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Due anni senza Lorena, la sorella: «Con lei è morta una parte di me»

18 Agosto 2026

Silvana Paolini al Centro: «Da quel giorno la mia vita è distrutta, ogni giorno è come un anniversario». E sulla vicenda giudiziaria: «Non credo alle menzogne dei Cieri, finché sarò viva lotterò per la verità»

ORTONA. «Sono devastata, lo è tutta la mia famiglia, e gli amici, perché questa donna merita giustizia». Silvana Paolini questa frase riesce a pronunciarla solo tra le lacrime, a due anni dalla scomparsa di sua sorella maggiore Lorena, trovata morta a 53 anni, il 18 agosto 2024, nella sua abitazione di contrada Casone, a Ortona. «È terrificante. Non si può archiviare un dolore così». Lo scorso 27 luglio il giudice per le indagini preliminari Maurizio Sacco, con un’ordinanza di 29 pagine, ha scritto la parola fine sul giallo di Ortona, accogliendo la richiesta di archiviazione del pubblico ministero Giuseppe Falasca nei confronti di Andrea Cieri, il marito di Lorena che era indagato per omicidio volontario aggravato. Ma lei, Silvana, non vuole arrendersi.

Silvana Paolini, dopo l’archiviazione lei ha parlato di «legge che chiude gli occhi davanti alla verità senza indagare come si deve e uccide due volte». Cosa prova ora a distanza di quasi un mese da quella decisione?

«Ancora tanta amarezza. Ho perso fiducia nelle istituzioni. Confidavo nella giustizia, ma sono rimasta delusa, a dir poco».

Cosa non la convince?

«Le menzogne dei Cieri: ad agosto parlano di malore, a novembre di suicidio. Poi c’è la storia della corda sparita, un fatto gravissimo. Gli unici a essere condannati, alla fine, siamo noi: al dolore. A soffrire finché per Lorena non ci saranno verità e giustizia».

Il tribunale ha sancito che Lorena si è suicidata e che la famiglia, a partire dal marito, ha provato a nasconderlo «per il timore dello stigma sociale». Da qui il cambio di versione e la corda gettata. Perché non ci crede?

«Per me non è possibile. Ti vergogni di dire che tua moglie si è impiccata, ma non a essere indagato per ben due anni, stando su tutti i giornali? Al massimo, dopo una settimana ammetti di aver dato una versione sbagliata. Allora uno ci può credere, ma non dopo tre mesi».

Sulla corda, buttata dal fratello di Cieri, Giuseppe, lui stesso ha affermato al pm di averlo fatto in un momento di confusione.

«La corda è stata gettata il giorno dopo, quindi ha avuto tutta la notte per pensare al fatto che forse era una cosa controproducente. Come posso credere a quella versione?»

Mettendo da parte un attimo la vicenda giudiziaria, cosa le manca di più di sua sorella?

«La nostra quotidianità. Eravamo molto legate, come due gemelle. Non c’era un giorno in cui non ci sentissimo, soprattutto dopo la scomparsa di mamma l’anno prima. Con lei è come se fosse morta una parte di me. Niente sarà come prima. È un dolore infinito. Non esistono più Natale, Pasqua, Ferragosto... La mia vita è distrutta. Vado al mare, esco – certo – ma non è più come prima. Non riesco più a sorridere davvero».

C’è qualcosa che fa tutti i giorni per ricordarla?

«Ho un rito per tenerla viva, da quando non c’è più. Tengo accesa una candela, sempre, di fianco alla sua foto, in casa mia. Lorena non rimarrà mai senza quella candela finché io ci sarò».

Come ricorderà Lorena nel secondo anniversario?

«Per me è come se non esistesse l’anniversario. Oggi giorno lo vivo nel suo ricordo con la stessa intensità. Il 18 agosto è un giorno come gli altri: vivo per lei e parliamo di lei ogni giorno in famiglia, tra amiche e anche con gli sconosciuti che a Ortona mi fermano continuamente».

Non le dà fastidio un po’ questo aspetto del paese?

«Per niente. Anzi, mi fa piacere, perché anche in questo capisco che lei è viva, e che non sono l’unica a volere la verità. Lei vive nei piccoli gesti, anche nel caffè, come quello che aveva preparato prima di morire».

Si riferisce alle due tazzine piene di caffè mai consumato, trovate sulla scena di contrada Casone due anni fa?

«Sì, penso che Lorena le avesse preparate per accogliere il marito in casa. E voglio sapere cos’è stato interrotto e perché non sono stati bevuti quei caffè. Lorena non voleva suicidarsi».

Nello scambio di messaggi su Whatsapp tra Lorena e il marito è stata letta però un’allusione da parte di lei verso quel gesto.

«Per me quegli ultimi messaggi non sono di Lorena, che peraltro non chiamava le figlie “bambine”, e si arrabbiava quando il marito le chiamava così, perché ormai sono grandi. In un messaggio c’era scritto “ti affido le mie bambine”. Mi è da subito suonato strano».

Per lei quindi Lorena non aveva alcun motivo per suicidarsi?

«Nei giorni prima era di buon umore, nonostante la morte della suocera alla quale era molto legata. Non era depressa, era ben vestita come sempre, aveva organizzato uscite con le amiche e programmato dei trattamenti estetici. Venerdì mattina (il 16 agosto, ndc) mi disse che il 18 saremmo andate al mare. Poi il sabato non ci siamo viste, ma eravamo rimaste d’accordo che domenica mi sarebbe venuta a prendere. Come faccio a credere al suicidio?»

Ora che cosa farà?

«Finché sarò in vita, non mi arrenderò. Non so quanti anni passeranno, non mi importa. Andrò avanti sperando venga riaperto il caso. Presto valuteremo cosa fare con il mio avvocato e tutti i consulenti. Marina Baldi mi ha già scritto».

Cosa?

«Che faremo tutto il possibile per arrivare alla verità».

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