Vasto

I giudici: «Catherine è nociva per la serenità dei tre figli, quando c’è lei stanno male»

13 Maggio 2026

Respinta l’istanza dei genitori: «La madre ha un’influenza altamente perniciosa. Per prendere una nuova decisione bisogna attendere la consulenza tecnica»

PALMOLI. Mamma Catherine Birmingham ha una «influenza altamente perniciosa sulla serenità e sull’equilibrio psichico ed emotivo dei figli». E in questo contesto, «a fronte di tali circostanze pregiudizievoli», sono «del tutto irrilevanti» le osservazioni dei genitori del bosco di Palmoli «riguardo alla disponibilità di idonea abitazione, all’attenzione rivolta alle condizioni di salute e alle attività alternative alla frequentazione scolastica». Così il tribunale per i minorenni dell’Aquila (presidente Cecilia Angrisano, giudice relatore Roberto Ferrari) ha respinto l’istanza con cui i legali (da ieri ex) della coppia anglo-australiana, gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, avevano chiesto la revoca del provvedimento di allontanamento dei tre figli e il ricongiungimento con i genitori, anche se sotto il controllo dei servizi sociali. Tradotto: i bimbi restano nella casa famiglia di Vasto, dove sono collocati dallo scorso 20 novembre.

LE CONTESTAZIONI. Senza troppi giri di parole, nonostante i pareri diametralmente opposti dei massimi esperti italiani di psicanalisi infantile, i giudici arrivano ad affermare che – senza la madre – i piccoli stanno meglio. Si legge testualmente sull’ordinanza: «I bambini sono sempre apparsi a proprio agio nelle relazioni interpersonali all’interno della comunità e hanno invece manifestato disagio e malessere, con significative alterazioni del comportamento, in presenza della madre». I magistrati contestano le conclusioni delle relazioni dei consulenti di parte, lo psichiatra Tonino Cantelmi e la psicologa Martina Aiello, che avevano sollecitato la necessità di riunire la famiglia: «Le considerazioni presentano evidenti difetti metodologici sul piano scientifico, laddove le manifestazioni dei minori da essi rilevati e ritenute sintomo di una risposta traumatica non sono raffrontate con quelle riscontrare in altri minori vertenti nelle medesime condizioni».

SCONTRO SULLE RELAZIONI. Contrariamente a quanto affermato da difensori e consulenti, i giudici sottolineano: «Le perplessità sulla fondatezza degli argomenti a sostegno della richiesta di revoca sono confermate dalle valutazioni del servizio di Neuropsichiatria Infantile, che non paiono affatto attestare il grave pregiudizio subito dai minori e l’urgenza di un ricongiungimento immediato». Più nel dettaglio: «La relazione della Neuropsichiatria Infantile infatti afferma che i bambini presentano una sostanziale adeguatezza nelle aree emotivo-relazionali. Nel complesso, i bambini sono risultati sereni, pur con episodi di aggressività, provocatorietà e diffidenza, inevitabilmente legati alle vicissitudini accorse e alla circostanza valutativa. Nel complesso, tuttavia, l’adattamento è risultato valido. I bambini mostrano desiderio di apprendere la didattica e sono ben disposti ad interagire con interlocutori esterni alla famiglia».

«SOSPETTI ILLEGITTIMI». La difesa, documenti alla mano, ha parlato di “mostrificazione” della madre, alle luce delle durissime relazioni di assistenti sociali e casa famiglia. Ma il tribunale ribatte: «Non vi sono elementi che legittimino sospetti sull’esistenza di particolari interessi idonei a condizionare l’imparzialità delle valutazioni, se non anche la denunciata falsità delle informazioni, trasmesse dal Servizio sociale e dalla casa famiglia». Gli stessi genitori, «del resto, non indicano particolari interessi ricorrenti nel solo caso in esame. Tale non potrebbe essere l’interesse di profitto della casa-famiglia, con pregiudizio economico per l’ente locale al quale il Servizio sociale appartiene, poiché tale interesse è presente in tutti i casi in cui un minore viene collocato in casa famiglia e il settore non è caratterizzato da una prevalenza della domanda sull’offerta, essendo sovente necessario attendere per l’esecuzione di un provvedimento di collocamento a causa delle temporanea assenza di posti disponibili. Nel caso di specie, oltre tutto, la fondazione che gestisce la casa famiglia ha più volte rappresentato la non convenienza della prosecuzione della prestazione e l’intento di rinunciare all’incarico».

