il comico e umorista

Sul palco ecco ’Nduccio, risate ed emozioni: «Ormai sono un po’ aquilano»

26 Giugno 2026

La serenata finale dedicata a una coppia del pubblico e l’augurio: «Lunga vita, anzi eterna, al giornale»

L’AQUILA

«A dieci anni mi invitarono alla festa del Centro e mi chiesero se io leggessi quel giornale. Io risposi che leggevo soltanto il Centro perché era l’unico quotidiano che era scritto in dialetto». Parole che sono state pronunciate, con la simpatia che lo caratterizza, da uno dei volti più popolari e amati della comicità abruzzese: Germano D’Aurelio, in arte ‘Nduccio, protagonista e autentico mattatore nella festa per celebrare i 40 anni del giornale, nell’evento pubblico che si è svolto all’auditorium del Parco all’Aquila, prima tappa scelta simbolicamente nell’anno della Capitale Italiana della Cultura, di un viaggio itinerante che proseguirà in altri luoghi d’Abruzzo.

Tanta ironia e comicità, tratti distintivi del comico abruzzese, amico da sempre del Centro e di Rete 8, con la quale da anni ormai collabora con delle riuscite rubriche dedicate proprio al territorio, al dialetto e alle tradizioni popolari.

Sul palco ‘Nduccio dialoga con il caporedattore del Centro Domenico Ranieri, un’occasione per attraversare con il linguaggio dell’ironia e dell’intelligenza popolare l’identità abruzzese e i suoi cambiamenti nel tempo.

’Nduccio introduce però il suo intervento raccontando del periodo del terremoto dell’Aquila, con un momento di forte commozione, con il comico che si interrompe più volte ma che poi fa sorridere tutta la platea quando racconta dei suoi viaggi nelle tendopoli nel 2009 con la figlia, per portare un sorriso con le sue esibizioni alle persone che in quel momento stavano soffrendo tanto.

«Ci chiamarono da una tendopoli di Tempera» racconta il comico tra le risate degli ospiti «ma c’erano diverse tendopoli e così sbagliammo posto. Arrivammo in una delle due tendopoli di Tempera e gli abitanti ci accolsero tutti felici e contenti di quel fuori programma ma, mentre io e mia figlia eravamo sul posto pronti per lo spettacolo ormai, cominciarono ad arrivare le telefonate dall’altra tendopoli, quella che ci aveva richiesto veramente. Allora provai a spiegare che dovevamo spostarci perché avevo sbagliato location, ma un signore dei presenti mi disse perentorio: voi da qui non vi muovete. E così, con il grande spirito e la buona volontà tipica degli aquilani, la tendopoli riuscì ad organizzare nel giro di poco tempo una vera e propria spedizione con diversi pulmini messi in campo per portare tutti i cittadini dell’altra tendopoli da noi e stare tutti quanti insieme».

Tantissimi i progetti e le collaborazioni che Germano D’Aurelio ha realizzato in città con amici aquilani, tanto è che lui stesso si definisce un po’ aquilano anche se di nascita pescarese, poi l’amicizia con la comunità di Onna e con Giustino Parisse che abbraccia idealmente durante il suo intervento, ricordando quel borgo così colpito dal terremoto che è sempre una delle sue tappe preferite, però, per salutare gli amici quando arriva all’Aquila per qualche spettacolo. Numerose le volte nelle quali il comico abruzzese si rivolge direttamente alla platea per stuzzicare il pubblico e interagire. Come quando, dal palco, parla al vice presidente e assessore regionale all’agricoltura Emanuele Imprudente per la certificazione dei suoi vini. ‘Nduccio, infatti, è anche produttore di vini agricoli. E non poteva che essere sua la conclusione della serata per far tornare a casa tutti col sorriso, quando prende di mira una coppia dal pubblico per dedicare una delle sue canzoni più conosciute, la serenata d’amore Signori’.

«Lei la fece la serenata a sua moglie 42 anni fa?» chiede, ma il signore non risponde perché la moglie prende il controllo della situazione. «No» spiega lei «perché era stonato». La serenata allora la canta ‘Nduccio, augurando lunga vita, anzi vita eterna, dice, al Centro. Una battuta finale poi ci sta tutta. «Se dovessi sintetizzare con poche parole questa serata» chiediamo «per i 40 anni del Centro cosa diresti senza pensarci più di tanto?». Qualche secondo e la risposta arriva. «Una banda di matti», risponde.

Ma forse sono proprio i matti e i sognatori che riescono a realizzare grandi cose, grandi progetti, e a non smettere mai di divertirsi, come ha detto più volte il direttore Luca Telese nel corso della serata.  

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