Vasto

Famiglia nel bosco, la garante per l’infanzia: «La bimba malata ha il diritto di stare con i genitori»

6 Maggio 2026

La vicenda della “famiglia nel bosco” di Palmoli continua a far discutere. Duro intervento della garante Terragni. E lo psichiatra Tonino Cantelmi, perito incaricato dai legali, racconta all’Ansa quanto sta accadendo dopo il ricovero di una dei bambini in ospedale

VASTO. "Si continua a gestire questa triste faccenda della famiglia smembrata con una sostanziale insensibilità. La Garante Nazionale per l'Infanzia ha fatto benissimo a sollevare il problema: perché la mamma, in questa circostanza straordinaria, non può stare vicino alla bimba?". Così, oggi, all'Ansa lo psichiatra Tonino Cantelmi, perito incaricato dai legali che assistono la “famiglia nel bosco”, che racconta quanto sta accadendo dopo il ricovero di una dei bambini in ospedale. "Domenica sera - ricostruisce Cantelmi - per la bimba è stato predisposto un ricovero d'urgenza, avrebbero cercato verso le 22 Nathan, il cui cellulare era però spento - aggiunge Cantelmi -. Nessuno, e ribadisco nessuno, ha pensato di chiamare Catherine, il cui cellulare era raggiungibile. Solo il giorno dopo i genitori hanno saputo che la bimba era stata ricoverata".

Lo psichiatra prosegue: "Viene loro concesso di visitarla, ma alla presenza di un'operatrice della casa famiglia, senza alcuna intimità. Sono tre notti che accanto alla bimba ricoverata non ci sono i genitori. Ieri ho fatto chiedere dagli avvocati l'autorizzazione alla tutrice per parlare da medico, su richiesta dei genitori, con la primaria. Nessuna risposta, ad ora. Non ho dubbi: in questa circostanza sono i genitori, che ripeto non sono né delinquenti né abusatori e perfino sani di mente, secondo la perizia della Ctu, che dovrebbero stare vicino alla bimba. E in quanto medico, su richiesta dei genitori, ho il diritto e il dovere di interloquire con i medici del reparto".

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GARANTE. 

"Suscita tutta la nostra preoccupazione la notizia del ricovero in ospedale di una dei 'bambini del bosco' ospiti della casa-famiglia". E' quanto dichiara, in una nota, l'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza, Marina Terragni. "Secondo quanto dichiarato dalla responsabile del reparto pediatrico dell'ospedale la bambina sarebbe affetta da una patologia all'origine della crisi respiratoria che la sera di domenica 3 maggio ha indotto al ricovero, e la prognosi - riferisce Terragni - sarebbe orientativamente di una settimana. Benché le condizioni non appaiano gravi, la bambina non può tuttavia avere accanto la mamma a cui, così come al padre, è concesso diritto di visita solo in presenza di un'operatrice della casa-famiglia, benché la vicinanza materna sia un importantissimo presidio a tutela della serenità dei bambini ricoverati e favorisca una risposta efficace alle cure".

Terragni ricorda un documento del ministero della Salute, sottoposto a valutazione del Comitato di Bioetica dell'Istituto Superiore di Sanità e approvato il 3 maggio 2021, che recita: "Nel caso di ricovero del bambino per malattia o intervento chirurgico o procedure diagnostiche, il team pediatrico o neonatologico dovrebbe garantire continuità della relazione e vicinanza genitore-bambino per tutta la degenza, come parte integrante delle cure, prevedendo accesso illimitato h24 di almeno uno e, quanto possibile, di entrambi i genitori".

"Già nel 1988 - ricorda Terragni - associazioni europee non profit avevano redatto la prima Carta Europea dei bambini in ospedale (Carta di Each). Nel 2001 a Trieste fu adottata la prima Carta italiana dei diritti del bambino in ospedale, a cui sono seguite varie altre carte a livello nazionale e internazionale: principio reiterato, il diritto alla continuità relazionale con la famiglia in ogni fase del percorso di assistenza e di cura al fine di permettere il contenimento dello stato di stress indotto dalla paura e dalla malattia. Al Meyer di Firenze la presenza costante delle madri accanto ai bambini ricoverati è stata autorizzata fin dagli anni Settanta, con ottimi risultati in termini di convalescenza e ripresa dalla malattia". "Colpisce pertanto - conclude la Garante - che alla piccola non vengano pienamente garantiti questi diritti".