Vasto

Famiglia del bosco, la sorella della madre incontra i bimbi: «Non sono più gli stessi»

7 Febbraio 2026

Rachael Birmingham e la nonna materna dall’Australia alla casa famiglia a Vasto. Intanto proseguono gli appuntamenti dei genitori con la psichiatra del tribunale

PALMOLI. In un tempo che sembra sospeso, cadenzato dagli appuntamenti fissati dalla lenta ma inesorabile giustizia minorile, l’arrivo dall’Australia di Rachael Birmingham, sorella di Catherine, e la madre Pauline è la novità che rompe la monotonia della situazione della famiglia del bosco, a quasi 80 giorni di distanza dalla loro separazione. Le due sono arrivate due giorni fa e, dopo aver riabbracciato mamma e papà Nathan, ieri hanno avuto la possibilità di incontrare i tre piccoli nella struttura protetta di Vasto dove il tribunale per i minorenni dell’Aquila li ha collocati lo scorso 20 novembre. Al termine della visita Rachael, visibilmente commossa, ha raccontato di aver trovato i bimbi «profondamente cambiati». «Non stanno bene, prima brillavano di un’altra luce», ha detto, «si vede che sono angosciati dalla situazione che stanno vivendo. Non gli fa bene». Rivedere la zia e la nonna li ha «resi felici», ma «solo per poco», perché adesso «sono spaventati da qualsiasi cosa», ha spiegato. Anche Pauline è sembrata preoccupata: «Aspettiamo che si calmino le acque, poi vedremo cosa fare», ha aggiunto. Intanto, prosegue la perizia psichiatrica decisa dai giudici dell’Aquila nei confronti dei due genitori. Ieri c’è stato il secondo appuntamento con la dottoressa Simona Ceccoli, che avrà 4 mesi per valutare se Nathan e Catherine sono effettivamente in grado di svolgere il loro ruolo. L’incontro, stando al resoconto dei legali della difesa Danila Solinas e Marco Femminella, è stato positivo. «Hanno avuto l’opportunità di esplicitare il loro pensiero», ha raccontato Solinas. A sorridere anche Tonino Cantelmi, il consulente su cui la famiglia ha deciso di fare affidamento: «Entrambi stanno dimostrando una straordinaria tenuta, nonostante i momenti difficili. Sono stati ascoltati entrambi e continua a emergere la ricchezza umana di questi genitori. Soprattutto la madre», ha continuato, «si sottopone con pazienza e collaborazione ai colloqui». Una versione che stride con quella consegnata dall’assistente sociale Veruska D’Angelo nella sua ultima relazione e svelata in anteprima da questo giornale, in cui Catherine viene etichettata come «ancora ostile» e spesso contraria alle iniziative dei professionisti all'interno della struttura protetta. Che non corra buon sangue tra la coppia e D’Angelo è noto: fin dagli avvenimenti immediatamente successivi all’intossicazione da funghi del 2024 che ha acceso i fari dello Stato sulla famiglia Trevallion, la diffidenza reciproca è stata la chiave di lettura dei loro rapporti. Anche per questo i due legali nei giorni scorsi avevano chiesto la revoca dell’incarico, senza ottenerla. Femminella ha criticato apertamente il rapporto della D’Angelo: «Ognuno dovrebbe pensare a fare il proprio lavoro», ha detto, «se non lo sanno fare mi dispiace per loro». Nello specifico, D’Angelo suggerisce che sia la frustrazione e l’esasperazione della madre a influenzare il comportamento dei bambini, che «sono arrabbiati con tutti perché vogliono tornare a casa». Quella casa così vicina eppure così lontana per una famiglia incastrata in questo limbo giudiziario, dove la distanza non si conta in chilometri. Si conta in mesi.