Palmoli

Famiglia nel bosco, un’odissea lunga oltre novanta giorni

22 Gennaio 2026

Lo scorso 20 novembre è scattato il provvedimento di allontanamento, da allora nulla è cambiato. La nuova strategia difensiva e lo stile di vita a cui sono disposti a rinunciare pur di riabbracciare i figli

PALMOLI. Novantadue giorni. Tanto è passato da quando, lo scorso 20 novembre, il tribunale per i minorenni dell’Aquila ha deciso di dividere la famiglia Trevallion, allontanando i tre figli dalla piccola casa nel bosco di Palmoli dove vivevano per collocarli in una struttura protetta a Vasto. Novantadue giorni in cui nulla è cambiato. I bimbi continuano a stare nella casa famiglia, mamma Catherine è con loro, ma da separata – può vederli soltanto durante i pasti e prima di andare a dormire – mentre a papà Nathan va anche peggio lui ha a disposizione soltanto due ore di colloqui a settimana.

Ora la perizia psichiatrica sulla coppia, per valutare se sono effettivamente in grado di svolgere il ruolo di genitori. L’indagine psicologica sarebbe dovuta iniziare domani, ma l’indisponibilità dell’interprete incaricato dal tribunale ha allungato ulteriormente i tempi, almeno 120 giorni, che avrà a disposizione la dottoressa Simona Ceccoli per fare le sue valutazioni. Insomma, questa è la storia di una famiglia che vive in un tempo sospeso, intrappolata in una vicenda intricata di cui non si conosce la fine. Su Zoom-storie dal nostro tempo, stasera alle 23 su Rete8, riavvolgiamo il nastro di quest’odissea giudiziaria fino al principio, a quell’intossicazione da funghi del novembre 2024 che ha fatto scattare l’intervento delle istituzioni e culminato con il provvedimento di allontanamento.

Una volta esploso, il caso ha spaccato l’opinione pubblica nazionale, divisa tra chi sostiene che l’intervento dello stato sia un «atto dovuto» nei confronti di una famiglia che, secondo i giudici, a causa di uno stile di vita troppo estremo non avrebbe garantito il diritto alla scuola, alla socializzazione e delle condizioni igienico sanitarie adeguate alla crescita dei minori, e chi invece definisce l’ordinanza come una «violenza istituzionale» contro una scelta di vita che, per quanto estrema, rimane legittima. Come sempre accade in casi come questi, che toccano le corde più profonde del Paese, la politica è intervenuta a gamba tesa.

In particolare, il vicepremier e leader del Carroccio Matteo Salvini ha difeso a spada tratta la famiglia. In questa ressa politico-mediatica, gli unici a non parlare sono i protagonisti. Dopo una prima fase di esposizione mediatica, infatti, i due hanno deciso di non rilasciare più dichiarazioni. Un cambio di strategia difensiva, voluto dai nuovi legali della famiglia, Danila Solinas e Marco Femminella, che mirava a lasciarsi alle spalle la fase dell’intransigenza per ricostruire un rapporto di fiducia con lo Stato basato su toni concilianti e disponibilità a venire incontro alle richieste del tribunale.

E così è stato, soltanto che non ha avuto effetto. Tutte le criticità evidenziate dai giudici hanno avuto risposta: è stata trovata una nuova casa – provvista di tutti i comfort della modernità – è stato dato il via libera al richiamo vaccinale, all’insegnamento con una maestra vera e propria e sono state fatte promesse nel senso di garantire una maggiore relazionalità ai bambini. Pur di rivedere la propria famiglia unita, i due hanno accettato di rinunciare ai valori su cui avevano deciso di costruire la propria quotidianità prima di tutto questo. Com’era quello stile di vita? Lo vedremo su Zoom, stasera.

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