Referendum giustizia, l’ex pm Palamara: «Così si elimineranno le correnti»

6 Febbraio 2026

L'intervista al magistrato: «Risposta necessaria, rompe gli schemi dietro il fenomeno. I miei colleghi contrari perché sanno che tocca il potere reale e vogliono mantenere lo status quo»

PESCARA. Nell’ambito del dibattito intorno al referendum sulla giustizia abbiamo intervistato anche l’ex pm Luca Palamara. Ecco le sue dichiarazioni. 

Nessuno meglio di lei conosce le correnti nella magistratura: questa riforma è davvero la soluzione?

«È una risposta necessaria, non sufficiente ma inevitabile. Per decenni le correnti hanno gestito il potere in magistratura come un vero sistema politico parallelo: nomine, carriere, incarichi direttivi, tutto finiva dentro un circuito autoreferenziale. La riforma non cancellerà da sola trent’anni di degenerazioni, ma rompe per la prima volta l’architettura che le ha rese possibili».

Perché così tanti suoi colleghi, pur riconoscendo il problema, negano che la riforma possa essere la soluzione?

«Perché tocca gli equilibri di potere reali. Il paradosso è che i magistrati ammettono l’esistenza delle correnti, ma quando si propone un rimedio strutturale scatta la difesa corporativa. Dire che “la riforma non serve” è un modo elegante per dire che si vuole mantenere lo status quo. È accaduto sempre: quando il sistema funziona a tuo favore, non hai interesse a modificarlo».

L’introduzione del sorteggio per il Csm: cosa ne pensa?

«Il sorteggio non è un vezzo, è una misura igienica. Serve a togliere alle correnti la possibilità di costruire liste, pacchetti di voti, accordi sotterranei. Con il sorteggio, il potere non si sceglie: si distribuisce. È l’unico modo per impedire che si ricrei quel meccanismo che ho visto e raccontato in prima persona».

L’alta corte disciplinare può davvero ridurre gli “errori” della magistratura?

«Può farlo perché spezza una confusion of roles che ha generato storture enormi. Non è pensabile che un magistrato venga giudicato da altri magistrati appartenenti alle stesse dinamiche correntizie. L’alta corte disciplinare, esterna e specializzata, restituisce credibilità al sistema».

Chiudiamo così: tre ragioni per cui i cittadini dovrebbero votare Sì.

«Primo: perché la giustizia non può più essere ostaggio delle correnti. Secondo: perché un sistema in cui giudici e pm appartengono allo stesso blocco di potere mina il principio del giusto processo. Terzo: perché l’Italia ha bisogno di una magistratura forte, credibile e indipendente non solo dalla politica, ma anche da se stessa».

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