Palmoli

Catherine: «Non ho più quella forza, adesso c’è troppo dolore»

1 Maggio 2026

La mamma del bosco in lacrime durante la videochiamata con la deputata Brambilla: «Prima resistevo perché ero con i miei figli. Ora che mi mancano, non riesco»

VASTO. «Non riesco a sentire quell’audio, a tornare lì con la mente. Prima riuscivo a essere forte perché ero con i miei figli. Ora che non sono più con loro, quella forza non la ho più». A Catherine Birmingham fa troppo male ripensare a quella notte di metà febbraio. Lo ammette durante una videochiamata avvenuta in mattinata con l’avvocato Danila Solinas e l’onorevole Michela Vittoria Brambilla. Un paio di settimane fa la deputata aveva ospitato alla Camera i genitori e massimi esperti in neuropsichiatria infantile per affrontare il caso; ieri, appena sentito l’audio choc pubblicato dal Centro che ripercorre la crisi di panico avuta da uno dei figli all’interno della struttura protetta di Vasto, ha deciso di chiamare la madre e di registrare tutto.

L’avevano dipinta come una strega aggressiva e manipolatrice. Ieri, vista dall’altra parte dello schermo, è apparsa provata, stanca, affranta. In una parola: umana. Rivivere l’esperienza catturata dalla registrazione le ha fatto male. «È un audio che piega le coscienze, perché trasuda di dolore», ha detto Solinas, «è il dolore che vivevano ogni giorno quei tre bambini ed è il dolore che abbiamo presentato per tempo al tribunale, perché gli audio risalgono a febbraio».

L’avvocato poi si sofferma sulla bozza di perizia che valutato Catherine e il marito Nathan come genitori «inadeguaati». Nel mirino c’è l’ausiliaria della consulente tecnica d’ufficio Simona Ceccoli, Valentina Garrapetta, al centro di polverone mediatico scoppiato dopo il ritrovamento di alcuni post pubblicati sui propri profili social contro i Trevallion. «Trovo sia inaccettabile», ha continuato l’avvocato, «che soggetti che avevano avuto modo di esprimersi pesantemente e in modo evidente già a gennaio su questi due genitori abbiano avuto modo di confermare non la valutazione su Catherine e Nathan ma la conferma del loro pregiudizio che compariva fin dall’inizio e traspariva attraverso post rimasti pubblici. Io credo che qualcuno debba occuparsi di questo sistema che trasuda ingiustizia in questo momento. Ricordiamo che la psichiatra che ha redatto la consulenza tecnica d’ufficio aveva definito “cialtroni” questi due genitori: quello che posso dire da avvocato è che il giudizio espresso in questi termini», ha aggiunto, «non è altro che conferma di quel pregiudizio di cui abbiamo avuto piena contezza e che abbiamo denunciato da tempo».

Un giudizio che viene messo nuovamente in discussione dalle urla registrate dal telefono di Catherine. «Mummy, aiuto», grida il figlio prima di confessare la ragione della sua crisi di disperazione: «Ho paura di non tornare più a casa».

Nella ricostruzione del tribunale per i minorenni dell’Aquila, l’isteria del piccolo viene definita «potenzialmente volontaria», ma per il consulente di parte della famiglia, lo psichiatra Tonino Cantelmi, non ci sono dubbi: «Catherine ha documentato momento per momento, passo per passo tutta la sua tragica vicenda. Come ho avuto già modo di affermare, Catherine dice la verità. Delegittimare il suo racconto, trasformarlo in semplice ostilità, denigrarla, affermare che lei sia il problema è a mio parere una crudeltà».

Per lo specialista, questo audio è solo la punta dell’iceberg di una serie di prove documentali. «Abbiamo depositato molto tempo fa audio e video che sostanziavano il racconto di Catherine nella casa famiglia di Vasto», ha aggiunto, «Ne abbiamo ancora tantissimi, ma questi sono stati ignorati dal tribunale, dagli assistenti sociali, dagli operatori e anche persino dalla perizia della Ceccoli».

Anche Cantelmi torna sul contenuto della perizia, ma con l’occhio dello psichiatra: «L'elaborato peritale della Ctu, appena depositato», conclude, «non può non riconoscere che Catherine è sana di mente, esente da patologie psichiatriche, esente da disturbi di personalità. È stata descritta come matta, ma non lo è. Nell'elaborato peritale vengono poi descritte alcune caratteristiche di personalità che però non costituiscono patologia e non costituiscono pregiudizio per la capacità genitoriale: ma anche in questo caso si va avanti nell'errore e si dichiara Catherine inadeguata come genitore. Non posso tacere di fronte a questa clamorosa ingiustizia sulla persona di Catherine».

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