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Chieti. 84 candidati a zero voti: ecco l’esercito dei “riempilista”

27 Maggio 2026

L’Udc è il caso più clamoroso: 16 su 23 non hanno preso neanche una preferenza

Nessun consenso per 14 di Noi Moderati. Restano a secco anche alcuni civici

CHIETI

È il partito degli zero voti: non sposta consensi, non porta parenti, non convince neppure il vicino di casa. Nelle elezioni comunali di Chieti l’esercito dei candidati è arrivato a 585 nomi, roba da maxi concorso pubblico con santino al posto della domanda. Dentro quell’esercito, 84 aspiranti consiglieri (tutti i nomi li pubblichiamo alle pagine 10 e 11) hanno chiuso a quota zero. Non una preferenza.

Chiamarli candidati, in molti casi, richiede generosità. Il nome tecnico, brutale, è un altro: riempilista. Persone arruolate per completare caselle, gonfiare simboli, dare a coalizioni fragili l’aria delle grandi armate. La spiegazione, quando arriva, ha sempre lo stesso candore: «L’ho fatto solo per fare un favore a un amico: il mio compito era quello di aiutare a raggiungere il limite per la lista». Traduzione politica: non cercavo voti, servivo da bullone. Il campionario è trasversale. Nell’Udc, a sostegno di Mario Colantonio, il dato sembra scritto per chi ama l’umorismo nero delle urne: 16 candidati su 23 senza una preferenza. Più di due terzi della lista. In mezzo a quel deserto spunta Marco Di Paolo, 251 voti, risultato che rende ancora più evidente il resto. Dietro di lui, il candidato più votato si ferma a quattro. Poi tre candidati a due e due a uno. Una scala mobile verso il nulla. Rimanendo nell’area di Colantonio, Azione politica aggiunge altri quattro zeristi alla collezione. Pochi, rispetto ai fuochi d’artificio dell’Udc, ma abbastanza per confermare il metodo: quando una lista deve stare in piedi, qualche nome si trova sempre. Poi arrivano le urne, che separano la politica dalla scenografia.

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Nell’altra coalizione di centrodestra, quella di Cristiano Sicari, il copione non cambia. Noi moderati, lista presentata dal leader nazionale del partito, deputato ed ex ministro ai Trasporti Maurizio Lupi, porta il suo contributo alla causa: 14 candidati senza preferenze su 25. Zero. Neppure un segno sulla scheda, neppure una traccia minima di consenso personale. Qualcuno è residente fuori città e non ha neppure potuto votare per sé. Resta il risultato politico: quei nomi, nelle urne, non sono esistiti. Uno zero compare anche in Chieti Progetto. Il civismo, che di solito si presenta come energia della città, qui offre una prova di ginnastica numerica. Nell’area di Carbone gli zero si moltiplicano: 14 su 22 in Liberali per Chieti, 11 su 25 in Chieti al centro, otto su 22 in Chieti Scalo noi, sei su 32 in Chieti sceglie. Quattro liste, molti nomi, pochi segni di vita elettorale. Il civismo diventa facciata abitata da comparse, utile a mostrare ampiezza più che radicamento.

Neppure il campo di Giovanni Legnini resta fuori dal club. Quattro candidati del centrosinistra entrano nel partito degli zero: due di Alleanza Verdi Sinistra e due del Movimento 5 Stelle. Rinascita per Chieti di Olinto Amoroso ne conta cinque. Chieti in Comune di Giancarlo Cascini ne aggiunge uno. Lo zero, almeno lui, riesce nell’impresa che la politica cittadina predica spesso e pratica poco: unire tutti.

Sei anni fa sembrava già molto: 51 candidati senza preferenze su 592. Questa volta i candidati sono meno, ma gli zero salgono. Non un incidente, non una stranezza statistica: un metodo. Le liste sono state riempite, i simboli depositati, le coalizioni esibite come eserciti. Poi sono arrivati gli elettori e hanno fatto la cosa più semplice: hanno contato davvero. Il verdetto è impietoso. Non basta infilare un nome in una lista per trasformarlo in una candidatura politica. A volte è solo carta da consegnare in Comune. E, il giorno dopo il voto, carta da dimenticare.