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4 maggio

Oggi, ma nel 1954, a Ribolla, frazione di Roccastrada, in provincia di Grosseto, si verificava la tragedia mineraria nello stabilimento di estrazione del carbone di proprietà della Montedison che verrà ritenuta la sciagura in miniera più grave del secondo dopoguerra italiano. A causa dell'accumulo di gas grisù nel pozzo chiamato Camorra sud si verificava l'esplosione che provocava 43 vittime. La deflagrazione, partiva da 260 metri di profondità, era dovuta all'insufficiente ricambio d'aria provocato dalla mancanza di adeguati condotti di ventilazione. I morti erano dati dalla inesistenza delle basilari strutture di sicurezza sul lavoro in un ambiente già estremo per definizione. I soccorsi saranno carenti e le squadre di addetti potranno fare poco a causa della mancanza delle maschere antigas.

I funerali verranno celebrati, il 7 maggio successivo, e dal palco il deputato del Partito comunista italiano ed ex sindacalista Giuseppe Di Vittorio tuonerà contro la proprietà sottolineando che si sia arricchita lucrando sulla salute e sulla vita delle maestranze. Al processo non ci saranno condannati e nessuno sconterà neanche un giorno di carcere perché tutta la vicenda verrà conclusa ritenendola una mera fatalità. La Montecatini, messa alle strette anche dalla gravità dell'accaduto e dalla grande risonanza (nella foto, la copertina della Domenica del Corriere, supplemento domenicale del quotidiano Corriere della sera di Milano del 16 maggio 1954) mediatica nazionale, risarcirà le famiglie delle vittime.

Su tutti i giornali del Belpaese appariranno i titoli delle grandi occasioni accompagnati da fotografie in bianco e nero che palesavano scene strazianti dei corpi accatastati e dei minatori delle squadre di soccorso totalmente ricoperti di fango e con il volto annerito dalla polvere di carbone che risalivano per le vie di fuga, sfiniti dalla fatica e dalla mancanza di ossigeno. L'impianto verrà chiuso su decisione della direzione e per smantellarlo occorreranno 5 anni di lavori.

Secondo quanto riferito dai minatori c’era una strana coincidenza nella date delle sciagure. Era come se la miniera pretendesse le sue vittime ogni dieci anni: nel 1925 c'erano stati morti per uno scoppio di grisou; nel 1935 per un'inondazione dopo l’esplosione di una mina; nel 1945 ancora per il gas. La sciagura, che gli operai ritenevano già annunciata, perché i pericoli erano molti e la sicurezza poca, era stata di una potenza d'urto devastante con spostamento d'aria che aveva squassato i pozzi. Tutta la triste storia verrà eternata nelle pagine del romanzo I minatori della Maremma, scritto da Luciano Bianciardi e da Carlo Cassola, che verrà pubblicato, nel 1956, dall'editore Laterza di Bari. Ma alla memoria contribuirà anche il monumento al minatore, che verrà inaugurato il 6 maggio 1984, realizzato dall'artista veneziano Vittorio Basaglia, in via Montemassi, a ridosso del museo della miniera.