DALLA GUERRA MONDIALE A RATE A QUELLA TOTALE

La Borsa mondiale delle armi è diventato il nuovo investimento speculativo
Quante volte, in questi anni, in questi mesi, ci sono tornate in mente le profetiche parole di Papa Francesco: “Sta iniziando una guerra mondiale a rate”. Gli stava così a cuore, il concetto, che lo riprese più volte: “La guerra mondiale a pezzetti”. La “nuova guerra che non finisce”. Benvenuti in questa profezia, adesso la stiamo abitando.
Il primo di questi conflitti, in Ucraina, sembrava un frutto marcio e raro, i nazionalismi che avvelenano le comunità e seminano morte lungo i confini del mondo. Poi è arrivato il massacro assassino del 7 ottobre: il terrorismo islamista di Hamas che uccide gli innocenti. Poi è arrivato l’orrore di Israele a Gaza: la guerra di sterminio di un esercito contro i civili. Un massacro ingiustificato e inaccettabile, con un corollario di distruzione che poi si è – incredibilmente – trasformato in speculazione immobiliare. Quindi arrivano le guerre periferiche: Libano e Siria, con la caduta di un dittatore, Bashar Assad, sostituito (in Siria) da Al Jawlani, un ex miliziano dell’Isis che si è messo la cravatta.
Poi sono venuti gli attacchi al Kurdistan da parte dei turchi. E poi gli attacchi ai curdi da parte di Al Jawlani. Poi la prima guerra-lampo trilaterale Israele-America contro l’Iran. Poi il golpe in Venezuela. Poi la seconda guerra Israele-America-Iran. E da ultimo gli attacchi dell’Iran ai Paesi del Golfo: Arabia Saudita, Emirati Arabi, Bahrein, Iraq, Kuwait, Oman e Qatar. Infine è arrivato (due giorni fa) il bombardamento missilistico di Cipro (primo attacco che ha toccato l’Europa, anche sul piano formale). Dopodiché ecco il nuovo attacco di Israele in Libano. E tutto questo mentre era già in corso un sanguinoso conflitto tra India e Pakistan che si è allargato all’Afghanistan. Il “pezzetto” medio orientale si è saldato con il “pezzetto” indiano.
E mentre questa catastrofe era in atto, si prolungava un embargo americano su Cuba che ha portato ad arrestare persino l’assistenza sanitaria nell’isola. Ma abbiamo forse dimenticato che sono stati minacciati di attacco (sempre da Trump) sia la Groenlandia (e di conseguenza la Danimarca) che il Canada?
Un attacco in Groenlandia costringerebbe la Nato a difendere la Danimarca dagli Stati Uniti, che sono il primo Paese di quella alleanza.
E ovviamente Trump ha minacciato anche la Spagna, a cui secondo il presidente americano si dovrebbero imporre delle sanzioni solo perché non ha offerto le sue basi per l’attacco in Iran. Ma lo stesso Iran – ieri – ha lanciato dei droni contro l'Azerbaigian (perché lo considera stretto alleato dello Stato ebraico).
Molti avevano scambiato la profezia di Papa Francesco per una frase suggestiva, per un precetto morale, per una bella suggestione: invece Bergoglio aveva capito con una intuizione geopolitica, molto prima di noi, che la fine del mondo bipolare prima, e dell’età della globalizzazione poi, avrebbero scoperchiato un enorme vaso di Pandora. Le vecchie alleanze militari come abbiamo visto non esistono più. Nel mondo interconnesso i confini geografici non hanno più il senso di prima: l’Iran confina con il Venezuela lungo la linea del petrolio. Hormuz è uno stretto, ovviamente, ma è anche la nostra soglia di casa: uno scambio di missili tra gli Houti e due caccia britannici apre la porta dei nostri appartamenti, e manomette il nostro contatore energetico.
I droni sperimentati in Ucraina adesso sono l’arma povera e letale degli iraniani, che ne producono 6mila al mese. L’America spende 12.8 milioni per ogni missile intercettore Thaad di alta quota e ne produce solo 96 l’anno. L’America produce solo 500 Patriot all’anno, e ognuno di questi missili costa però cinque milioni di euro. Strumenti perfetti, infatti, ma adesso l’attacco multiplo dell’Iran ha scaricato le riserve: sono quasi finiti. I Paesi del Golfo sotto attacco ospitano basi americane che sono bersagli ghiotti per la vendetta cieca degli Ayatollah.
L’Iran ha messo a punto un’arma economica e tecnicamente perfetta, i droni Shaed-136, terribilmente letali. Nelle prime 48 ore di questo conflitto Teheran ha inviato 186 missili e 812 droni nei soli Emirati Arabi Uniti. I russi stavano perdendo per via dei droni turchi, i Bayraktar. Poi hanno imparato a craccare i Bayraktar con i loro giovani hacker. Quindi hanno comprato gli Shaed, e subito dopo li hanno clonati (migliorandoli su piano motoristico): mentre leggete queste righe li stanno usando in Ucraina con il nome di Geran 2 e 3. Viaggiano a 187 chilometri all’ora, hanno 2.500 chilometri di autonomia: un’arma micidiale. Costa 20mila dollari a chi li compra. Ma impone milioni di euro di spesa a chi si deve difendere da loro. La Borsa mondiale delle armi è diventato il nuovo investimento speculativo, l’unico mercato globale sopravvissuto alla guerra dei dazi.
Tutti gli enormi costi di questi conflitti li paghiamo noi, almeno tre volte: quando aumentiamo le spese di bilancio militari (tagliando la spesa sociale come è accaduto all’Italia), quando li paghiamo indirettamente con gli aumenti delle bollette e quando paghiamo il conto finale delle ricostruzioni. Il tempo del micro-imperialismo impazzito, in cui chiunque ha un’arma la usa, sta trasformando il mondo in enorme e violento Far West. Dire di no alla legge del più forte, difendere chi ha avuto il coraggio di sottrarsi agli ordini di arruolamento (in momenti diversi il Canada e la Spagna) è l’unico modo in cui possiamo evitare che la guerra mondiale a rate diventi una guerra mondiale totale.
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