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29 agosto

29 Agosto 2025

Oggi, ma nel 1947, a Linares, nella Spagna andalusa, moriva, a 30 anni, Manuel Rodriguez Sanchez, ossia “Manolete”, considerato dagli addetti ai lavori il più grande torero di tutti i tempi, per le conseguenze causate dalla trasfusione di plasma “scaduto” praticatagli dopo essere stato incornato alla coscia sinistra, con troncamento dell’arteria femorale, dal toro di razza Miura chiamato Islero, di 4,8 quintali di stazza e 5 anni d’età, nella corrida del giorno precedente, nella Plaza de toros della già menzionata cittadina (nella foto, particolare, il fuoriclasse di Cordova eternato nell’olio su tela del pittore texano Porfirio Salinas del 1955), davanti a 10mila spettatori in visibilio.

Era rientrato in attività il 16 luglio precedente, a Madrid, al cospetto del “generalissimo” Francisco Franco, nell’appuntamento di beneficenza organizzato dopo un anno di riposo che era stato da lui richiesto per poter proseguire la carriera molto impegnativa. Lo stile del matador in quel torno di tempo reputato più famoso della penisola iberica era definito singolare, elegante, temerario, soprattutto nella mossa della “muleta”, quel guizzo plastico destinato ad entrare nell’iconografia della tauromachia. Nel ’56 gli verrà tributato onore col mezzobusto realizzato da Juan Ávalos ed eretto davanti al luogo del suo ultimo cimento in costume dorato.

Nel Belpaese, a breve giro, la sua memoria verrà omaggiata dal principe della risata Antonio De Curtis, ovvero Totò, nella prova cinematografica di culto “Fifa e arena”, dell’anno successivo, 1948, con la regia di Mario Mattoli. Che altro non era che la parodia del lungometraggio “Sangue e arena”, dello statunitense Rouben Mamoulian, uscito nel 1941, remake della pellicola muta del 1922 col divo internazionale originario di Castellaneta Rodolfo “Valentino” Guglielmini.

Film che a sua volta era stato tratto come adattamento per il grande schermo dal romanzo “Sangre y arena”, dello scrittore spagnolo Vicente Blasco Ibáñez, pubblicato nel 1908 per i tipi dell’editore Francisco Sempere i Maisià di Valencia. Nella corrida fatale si esibiva anche il madrileno Luis Miguel González Lucas, detto “Dominguín”, promessa di 21 anni, che nel ’54 sposerà la milanese Lucia Bosè, che il 28 settembre di quel ’47, a Stresa, sul Lago Maggiore, a 16 anni, sarà incoronata Miss Italia nella prima edizione post secondo conflitto mondiale.