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7 marzo

7 Marzo 2026

Oggi, ma nel 1956, nella frazione Azoglio di Crevacuore, in provincia di Biella, Alfa Giubelli, di 22 anni, assassinava il sindaco Aurelio Guido Bussi detto “Nino”, di 54 anni, eletto per il Partito comunista italiano, ex comandante partigiano “rosso” col nome di battaglia “Palmo”, con sei colpi di pistola Browning calibro 7.65, per vendicare la madre, Margherita Ricciotti, fucilata dai resistenti, il 15 luglio 1944, davanti ai sui occhi, perché ritenuta pretestuosamente essere una spia delle Brigate nere di matrice mussoliniana. Il primo cittadino veniva fatto fuori ferocemente da Alfa, sulla soglia di casa (nella foto, particolare, la notizia riportata sul quotidiano torinese “La Stampa” dell’8 marzo 1956, nel pezzo a firma di Remo Lugli), con ancora il tovagliolo da pranzo infilato nel colletto della camicia, dopo avergli pesantemente ricordato d’essere stato, dodici anni addietro, il responsabile della scarica di piombo letale per la mamma.

Gragnuola di pallottole prodotta da quattro componenti del distaccamento Pisacane del nucleo della Valle Sessera, tra il biellese e il vercellese, del Comitato di liberazione nazionale. Ossia: Walter Marchesini, Carlo Calvi, Ugo Girardi, il già menzionato Bussi, come capo pattuglia. Contestualmente era stato freddato anche il fratello della malcapitata, Calimero Ricciotti, sempre dallo stesso nucleo di comunisti, ugualmente a causa della supposta fede fascista. Quindi, verosimilmente sempre per gesto di disprezzo, era stato fatto scomparire il cadavere di Margherita. Il 16 marzo 1957 Alfa Giubelli - che dopo il matrimonio avvenuto a 16 anni, s’era trasferita ad Alzo di Pella, nel novarese, sulla sponda occidentale del lago d’Orta - verrà condannata, in primo grado, a Vercelli, a 5 anni e 3 mesi di reclusione.

Sentenza che verrà confermata in appello, il 23 gennaio 1958, a Torino, e che diverrà definitiva il 21 gennaio 1960 dopo il passaggio in Corte di cassazione a Roma. La Giubelli verrà scarcerata dal penitenziario di Vercelli, il 7 giugno 1961, e verrà spostata per un anno nella struttura di cura psichiatrica di Pozzuoli. Ma ne uscirà già il 7 novembre 1961 e potrà riabbracciare il congiunto, Gennarico Basadonna, alla stazione ferroviaria torinese di Porta nuova e con lui rimarrà a vivere nel capoluogo piemontese.