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20 dicembre

Oggi, ma nel 1969, a Milano, moriva a 52 anni, di cancro, Adolfo Consolini, uno dei più grandi discoboli di sempre. Era ancora capace di lanciare a 43 metri nonostante l'età e la malattia.

Originario di Costermano sul Garda, in quel di Verona, classe 1917, era stato oro alle olimpiadi di Londra del 1948, con 52,78 metri, dopo aver lasciato l'argento al connazionale Giuseppe Tosi con 51,78. Per tre volte era risultato primatista mondiale: nel 1941, con 53,34 metri; nel 1946, con 54,23; nel 1948, con 55,33. Aveva vinto tre medaglie del metallo più pregiato agli europei: ad Oslo, nel 1946, con 53,23 metri; a Bruxelles, nel 1950, con 53,75; a Berna, nel 1954, con 53,44. Aveva fatto suo l'oro ai Giochi del Mediterraneo, a Barcellona, nel 1955, con 52,81. Era stato detentore del record italiano dal 1939 al 1960. Aveva dovuto rinunciare a due edizioni dei giochi a cinque cerchi, nel 1940 e nel 1944, perché era in corso la seconda guerra mondiale, proprio quando era il lanciatore di disco più forte del globo.

All'appuntamento olimpico di Helsinki, nel 1952, aveva incassato l'argento, con 53,78, dietro allo statunitense Simeon Iness, con 55,03. Consolini aveva militato nel gruppo sportivo Pirelli ed era stato uno dei primi casi di atleta assunto da una azienda privata. Era stato preso in una consociata del gruppo, la Aga-Articoli di gomma e affini, per consentirgli di allenarsi e di gareggiare senza doversi troppo preoccupare di come sopravvivere. Così, al mattino girava per il capoluogo lombardo in Vespa, per proporre ai negozianti tappetini per auto, casalinghi e giocattoli, nel pomeriggio era al campo sportivo di viale Sarca (nella foto), a fare preparazione fisica con la divisa Pirelli.

Già in precedenza, la sua prima società sportiva veronese, l'istituzione comunale Bentegodi, aveva assunto un bracciante che lavorasse nei terreni della famiglia Consolini al posto di "Dolfo", proprio per consentire al giovane gigante di dedicarsi completamente allo sport. Nel 1954 aveva anche interpretato il ruolo del maniscalco antifascista Maciste, nel film per il cinema "Cronache di poveri amanti", del regista Carlo Lizzani, tratto dall'omonimo romanzo di Vasco Pratolini.