Palmoli

Famiglia nel bosco, Crepet: «I test sono routine ma serve essere imparziali»

29 Aprile 2026

Lo psichiatra: «Chi fa questo tipo di valutazioni svolge un ruolo fondamentale. Se ha espresso pubblicamente un giudizio prima dell’esame, c’è un problema»

PALMOLI. Il punto di partenza, per lo psichiatra Paolo Crepet, è uno solo: «Non si tolgono i bambini dai genitori. È solo l’ultima delle ultime opzioni». Ma il tema della separazione, per la famiglia del bosco, è ormai alle spalle. Cinque mesi dopo l’ordinanza del tribunale per i minorenni dell’Aquila, tutti gli interrogativi sono rivolti al futuro: se e quando i Trevallion torneranno a vivere sotto lo stesso tetto. La perizia della consulente tecnica d’ufficio Simona Ceccoli allontana questa possibilità. Sul contenuto del referto, Crepet non si esprime. L’esperto però ci aiuta a darci le coordinate per comprendere il sistema e, soprattutto, i ruoli svolti dai protagonisti di questa vicenda. A partire da quello di chi ha effettuato i test sulla famiglia, Valentina Garrapetta, finita in una bufera un paio di mesi fa per alcuni post contro i Trevallion pubblicati prima di ricevere l’incarico.

Crepet, al centro di questa perizia ci sono i test effettuati su bambini e genitori. Quanto sono affidabili?

«Test come questi si fanno ogni giorno nei tribunali di tutta Italia. Quando di mezzo c’è un bambino, è normale che venga esaminato il comportamento e il tratto di personalità del bambino. Soprattutto attraverso i test. Poi, certo, sappiamo che non tutti gli psicologi e i neuropsichiatri sono uguali. Ma quello è un altro discorso».

Lei ha mai fatto il consulente tecnico per il tribunale?

«Vent’anni fa. A quei tempi lavoravo con una testista. Era un compito complicato da svolgere, perché, per esempio, il bambino va messo sotto osservazione in determinate condizioni per essere studiato».

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