Torna il credito alle aziende ma non per le piccole imprese

Le banche privilegiano le ditte più strutturate: persi oltre 100 milioni di prestiti in un anno. L’Abruzzo registra una flessione generale
PESCARA. Oltre cento milioni di euro in meno di prestiti alle piccole medio imprese abruzzesi. In un anno. La spina dorsale dell’economia italiana continua a pagare la mancanza di fiducia delle banche. A dirlo è l’ultimo report della Cgia di Mestre che mette a fuoco l’evoluzione del sistema del credito tra il 2024 e il 2025. A un aumento complessivo, a livello nazionale, dei prestiti alle aziende per 5 miliardi di euro (più 0,8%), corrisponde una diminuzione altrettanto forte di quelli destinati alle piccole realtà imprenditoriali (meno 5%), che rappresentano il 98% delle imprese italiane. Una frattura, insomma, già rilevata negli anni scorsi che per la Cgia ormai ha carattere «strutturale».
Se questa è la fotografia del Paese, basta mettere la lente di ingrandimento sull’Abruzzo per scoprire che qui i dati sono ancora più allarmanti: la riduzione del credito è un fenomeno che si estende a tutte le aziende (meno 68 milioni, lo 0,8%) e diviene ancora più marcato per le piccole medio imprese con oltre 105 milioni in meno di prestiti erogati in un solo anno, cioè il 5,8% in meno. Una cifra non di poco conto, se si pensa che il valore complessivo dei crediti per le Pmi abruzzesi vale 1,8 miliardi (9 miliardi considerando tutte le realtà produttive del territorio).
L’Abruzzo non è la pecora nera d’Italia. Sono 10, infatti, le regioni che hanno registrato una diminuzione del credito nell’ultimo anno. A livello percentuale, la Sardegna segna la peggior performance con meno 4,7%, mentre in numeri assoluti è in Veneto che si rileva la riduzione più forte dei prestiti con 1,8 miliardi in meno. Sul fronte opposto, la Valle d’Aosta è la regione che ispira più fiducia nelle banche (più 10%, cioè 150 milioni di euro), mentre sono il Lazio (più 4,2 miliardi) e la Lombardia (3,8 miliardi) a segnare l’incremento maggiore in termini meramente numerici.
Interessante anche la spaccatura che sembra esserci all’interno del Mezzogiorno: l’Abruzzo, insieme alla Basilicata e al Molise, è l’unica tra le regioni del Meridione in cui nell’ultimo anno si è registrata una flessione del credito. Campania, Sicilia, Puglia e Calabria mostrano tutti un segno positivo. Addirittura in quest’ultima la crescita tocca quota 5,4%, cioè 278 milioni di euro. Non a caso il Sud complessivamente mostra un leggero aumento, pari a 110 milioni (più 0,1%). Sorprende, invece, che sia il Nord-Est a soffrire più degli altri la diminuzione dei prestiti con un calo di quasi 2 miliardi di euro (meno 1,1%).
Stringendo ancora più lo sguardo sulla nostra regione, Chieti è l’unica tra le 4 province dove il credito è complessivamente aumentato: la crescita nell’ultimo anno è di 52,9 milioni, l’1,9% in più. Per quanto riguarda le altre province, L’Aquila è quella dove la contrazione è più forte: è la 36esima in Italia per diminuzione in valori percentuali, con il 2,1% in meno (29,1 milioni). Seguono Teramo (meno 53 milioni per una variazione dell’1,9%) e Pescara (meno 38,9 milioni, l’1,8%). Insomma, guardando al mondo delle imprese nel suo complesso, emerge un sistema dei prestiti a macchia di leopardo, con alcuni territori dove il ritorno del credito è effettivamente avvenuto e altre in cui invece non sembra esserci stata alcuna inversione di tendenza. Il quadro cambia se si restringe il campo alle piccole medio imprese. In questo segmento i dati sono democraticamente negativi: appartengono a tutte le regioni, nessuna esclusa.
La Valle d’Aosta, che complessivamente ha registrato l’aumento percentuale di prestiti più alto, è anche quella dove le micro imprese hanno sofferto di più – sempre in termini relativi – la contrazione del sistema del credito con un calo del 10,4%. La più resiliente, invece, è la Calabria, dove la flessione è stata “solo” del 2,9%. Tra questi due estremi l’Abruzzo oscilla verso il polo più negativo: è la settima peggior regione dello Stivale. Il Mezzogiorno, però, si impone come la parte d’Italia dove il fenomeno è più contenuto. I numeri sono ancora più impressionanti se si guardano i dati a livello provinciale. Non ce n’è una, infatti, dove non è stato registrato il segno meno. La maglia nera abruzzese va all’Aquila, dove il calo è del 6,6% (meno 27,4 milioni), seguita subito dopo da Teramo (meno 29,3 milioni, il 6,5%).
Va leggermente meglio a Chieti, dove la contrazione è del 5,3% (meno 25 milioni) e a Pescara, che registra una perdita dei prestiti di 23,9 milioni, il 4,9% in meno. Allargando lo sguardo a tutto il Paese, a conferma della maggior resistenza del Mezzogiorno, Cosenza è la provincia dove il calo è più contenuto (meno 0,4%), seguita da Parma (meno 1,2%), Palermo (meno 1,5%) e Catania (meno 1,7%). L’altra faccia della medaglia di questa speciale classifica è l’elenco delle prime dieci province per prestazioni negative: sono tutte del Centro Nord. Comanda Como (meno 11,7%), seguono Aosta, Pistoia e Rieti.
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