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29 gennaio

Oggi, ma nel 1991, a Roncade, in provincia di Treviso, veniva assassinata Sandra Casagrande, di 44 anni, nella sua pasticceria e caffetteria "Due torri", dopo l'orario di chiusura. Si era trattenuta in negozio, situato sotto l'abitazione, per confezionare delle bomboniere e aveva aperto lei al presunto killer, che rimarrà senza una identità. Il sicario prima aveva tramortito la vittima rompendole in testa una bottiglia di vetro, poi le aveva infilato in gola un pezzo di straccio, per impedirle di gridare e quindi l'aveva colpita con 22 fendenti, puntati al centro del torace, usando prima un coltello da cucina e poi, quando la lama s'era spezzata rimanendo conficcata nello sterno, aveva continuato ad infierire con un paio di forbici.

A scoprire il crimine era stato, poco dopo l'omicidio Zeno Vettorello che era passato a trovare la donna e che, vedendo la scena del crimine ed il corpo in un lago di sangue, aveva telefonato al 113 da una cabina situata a poca distanza. L'autopsia, che verrà eseguita dal medico legale Rosario Chirillo, accerterà che la malcapitata sia spirata tra le 22 e le 22,30, per dissanguamento, essendole stata recisa di netto l'arteria polmonare. Non c'erano segni di violenza sessuale.

Roberto Collodo, titolare del distributore di benzina Agip di Biancade, frazione di Roncade, l'unico in zona, allora, dotato di impianto automatico, troverà nella cassa del 24 ore tre banconote da diecimila lire imbrattate di sangue, che risulterà essere lo stesso di Sandra (nella foto Balanza, particolare, all'interno della sua rivendita di dolciumi). Ma anche questo dettaglio non non servirà a nulla e quello della pasticcera rimarrà un giallo senza un colpevole assicurato alla giustizia.

Il marito della Casagrande, anche lui pasticcere, Luciano Vio, era morto suicida, annegato undici anni prima, legandosi ai polsi un masso con il fil di ferro e saltando nel fiume Sile, a Casale. Nella cittadina di 14mila abitanti l'atteggiamento sicuro della defunta, ritenuta vedova giovane, avvenente, eccessivamente disinvolta nel gestire sia l'attività commerciale che la propria esistenza, suscitava mormorii da parte dei benpensanti.

Sandra era al centro di molte attenzioni. Un po' per la sua fisicità, un po' per l'allegria che estrinsecava anche nelle feste che organizzava nell'altra sua casetta, quella di Selvana, alle porte di Treviso. Dettagli che susciteranno omertà e depistaggi.

Sospetti cadranno su Leopoldo Giannetti, detto “il Pedro”, cliente che andava settimanalmente a comperare da lei le paste per il figlio che viveva a Roncade con la madre, dalla quale era separato. Il 17 luglio 1991 ci sarà l'archiviazione, che verrà ritenuta frettolosa dai parenti della Casagrande.

Emanuele Prataviera, classe 1985, di Motta di Livenza, in quel di Treviso, ma residente a Concordia Sagittaria, in provincia di Venezia, parlamentare della Lega nord, dal 2013 al 2018, ma dal 2015 nel gruppo misto dopo l'adesione al movimento Fare! di Flavio Tosi, trascinerà il caso irrisolto alla Camera dei deputati denunciando come la tragica fine della Casagrande sia stata scaraventata nel dimenticatoio, rappresentando di fatto un femminicidio continuato.

Tutta la vicenda, l’ambientazione, ma anche le tristi ragioni del silenzio circostante e circospetto e della eccessiva calma investigativa verranno ricostruiti minuziosamente dal giornalista dell'Ansa del Veneto e del Corriere del Veneto Gianni Favero, di Treviso e residente a Roncade, nel saggio "Il gioco del torello", che verrà pubblicato dalla casa editrice Piazza, nel 2011, in occasione del ventennale della scomparsa della Casagrande.