Bellisario: Bls paga vecchi errori

Il nipote del fondatore e i sindacati: si faccia chiarezza
LANCIANO. «I vertici Bper ci convochino al più presto per entrare nel dettaglio del piano industriale». I sindacati non nascondono la preoccupazione per il progetto di incorporamento della Banca di Lanciano e Sulmona nel gruppo emiliano, che porterebbe l'istituto di credito frentano a perdere la direzione. «Ma allo stato attuale non ne sappiamo di più», sostengono. Il Pd, attraverso il senatore Giovanni Legnini, interesserà del caso i vertici nazionali del partito, mentre cresce l'apprensione in città per il futuro dell'istituto lancianese e la consapevolezza che qualcosa andava fatto da tempo. «Non si può pretendere di continuare ad abitare la propria casa se la si è appena venduta», osserva Gian Luca Bellisario, nipote del fondatore della Bls, il senatore Vincenzo Bellisario, «dal 1995, quando il Cda ha concesso al gruppo emiliano una partecipazione azionaria superiore al 33 per cento, che nell'ultimo decennio ha superato la maggioranza assoluta, la Bls ha, di fatto, consegnato se stessa a una logica di esternalizzazione dei servizi, quindi ha esposto a rischi dirigenti e personale. È paradossale che oggi, con l'accordo già definito, ci si stupisca di una decisione che, consapevolmente, l'istituto lancianese non ha subìto, ma ha voluto e siglato nei confronti di un gruppo più grande. L'unica azione ancora possibile è persuadere Bper che è suo stesso interesse lasciare intatte le filiali in Abruzzo e ridurre al minimo i tagli». «La Bper controlla Bls da anni, ma finora ha lasciato le cose come stavano», dice Nicola Trivilino, delegato Fisac-Cgil nella sede centrale, «la crisi economica e le regole di Basilea 3 hanno influenzato le decisioni della capogruppo, che non ha più convenienza a mantenere le teste delle controllate. Scelta legittima. Ma oggi si pagano leggerezze commesse in passato, come quella di concedere troppo spazio a Bper». Del nuovo piano industriale si conosce ancora poco: rimarrà una divisione Lanciano e sono previsti 1.200 esuberi in tutto il gruppo. «Attendiamo che i vertici ci convochino al più presto per illustrare i dettagli del piano industriale», continua Trivilino, «il rischio di esuberi c'è, ma sarà oggetto di trattativa con i sindacati. La decisione di Bper non è un'azione concordata con la dirigenza della Bls, che rischia come qualsiasi lavoratore: l'intenzione era quella di portare avanti la federazione di banche, ma poi la linea è cambiata. In questo momento, è importante il sostegno del comprensorio». «Fondamentale sarà il ruolo dell'amministrazione comunale nell'ottenere garanzie sull'autonomia funzionale di Bls», ribadisce il segretario del Pd, Leo Marongiu, «non si comprendono, quindi, le critiche del capogruppo Pdl, Manlio D'Ortona, che quando si rischia di perdere funzioni parla di opportunità da cogliere».
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