Acerbo: «Mica è vietato inneggiare ad Hamas?»

Diventa un caso la frase social del segretario nazionale di Rifondazione comunista. Ma lui non fa marcia indietro: «Siamo in democrazia, rispettare le opinioni»
PESCARA. Dopo ore di polemiche il segretario nazionale di Rifondazione comunista Maurizio Acerbo non fa marcia indietro. «Quindi? È vietato inneggiare a Hamas?», ha scritto sul suo profilo X rispondendo a un utente e scatenando l’ira della politica nostrana. Una presa di posizione, che non si rimangia, arrivata in seguito al fermo di Youssef Siher, ritenuto la presunta mente del canale social «Movimento 17 ottobre» nato sulle community di Telegram dopo i disordini a Milano di poco più di una settimana fa. Una frase, quella di Acerbo, che ha suscitato polemiche e reazioni dal mondo politico, a partire dal leader di Azione, Carlo Calenda, e dal segretario del Partito liberaldemocratico Luigi Marattin. Critiche anche dal senatore del Pd Filippo Sensi e dal leader di Noi Moderati Maurizio Lupi.
«Non sto inneggiando ad Hamas», spiega il leader di Rifondazione comunista, «ho detto che non si può perseguitare in una Repubblica democratica chi pensa che Hamas ha ragione, così come non si arresta chi pensa, e purtroppo è più della metà del parlamento italiano, che Netanyahu ha ragione. Sono opinioni politiche. In una democrazia gli argomenti, le opinioni, le idee, si combattono con altre idee. Una persona può essere arrestata se fa un atto, o prepara un atto di terrorismo, non se dice che fanno bene quelli di Hamas. È un’opinione, e in democrazia le persone dicono le loro opinioni».
Acerbo ha poi ribadito la propria posizione sul conflitto israelo-palestinese. «Sono da sempre sostenitore dell’organizzazione per la liberazione della Palestina fondata da Yasser Arafat, e condanno chiunque attacchi i civili, siano gli Stati Uniti d’America, che hanno ammazzato molti più civili di Hamas, sia il governo israeliano e sia Hamas», ha evidenziato, «mentre ritengo che il popolo palestinese abbia diritto alla resistenza, come lo abbiamo avuto noi quando siamo stati occupati dai tedeschi e come l’Italia lo riconosce all’Ucraina». Risponde inoltre alla dura replica di Carlo Calenda, che riguardo la sua frase su X ha detto: «Non è vietato. È solo immorale, incoerente e irresponsabile. Come inneggiare a Putin», ha sottolineato il leader di Azione. Acerbo ha replicato chiamando in causa anche la Nato e il battaglione Azov: «Penso che, oltre che a Putin, non si possa inneggiare neanche alla Nato o al battaglione Azov. Io sono contro la guerra». Quindi l’affondo contro Calenda, dandogli sostanzialmente del “Meloniano”: «In questo momento mi sembra che sia oggettivamente un alleato di Giorgia Meloni», ha aggiunto.
Nel mirino del segretario di Rifondazione comunista è finito anche Lupi di Noi Moderati, al quale si è riferito definendolo uno «strano cristiano». «Essendo cattolico, dovrebbe domandarsi come si concilia la sua fede con il fatto che sostiene un governo alleato di Netanyahu e complice del genocidio. Non prendo lezioni da tutti i complici del genocidio», ha affermato Acerbo.
Infine ha richiamato la denuncia presentata alla Corte penale internazionale nei confronti della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, del ministro della Difesa Guido Crosetto e del ministro degli Esteri Antonio Tajani, sottoscritta, secondo quanto dichiarato dallo stesso segretario, da 52 persone per una presunta complicità nel genocidio. «Quindi le mie opinioni a riguardo sono granitiche», ha concluso.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

