo sanitario, svincolarle dal principio demografico, cioè più soldi alle zone più popolose, e ancorarle all’asprezza dei territori e alle esigenze della popolazione. Scendendo nel dettaglio, Marsilio propone di introdurre una quota di riequilibrio strutturale pari all’1,5% del Fondo indistinto, da distribuire secondo 5 parametri: invecchiamento della popolazione, presenza di aree interne, declino demografico, bassa densità abitativa e condizioni di deprivazione economica e sociale.

«Il confronto di questi giorni», dice il presidente, «ha fatto emergere una posizione condivisa sulla necessità di maggiori risorse per la sanità e di una revisione delle regole che alimentano la mobilità sanitaria passiva, costringendo troppi cittadini a curarsi lontano da casa. La nostra richiesta di equità e giustizia si sta facendo strada. Ora proseguiremo il dialogo con il ministero della Salute e con il governo per tradurre questo consenso in soluzioni concrete e garantire a tutti i cittadini pari opportunità di accesso alle cure».

Le Regioni che non vogliono cambiare i criteri di ripartizione del Fondo sanitario sono Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Lazio. In ballo ci sono un sacco di soldi pubblici: l’Abruzzo può contare su quasi tre miliardi all’anno (2.802.367.817 euro) e un terzo serve per il personale della sanità. In tutti e tre i giorni della rassegna toscana, Marsilio ha usato parole forti: «Le attuali regole di finanziamento della sanità stanno spaccando l’Italia in maniera molto pesante», afferma, «le Regioni con più popolazione, industria e ricchezza riescono a compensare gli squilibri, mentre quelle più piccole, meno popolose e con maggiori difficoltà socioeconomiche non hanno gli stessi strumenti. Siamo arrivati a un punto di rottura, oltre il quale il sistema non può più reggere. Serve un riequilibrio immediato». Una presa di posizione netta quella del presidente, rilanciata anche durante il dibattito conclusivo della rassegna di Firenze intitolato “Investire nei territori. Le scelte strategiche che cambiano l’Italia”: ad ascoltare Marsilio, in video collegamento, i ministri dell’Economia Giancarlo Giorgetti e della Salute Orazio Schillaci, e poi i presidenti di Regione Antonio Decaro (Puglia), Michele de Pascale (Emilia-Romagna) e Francesco Rocca (Lazio).

«Anche il Pnrr ha replicato questo squilibrio», spiega Marsilio, «finanziando una Casa di comunità ogni 50mila abitanti, senza considerare che raggiungere quella popolazione nell’Alto Vastese o nella Valle Peligna è ben diverso che in un centro metropolitano. L’Abruzzo ha previsto decine di strutture aggiuntive, assumendosi maggiori oneri di cui il riparto delle risorse non tiene conto». Marsilio richiama la posizione unanime delle Regioni sulla revisione dei piani di rientro: «Gli attuali vincoli ci impediscono di acquistare prestazioni aggiuntive per ridurre le liste d’attesa, anche con risorse proprie. Si crea così un paradosso: non possiamo finanziare quelle prestazioni sul nostro territorio, ma», sottolinea il governatore, «quando i cittadini vanno a curarsi in altre Regioni siamo obbligati a pagarle a piè di lista, attraverso la mobilità sanitaria passiva. Finanziamo così altrove servizi che potremmo offrire ai nostri cittadini, magari anche a costi inferiori, alimentando ulteriormente gli squilibri tra Nord e Sud».

Poi, la conclusione: «Quando un fenomeno riguarda tante Regioni e si ripete da anni, non può essere soltanto un problema di cattiva amministrazione è uno squilibrio strutturale che deve essere corretto».

Nel 2027 sarà Roma a ospitare il Festival delle Regioni.

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