«I BIMBI SI SONO ADATTATI». Il tribunale, dunque, «non ravvisa ragioni per omettere o trascurare, ai fini del decidere, le informazioni trasmesse dal Servizio sociale e dalla casa famiglia sulla base dell’osservazione condotta da operatori adeguatamente qualificati». Nei bambini si rileva «un progressivo adattamento alla routine e alle regole della struttura». Ecco gli esempi: «Partecipano alle attività educative e ludico-ricreative con interesse crescente, si compiacciono dei vari laboratori manipolativi, portandoli a termine e interagiscono sempre più con gli altri minori, senza opposizioni o reazioni aggressive. Hanno chiesto di partecipare alle turnazioni di riordino giochi e spazi comuni, così come gli altri minori e accettano il “no” educativo, senza escalation comportamentali». E ancora: «Stanno accettando di uscire per fare passeggiate in spiaggia con gelato annesso e per andare al parco con giochi o per vedere un cartone animato al cinema, ovviamente adatto alla loro età. Tendono a volersi allontanare dagli altri, o comunque preferiscono stare piuttosto isolati, in spazi con meno persone ed hanno espresso di non fidarsi delle persone. Con parole rassicuranti e accogliendo il loro timore per luoghi e persone estranee, i bambini si rilassano e continuano a giocare e ad esplorare con curiosità. Non si sono verificati episodi di fuga o condotte a rischio e hanno sempre rispettato le indicazioni di sicurezza delle educatrici».

L’INCONTRO DI APRILE. Il giudizio su Catherine è altamente negativo anche alla luce di ciò che è accaduto, lo scorso 1° aprile, nell’incontro in casa famiglia con i bambini, il cui «comportamento tende ad alterarsi in presenza della madre». Nell’ordinanza sono riportati stralci della relazione della struttura. Catherine è accusata di aver avuto «un atteggiamento provocatorio e ostile». C’è, poi, un richiamo ai genitori: «Dopo circa un’ora, i bambini hanno incominciato ad agitarsi, si sono arrampicati sulla struttura di un gioco, aiutandosi con la rete, fino a salire sopra». Questo comportamento «poteva essere pericoloso, potevano farsi male e rompere anche il gioco, i genitori non sono intervenuti e non hanno richiamato i figli, non dando importanza al rispetto degli oggetti e degli spazi degli altri. Poco dopo hanno iniziato a tirare dei giochi, rompendone alcuni. Comportamenti che i bambini non avevano più attivato da settimane». Catherine avrebbe fatto «il dito medio» verso una delle responsabili della casa famiglia, aggiungendo: «Voi siete persone orribili e per tre mesi avete scritto stronzate su di me e tu sei senza cuore e andrai all’inferno».

LE CONCLUSIONI. Il tribunale condivide le conclusioni della tutrice Maria Luisa Palladino e della curatrice speciale Marika Bolognese, secondo le quali è «necessario attendere il deposito della relazione definitiva della consulente tecnica d’ufficio, che consentirà loro, così come al tribunale, di argomentare e decidere sulla base della valutazione delle capacità e competenze genitoriali, con particolare riguardo alla capacità da parte dei genitori di riconoscimento dei bisogni psicologici (in particolare affettivi e educativi) dei minori e all’attenzione progettuale alle esigenze di crescita dei minori».

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