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28 novembre

Oggi, ma nel 2000, a Mostacciano, frazione di Roma, in via Beata Vergine del Carmelo, Claudio Guidotti uccideva la ex fidanzata, Aurora Nencioni, di 43 anni, single, dipendente di una agenzia di viaggi situata nella limitrofa Piazza Cina, dentro la propria abitazione. Agiva perché, dopo la fine della convivenza, terminata quattro mesi prima e durata un anno, lei non voleva più saperne di lui.

Era, per motivi passionali, comunque l’ennesimo caso di “femminicidio” registrato nella Città eterna dopo quelli, tra i più mediaticamente di risalto, della contessa Alberica Filo Della Torre (nella foto, particolare), passato alla cronaca nera nazionale come l’omicidio dell’Olgiata, sicuramente il più controverso, del 10 luglio 1991, messo a segno da Manuel Winston Reyes; di Antonella Di Veroli, del 10 aprile 1994, giallo irrisolto; di Simonetta Cesaroni, il cosiddetto delitto di via Carlo Poma, del 7 agosto 1990, il cui responsabile è rimasto ignoto.

L’assassino di Aurora Nencioni, di 44 anni, di Cantalupo in Sabina, in quel di Rieti, separato dalla moglie da cinque anni, con precedenti penali per un giro di auto rubate poi esportate all’estero, fino all’inizio del mese di novembre aveva lavorato in un cantiere nautico, in provincia di Lecco, riparando canoe. Poi, terminato quell’impiego, era tornato nell’Urbe e si era dedicato alla fotografia.

Guidotti strangolava la donna con lo stabilizzatore del suo parapendio, un cordino metallico rivestito da una guaina di plastica trasparente con due maniglie alle estremità. Poi, dopo aver sistemato il cadavere sul divano, aver riempito la ciotola del gatto di lei per evitare che miagolasse attirando l’attenzione dei vicini, fuggiva con la Fiat Panda della vittima. Tornato a Cantalupo aveva meditato il suicidio con una corda, impiccandosi ad un albero secolare nel suo giardino. Aveva anche scritto la lettera d’addio indirizzata ai propri genitori, ma non era riuscito a portare a termine il proposito di sopprimersi. Messo alle strette confesserà il delitto, spiegando al capo della squadra mobile della Polizia Nicolò D’Angelo che amasse Aurora e che non riuscisse proprio ad accettare la fine della relazione.

Lei dopo la separazione aveva ripreso la propria autonomia e aveva pianificato le nuove mete delle trasferte, da grande appassionata giramondo. A trovare il corpo senza vita erano il padre ed il fratello di lei, allarmati dal fatto che Aurora non rispondesse alle varie telefonate. Nel tempo trascorso insieme Aurora e Claudio avevano condiviso molto, inclusa la militanza a sinistra.

Nell’estate precedente, Guidotti era stato a Stromboli, ospite di un’amica sudamericana, a far volare aquiloni a forma di squalo e di palombaro, acquistati a Londra, come forma d’intrattenimento per i turisti presenti sull’isola. E Aurora era andata a trovarlo, anche per aiutarlo. Come lo aveva sostenuto pure durante il periodo trascorso in carcere a Viterbo e poi agli arresti domiciliari, passato a Cantalupo, dovuto proprio al caso delle vetture di provenienza illecita.