Salva edicole, via alla discussione: «Offriremo soluzioni concrete»

Bollette in aumento e chiusure, il progetto di legge approderà giovedì in Terza commissione. D’Amico (Patto per l’Abruzzo): «Senza una rete di distribuzione la stampa non arriva e non esiste»
PESCARA. Dopo anni di trasformazioni e arretramenti, a vacillare è l’anello finale della catena dell’informazione. Gli edicolanti si ritrovano esposti, soli, a sostenere un sistema che chiede sempre di più ma che restituisce sempre meno. Qualcuno potrebbe dire che non è una novità dal momento e che la crisi dell’editoria è ormai “cosa nota”. Eppure, il declino del settore non si limita al calo delle vendite dei quotidiani, ma investe in pieno quei presìdi fisici che per decenni hanno rappresentato luoghi di incontro, di scambio e di diffusione del sapere nei quartieri. È in questo contesto che prende forma la protesta andata in scena mercoledì scorso davanti alla redazione del Centro, dove gli edicolanti si sono presentati con le bollette in mano, sventolandole come un gesto di esasperazione più che di rabbia. E l’attenzione, adesso, si sposta sul progetto di legge regionale recante “Disposizioni per la valorizzazione e la modernizzazione delle edicole. Modifiche alla legge regionale 23/2018 (Testo unico del Commercio)” (a firma di Carla Mannetti, Marianna Scoccia e Vincenzo D’Incecco) pronto ad approdare il prossimo giovedì in Terza commissione.
A parlare, ancora una volta, sono i dati. A Pescara, per fare un esempio, le edicole attive oggi sono 35. Vent’anni fa erano circa 50 e, negli ultimi mesi, altre cinque hanno abbassato definitivamente la serranda. Numeri che da soli raccontano una crisi costante, ma che diventano ancora più pesanti se incrociati con le storie di chi resiste dietro quei chioschi con la sveglia fissa, ogni mattina, prima dell’alba. L’edizione di ieri ha riportato le voci di Gianluca Pepe, con il chioscone all’università; Massimo Luciani in corso Vittorio Emanuele; Lorenzo Zarabla in viale Bovio; Gianni Rosa in via Gabriele d’Annunzio; Fabrizia Felizzi in corso Umberto; Pierluigi Ruzzi in via Leopoldo Muzii; Samanta Pavone, con il chiosco alla fine di corso Umberto; Danila Manzo davanti alla vecchia stazione; Deborah Trignani ai Colli e, da Montesilvano, Annantonietta Fabbiani in via Aldo Moro. Tra le lamentele figurano: un carico fiscale diventato insostenibile, con aumenti Imu, Tari e l’arrivo della tassa sul suolo pubblico; la mancanza di attenzione politica e l’assenza di sostegni.
Per i giornalai, stretti tra bollette e incertezze, si tratta di un passaggio decisivo, forse l’ultimo appiglio per evitare la chiusura definitiva. La proposta, infatti, nasce con l’obiettivo dichiarato di riconoscere alle edicole un ruolo che non è solo economico, ma anche culturale e sociale. E prevede, in particolare, incentivi economici, sgravi fiscali, contributi per modernizzazione, e la possibilità per le edicole di offrire servizi anagrafici o altri in collegamento con i Comuni. «Le edicole rappresentano un presidio fondamentale per le nostre comunità», dichiara la consigliera regionale Mannetti (Lega), «con questo progetto di legge vogliamo offrire strumenti concreti per accompagnare le edicole senza snaturarne la funzione principale legata all’informazione». Sulla stessa linea si colloca la vicepresidente del Consiglio regionale Scoccia (Noi Moderati): «Questa proposta intende accompagnare le edicole in un’evoluzione necessaria, aiutandole a diversificare e innovare». L’esame in Commissione, come evidenzia il consigliere regionale D’Incecco (Lega), rappresenta pertanto uno snodo decisivo: «L’obiettivo è arrivare a una norma condivisa ed efficace, capace di sostenere un settore in difficoltà ma strategico per la coesione sociale, l’accesso all’informazione è la vitalità economica dei nostri territori».
Sul tema interviene anche il leader dell’opposizione Luciano D’Amico, che lega la crisi delle edicole a una questione più ampia di democrazia e libertà di informazione. «Nel 2026 la tutela della libertà di stampa va affiancata alla costruzione delle condizioni materiali che rendano la stampa libera», afferma D’amico, chiarendo come senza una rete di distribuzione funzionante «la stampa non arriva e quindi non esiste». E poi prosegue: «Le edicole non sono soltanto attività economiche ma un presidio di democrazia», sottolinea, ricordando il ruolo centrale che svolgono soprattutto nelle aree interne. Il leader del Patto per l’Abruzzo – l’iniziativa politica che punta a rafforzare i servizi essenziali nelle aree interne – richiama poi i dati nazionali: tra il 2019 e il 2023 è scomparso oltre il 16% delle edicole, un trend che interessa da vicino l’Abruzzo. Rivendica quindi il lavoro svolto in Consiglio regionale attraverso due risoluzioni, una a sua firma e una del vicepresidente Antonio Blasioli, con cui sono state indicate «misure immediate e di lungo periodo, dal monitoraggio capillare del territorio agli sgravi fiscali locali».
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