La nota del difensore dell’assistente sociale e la replica del Direttore

In quella relazione era presente una dettagliata denuncia del comportamento degli avvocati
Gentile Avvocato, lei mi scrive una lettera di ben sei pagine in risposta a un mio editoriale di tre.
Pubblichiamo volentieri la sua richiesta, in integrale, consapevoli del fatto che se mi mettessi a replicare punto per punto avremmo bisogno di un intero supplemento: mi limito, così, ad un test a campione.
Lei nel suo esposto scrive della sua cliente: «Non ha mai presentato denunce nei confronti degli avvocati, avendo unicamente redatto una relazione di servizio interna sui fatti del 06.03.2026, in adempimento dei propri doveri».
Ecco, proprio in quella relazione era presente una dettagliata denuncia del comportamento degli avvocati, secondo la dottoressa Veruska D’Angelo: «Durante l’esposizione verbale della scrivente – scrive la sua assistita – l’Avvocato Femminella, alla presenza di tutti i predetti, ha più volte impiegato un tono di voce eccessivo e non commisurato al contesto d’ufficio, sfociando in un eloquio concitato e aggressivo. Nonostante il tentativo della sottoscritta di riportare il confronto sul piano professionale, il legale ha messo in atto i seguenti comportamenti:
– Ha rivolto alla scrivente la frase: “Si deve vergognare” – Ha colpito violentemente il tavolo con la mano e, alzandosi bruscamente, ha scaraventato a terra una sedia dell’ufficio.
– È uscito dalla stanza in modo brusco e gridando, impedendo la mia comunicazione e continuando nel corridoio a mantenere il tono di voce alto, per rientrare solo successivamente.
Tali condotte – sostiene la dottoressa D’Angelo – hanno reso ben difficile la prosecuzione del colloquio, che tuttavia non è stato interrotto nonostante l’assenza delle condizioni minime di sicurezza e decoro professionale. Il comportamento del legale è apparso volto a intimidire la scrivente e a ostacolare l’esercizio delle funzioni di Pubblico Ufficiale, creando un clima di soggezione e violenza, inficiando la serenità necessaria per la tutela dei minori in oggetto.
La medesima condizione – aggiunge la dottoressa – è stata ricreata da entrambi i legali della coppia Trevallion durante le fasi di allontanamento della madre dalla struttura, con aggressioni verbali, intimando ripetutamente alla scrivente e alla collega di tacere, utilizzando le espressioni: “Stia zitta, stia zitta” e “Vergogna”.
Cari lettori, nel pubblicare la lettera del legale della dottoressa D’Angelo in integrale, lascio a voi la libertà di trarre le considerazioni su analogie e differenze tra le parole dell’avvocato della dottoressa D’Angelo e quelle della “scrivente” (al Tribunale) dottoressa D’Angelo.
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