Truffe sul telefono con la trappola della ballerina e soldi che spariscono: «Ti senti male per la vergogna»

Centinaia di raggiri via chat in poche ore e account Whatsapp bloccati, nel mirino anche i politici. I racconti: «Alcuni dei miei familiari ci sono cascati, denunciate e non cliccate sui link sospetti»
PESCARA. «Ciao avv, potresti prestarmi 880 euro? Devo pagare urgentemente il dentista e ho problemi con la carta. Te li restituisco stasera»; «Ciao! Il fatto è che non sono a Cepagatti, ti chiamo un attimo»; «Sono in una clinica, puoi effettuare un bonifico bancario immediato tramite iban?»; «Ok... mandami l’iban». In questo scambio di messaggi si consuma il passaggio decisivo: quello in cui la fiducia prende il posto del dubbio. Così WhatsApp (l’app di messaggistica) diventa la porta d’ingresso per la cosiddetta “truffa della ballerina” che, nell’ultima settimana, ha colpito – e continua a colpire – anche il capoluogo adriatico. Un raggiro ben pensato, che si muove sfruttando contatti reali, linguaggi quotidiani e che, per questo motivo, riesce a colpire proprio lì dove la guardia si abbassa: nelle chat di chi conosciamo. Le vittime, però, hanno deciso di non tirarsi indietro e di raccontare cosa è successo, affinché i cittadini siano informati e tutelati: due di queste sono state ingannate dal link del finto concorso di danza; la terza, invece, riferisce una dinamica diversa e probabilmente legata a WhatsApp Web (l’estensione delle chat via computer). Ma analizziamo nel dettaglio, attraverso il loro racconto, quali sono le trappole seminate da questi predatori.
LA TRUFFA DELLA BALLERINA
«Domenica scorsa mi arriva, da una persona che conosco, un messaggio di una ballerina che partecipava a un concorso di danza. Il mio contatto mi chiede gentilmente di votarla, così da aiutarla a vincere. Ho cliccato dunque sul link, ho verificato il codice che mi è stato mandato e, da lì, è iniziato tutto». La docente di inglese, Paola Buriani, residente a Pescara, racconta quella che, a prima vista, sembrerebbe essere una chat normale. Eppure, nell’era delle truffe online, anche un banale scambio di messaggi – inviati, inoltre, da un conoscente – può nascondere un triste epilogo: il giorno seguente l’account viene rubato dai truffatori e Paola non può fare altro che segnalare la situazione. «Dopo aver informato l’app della situazione mi hanno bloccato l’account ma, il giorno dopo, l’attività ha ripreso normalmente. In quelle ore ho cercato di avvisare più gente possibile anche tramite un post su Facebook. Ma non è finita: nel mentre ho ricevuto, sempre da un mio contatto, un messaggio dove mi veniva chiesto di pagare oltre 900 euro per una visita dal notaio e poi un altro per una visita medica. Non ci sono cascata, ovviamente, ma alcune persone che conosco sì e mi dispiace molto». In quei momenti è facile farsi prendere dallo sconforto: «All’inizio ho provato vergogna e imbarazzo, stavo malissimo, ma mi sono ripresa quando ho scoperto che nessuno aveva inviato alcun bonifico, che tutto si era risolto». La truffa, inoltre, è arrivata anche in Germania: «Una mia amica che vive a Monaco ha ricevuto lo stesso messaggio, per fortuna me lo ha confidato nel corso di una conversazione telefonica e sono riuscita ad avvisarla. Il consiglio che voglio dare è questo: di fronte a certe richieste, prima di agire, chiamate sempre il mittente». La seconda storia è quella dell’ingegnere Katia Colalongo, residente a Manoppello, che ha deciso di denunciare l’accaduto: «Il giorno dopo aver verificato il codice hanno iniziato a mandare messaggi dal mio account dove c’era scritto: “Potresti prestarmi 880 euro per una visita dal dentista?”. Le persone mi hanno iniziato a chiamare dicendomi che, probabilmente, ero stata vittima di una truffa. Allora apro l’app e scopro che, questi delinquenti, avevano archiviato tutte le chat proprio per non farmi vedere quello che stavano combinando. Purtroppo tre dei miei familiari ci sono cascati e hanno fatto il bonifico da 880 euro ciascuno». Da qui la scelta di denunciare: «In quel momento mi sono sentita impotente, ma ho deciso di metterci la faccia per dire questo: può succedere a tutti, nessuno escluso. Spero che le banche trovino un modo per risarcire chi viene truffato». Curioso è, invece, il caso del consigliere del Pd Piero Giampietro, che chiarisce di non essere stato coinvolto nella truffa della ballerina: «Non c’entro nulla con questa storia, non so cosa sia successo: stavo lavorando e avevo WhatsApp web aperto sul computer e, da lì, è successo che ho visto improvvisamente i messaggi essere inviati a raffica ai miei contatti. Per fortuna nessuno ha inviato alcun bonifico e ho risolto tutto chiudendo l’app dal computer. Alla fine, però, ho sporto comunque denuncia».
IL FENOMENO IN AUMENTO
Il fenomeno è tutt’altro che isolato. Numeri clonati, siti falsi e richieste sempre più credibili rappresentano una nuova frontiera delle truffe digitali. A sottolinearlo è stato il presidente del Codacons Abruzzo, Vittorio Ruggieri, che ha spiegato – mercoledì scorso al Centro – come uno dei problemi principali sia proprio la vulnerabilità dei dati sensibili presenti negli smartphone. E tra le decine e decine di casi segnalati a Codacons, due sono le storie emblematiche accadute a Pescara negli ultimi giorni: un ragazzo di 18 anni ha inviato un bonifico di 11 mila euro – buttando tutti i suoi risparmi – e, poi, un sacerdote ha perso mille euro allo stesso modo, ovvero dopo una chiamata. E quando il lunedì successivo si è recato agli sportelli, gli è stato detto che l’Ente non c’entrava.

