Chieti dà l'addio a D’Orazio, il titolare del Caffè Vittoria

16 Ottobre 2015

Muore al policlinico, aveva 69 anni. La famiglia vuole chiarezza sul decesso, attesa per l’autopsia

CHIETI. La morte non si accetta mai. Soprattutto se a morire è un simbolo della città e se le cause non sono per niente chiare. Sarà l'autopsia, chiesta dai familiari, a dire se la morte di Roberto D'Orazio, uno dei più grandi imprenditori teatini della ristorazione, era inevitabile o non lo era. E se la malattia, sopraggiunta dopo le cura, che ieri alle 15 se l'è portato via per sempre all'età di 69 anni, è frutto di una colpa medica. Il dolore si aggiunge al dolore per la moglie Lucia Manzini e per le tre figlie Gabriella Maria Angela e Renata. L'autopsia sarà eseguita questa mattina ma per ora la procura non è stata chiamata in causa. I funerali si terranno alle 16,30 nella cattedrale di San Giustino.

D'Orazio, titolare del bar Vittoria, luogo simbolo dei portici di Chieti, un vero è proprio marchio della città, è morto nel reparto di Rianimazione del policlinico di Colle dell'Ara dov'era ricoverato ormai da settimane per una polmonite asettica. Era, Roberto, il deus ex machina del Gran Caffè Vittoria, tempio della teatinità. Un bar che, come ha scritto Gino Di Tizio su queste pagine, fa parte della storia cittadina e che si appresta a festeggiare i cent'anni di vita. Era il 1920, raccontava Di Tizio, quando un commerciante di Pizzoferrato, Vincenzo Melocchi, insieme al socio Granchelli, diede vita al Gran Caffè Roma. Diventò Gran Caffè Vittoria il 9 maggio del 1936, dopo la proclamazione dell’impero fascista. Nel 1988 Roberto D'Orazio ne rilevò la proprietà da Raffaele Del Grosso e Giuseppe Granata che, qualche anno prima, nel 1983, avevano sottoposto i locali ad un accurato restauro. Roberto D'Orazio era figlio di don Nicola, titolare della omonima pasticceria, nata prima della seconda guerra mondiale in Vico San Ferdinando. Ma qual è stato il grande compito che Roberto è riuscito ad assolvere negli anni trascorsi alla guida del bar, dietro al banco della cassa, sempre con la sua eccezionale capacità di trasmettere serenità al cliente che gli stava di fronte? Il suo compito è stato quello di mantenere in vita un luogo di aggregazione. Un'agorà, un punto di riferimento per incontri e scambi di opinioni. Nell'era di Facebook,dove tutto e tutti diventano un post virtuale, il Gran Caffè Vittoria di D'Orazio è invece una piazza di vita reale. E non è poco per una città che muore ogni giorno di più insieme ai suoi personaggi simbolo. “Quando entri nel suo bar non ti senti un cliente, ma un amico con il quale condividere un momento di svago, sorseggiando un caffè, un aperitivo o gustando un prodotto della ottima gelateria e pasticceria. Proprio la sua innata cortesia, i suoi toni misurati, la sua cordialità nei rapporti gli hanno fatto conquistare stima e rispetto da tutti”, .

Persino il presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, lo gratificò scrivendo sul libro delle presenze questa frase: «E' piacevole incontrarsi in un luogo civile ed elegante come questo». Il bar è un'impresa, che nel caso del Gran Caffè Vittoria ha creato decine di posti di lavoro e servizi come quello della ristorazione veloce. Il tutto immerso nella vita e la storia di Chieti. Da dietro quel bancone, Roberto D'Orazio ha sorriso a migliaia di cittadini comuni ma anche a personaggi famosi dello spettacolo come

Maria Rosario Omaggio, Enrico Beruschi, Giorgio Albertazzi, Massimo Ghini, o della politica, da Antonio Di Pietro a Gianfranco Fini, Marco Pannella, Nino Sospiri, Vittorio Sgarbi. Se vuoi incontrare qualcuno puoi dirgli ci vediamo al Vittoria. Un simbolo è tale se persino un regista che vuole raccontare la vita di provincia incastona nel suo film il bar di D'Orazio. Lo fece Luciano Odorisio, in Sciopén, che gli fruttò il Leone D’Oro a Venezia. Così quando ieri pomeriggio la notizia della morte di Roberto si è diffusa in città con la velocità della luce che solo i social riescono a eguagliare, Chieti ha avvertito ancora una volta il senso del lutto collettivo com'era accaduto con altri presonaggi simbolo volati via. Come accadde con Alfredo Pretaroli oppure con Nicola Cucullo o infine con Sandro Angeloni. Tra le centinaia di messaggi di cordoglio scegliamo quello di Gianni Di Cosmo giusta sintesi per ricordare Roberto: «La morte di un amico è sempre un dolore grandissimo, ma la scomparsa di Roberto lascia un vuoto incolmabile in tutta la città di Chieti. Roberto era un lavoratore instancabile, dotato di grandi valori umani e di un carattere improntato all'operosità e alla modestia. Nello sforzo da noi operato per ridare lustro alla pallacanestro chietina non ci ha mai fatto mancare il suo sostegno tangibile e il suo incoraggiamento. Chieti perde un altro pezzo della sua storia, non sarà facile sostituirlo, impossibile dimenticarlo».

Alle figlie resta la grande e preziosa eredità di Roberto da portare avanti per altri cent'anni.