Vallepietra, Santuario della Santissima Trinità. «Getta le stampelle e cammina» I fedeli già gridano al miracolo

Il rettore del santuario tra Abruzzo e Lazio racconta ufficialmente quanto accaduto a una donna di 32 anni malata e arrivata a pregare dalla provincia di Bergamo
CAPPADOCIA
Un episodio che richiama attenzione e raccoglimento, ma che viene osservato con la necessaria prudenza. Venerdì, primo maggio, giorno di riapertura, al Santuario della Santissima Trinità, luogo di culto al confine tra Lazio e Abruzzo, si è verificato un fatto che alcuni fedeli interpretano come una possibile guarigione miracolosa. A riferirlo è Alberto Ponzi, rettore del santuario, attraverso un racconto ripreso anche dalla pagina ufficiale della diocesi Anagni-Alatri. «Don Alberto Ponzi, rettore della Santissima Trinità, ha raccontato la vicenda di una giovane madre di Bergamo, costretta a camminare con le stampelle per le conseguenze di un tumore. Raccolta in preghiera davanti all’immagine della Trinità, ha riferito di aver avvertito un formicolio alle gambe e subito dopo ha gettato le stampelle perché in grado di camminare da sola». Secondo quanto ricostruito, la donna, 32 anni, si trovava al santuario insieme a un gruppo di pellegrini arrivati dal Nord. In un momento di preghiera, avrebbe percepito una sensazione improvvisa alla gamba, seguita dalla capacità di muoversi autonomamente, senza l’ausilio delle stampelle utilizzate fino a quel momento. L’episodio si sarebbe verificato in un contesto di raccoglimento, davanti all’immagine della Santissima Trinità, cuore della devozione del luogo. Subito dopo, la donna avrebbe compiuto alcuni passi in autonomia, suscitando sorpresa tra i presenti, per poi proseguire senza supporti anche nel tratto successivo. Il rettore avrebbe già avviato una richiesta di documentazione clinica per poter approfondire l’accaduto e conservarne memoria. Un passaggio ritenuto necessario per verificare la storia sanitaria della donna, gli esiti dell’intervento chirurgico e l’evoluzione clinica successiva. Al momento, tuttavia, non risultano verifiche mediche indipendenti che attestino la natura inspiegabile dell’evento. Proprio per questo, l’episodio viene descritto come presunto e resta oggetto di attenzione, senza alcun riconoscimento ufficiale. La Chiesa, in questi casi, segue un percorso rigoroso e prolungato nel tempo, basato su accertamenti scientifici e valutazioni teologiche, prima di qualsiasi eventuale riconoscimento. Un iter che punta a distinguere tra suggestione, miglioramento clinico e possibile evento straordinario, evitando conclusioni affrettate. L’eco della vicenda si inserisce in un momento di grande afflusso al santuario, riaperto il primo maggio, quando centinaia di pellegrini hanno raggiunto Vallepietra da diverse regioni, soprattutto da Abruzzo e Lazio. Un contesto di intensa partecipazione che contribuisce a spiegare la rapida diffusione della notizia. Nel frattempo, il santuario continua ad accogliere pellegrini provenienti da varie parti d’Italia, confermandosi luogo di intensa devozione, dove la dimensione della fede si intreccia con storie personali di sofferenza, speranza e ricerca. Il santuario della Santissima Trinità è da secoli uno dei luoghi spirituali più significativi dell’Appennino centrale. Situato a circa 1.300 metri di altitudine, incastonato nella roccia del Monte Autore, rappresenta una meta di pellegrinaggio che unisce natura, silenzio e raccoglimento. Le origini del santuario affondano nella tradizione popolare e religiosa medievale. Il culto si sviluppò attorno all’immagine sacra della Trinità, dipinta sulla roccia, che divenne progressivamente punto di riferimento per fedeli provenienti da territori diversi. Nel tempo, attorno a quell’immagine si è costruito il santuario, ampliato e custodito nei secoli. La sua apertura stagionale, tradizionalmente legata al periodo primaverile ed estivo, è sempre accompagnata da un forte richiamo di popolo. Intere comunità, in particolare da Abruzzo e Lazio, rinnovano ogni anno un pellegrinaggio che ha radici profonde, fatto di cammini a piedi, preghiere comunitarie e gesti tramandati nel tempo. È in questo contesto, carico di spiritualità e di memoria, che episodi come quello raccontato trovano eco tra i fedeli. Un luogo dove la dimensione del sacro si manifesta non solo nei momenti straordinari, ma nella continuità di una devozione che attraversa generazioni e si rinnova, anno dopo anno, nel silenzio della montagna e nella preghiera condivisa.