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4 febbraio

Oggi, ma nel 1971, a Catanzaro, nell’ambito della rivolta contro lo spostamento del capoluogo regionale da Reggio Calabria a Catanzaro, iniziata il 14 luglio precedente, la bomba a mano esplosa in piazza Bernardino Grimaldi, adiacente alla sede del Movimento sociale italiano, causava la morte del socialista Giuseppe “Pino” Malacaria, di 35 anni, catanzarese, muratore nella vita di tutti i giorni.

Contestualmente nello scoppio venivano ferite 9 persone, delle quali 8 erano civili e l'altra era un carabiniere. Il clima, già acceso per i moti di Reggio, quelli che passeranno alla storia degli anni di piombo come movimento del “boia chi molla”, era diventato ancora più rovente. L’aria s’era incendiata ulteriormente per la granata collocata sotto il colonnato della sede della Provincia, in piazza Prefettura, dove erano ospitati provvisoriamente gli uffici dell’amministrazione regionale. La deflagrazione aveva determinato la mobilitazione antifascista con rappresentanti di tutti i partiti dell'arco costituzionale, ovvero delle sigle Dc, Pci, Psi, Pri, Psiup e Pli. I dimostranti, nonostante il divieto delle autorità di pubblica sicurezza, nel pomeriggio, avevano manifestato proprio vicino alla sezione del Msi. La colonna umana era partita dalla stazione ferroviaria con Franco Politano, segretario provinciale della federazione comunista, alla testa del corteo.

Malacaria moriva poco dopo l'arrivo in ospedale, dove i medici tentavano di salvarlo. Aveva profonde lacerazioni agli arti inferiori e a quelli superiori. In sala operatoria gli venivano asportati il pollice e l’indice della mano sinistra, ma si verificava il decesso per trauma cranico e per emorragia provocata dallo spappolamento della coscia sinistra. Le indagini per l’omicidio Malacaria (nella foto, particolare, la prima pagina del quotidiano comunista l’Unità con la notizia del delitto; la targa commemorativa apposta nel luogo dell’assassinio, Piazzetta delle Libertà, il 4 febbraio 2007; il primo piano della vittima, ritenuta estranea ad ogni forma di estremismo politico) trascineranno in tribunale giovani militanti neofascisti che poi verranno assolti. La fine violenta di Malacaria non avrà quindi colpevoli assicurati alla giustizia.