La rivincita delle bruttine e l'effetto "femme fatale"

Potrebbe essere la rivincita delle bruttine, delle segretarie con gli occhiali, delle donne “normali” che la mattina escono un po’ spettinate e finiscono di truccarsi sommariamente nello specchietto della macchina al semaforo. 
A differenza di quel che abbiamo sempre fermamente creduto, la bellezza sarebbe un handicap per le donne che ambiscono a una carriera di alto livello. È quel che afferma uno studio condotto da una ricercatrice della Washington State University, secondo il quale le donne attraenti sarebbero considerate generalmente meno affidabili, meno sincere e pure più “sacrificabili” in caso di licenziamento.
La ricerca definisce questo fenomeno l’”effetto femme fatale”. Gli uomini non si fiderebbero di una bella donna per un atavico senso di insicurezza sessuale, poiché a livello inconscio la ritengono più disponibile al tradimento. Le donne, invece, la guarderebbero con sospetto e antipatia perché invidiose, gelose e selettivamente competitive. Dunque (e come poteva essere altrimenti) l’effetto anti-bello non riguarderebbe gli uomini che, siano essi assai piacenti oppure, poveretti, un po’ bruttini, riescono comunque ad arrivare in cima alla scala del successo, sicuri di essere giudicati per le loro qualità professionali e non per la mascella volitiva o per la tartaruga ben definita.
E poi, visto che “l’effetto” investe solo i ruoli di alto profilo, deduco che invece per le carriere meno competitive vada benissimo essere procaci, esplosive e sexy, come insegnano da sempre i film scollacciati su professoresse, infermiere e segretarie. Il vecchio cliché è duro a morire anche nella moderna società delle apparenze: una donna può essere bella ma oca, oppure bella ma stronza, ma mai, che idea balzana, bella e pure intelligente. E nel caso in cui lo fosse, deve comunque sudare le proverbiali sette camicie per riuscire a superare quel primordiale, negativo pregiudizio.
E allora? Aspiranti manager, avvocatesse, scrittrici e dirigenti di domani, invece di farvi reciprocamente la guerra a colpi di sgambetti professionali e piccole meschinità, approfittate dell’inattesa opportunità. Via libera al pelo superfluo, alla tutona di ciniglia, alle ultracomode scarpe a mezzo tacco, ai capelli con la ricrescita. Rassicuranti e noiosette, ma finalmente unite nella perfetta armonia di genere, nel santo Graal della solidarietà femminile.
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