In Lambretta con gli sci e la neve diventò un affare

Ricordi e cartoline, ecco come nacque il turismo a Mammarosa e Passo Lanciano Golosità, feste e jukebox: negli anni ’60 la montagna fu eletta a ombelico d’Italia
CHIETI. Si parte dai mitici anni Sessanta, quelli del boom economico, e si sconfina nel decennio successivo, segnato da grandi cambiamenti sociali e da un deciso rinnovamento dei costumi. Anni in cui gli sport invernali escono dalla nicchia nella quale erano rinchiusi e diventano, un po’ ovunque, fenomeno di massa. E c’è una montagna, la Maielletta, autentico belvedere sul mare Adriatico, unica nel suo genere anche per l’ottimo innevamento e la vicinanza a diversi centri costieri. I migliori presupposti per pensare a un importante comprensorio turistico.
MAMMA ROSA. Passione e spirito imprenditoriale. Si può partire con il primo impianto di risalita realizzato a Passo Lanciano, 1.350 metri di altitudine, dall’amministrazione provinciale di Chieti. Fu subito un successo in una località nota soprattutto per l’attività escursionistica estiva che aveva nel Rifugio Pomilio, situato a quasi duemila metri di altezza, un preciso punto di riferimento. A gestire il Pomilio, la signora Rosalinda Roccamante, per tutti Mamma Rosa, la quale, qualche anno dopo, aprì, poco più a valle, un bar ristoro caratterizzato proprio dalla sua simpatica ed affabile presenza. La “montagna dei chietini e dei pescaresi” comincia a decollare. «Il bar ristoro fu trasformato in albergo dalla nostra famiglia», spiega Giancarlo Ferrara, nipote di Rosalinda, «e venne inaugurato nel 1966 con il nome, appunto, di MammaRosa che, nel tempo, ha finito per identificare la parte più alta del bacino sciistico. Di fronte all’albergo, un gruppo di imprenditori e professionisti, tutti appassionati di sci, costituirono nel frattempo una società e realizzarono i primi skilift».
IL PISTONE. Sempre a Passo Lanciano, intanto, la famiglia Di Muzio aveva rilevato l’impianto dell’amministrazione provinciale che serviva il lungo tracciato della suggestiva pista Panoramica e del Pistone, al tempo molto più stretto e impegnativo. «Lo ricordo bene», afferma lo stesso Fabrizio Di Muzio, che nel 1995 trasformò la sciovia in seggiovia triposto, «e per me, giovanissimo, rappresentò un severo banco di prova, punto di riferimento degli sciatori più esperti mentre, abitualmente, i principianti preferivano tracciati più agevoli. E ricordo anche che la gente arrivava da tutte le parti. Dai centri vicini, ma anche da grandi città e, soprattutto, dalla Puglia». Le potenzialità erano enormi e vennero costruite numerose abitazioni sotto la spinta di un turismo invernale di massa che toccò il suo apice, agli inizi degli anni Settanta, sotto la spinta dell’interesse suscitato dalle imprese della mitica “valanga azzurra” di sci. Ancora altri impianti di risalita, come quelli realizzati dai fratelli Giovanni e Vincenzo Marcantonio sul tracciato dell’ attuale Sciovie Piano dei Fondi, ed il comprensorio viveva stagioni memorabili.
JUKEBOX E SCARPONI. «Si lavorava prevalentemente nel fine settimana», ricorda Guido D’Alessandro, titolare dell’Hotel Maielletta, primo albergo, realizzato da nonno Vincenzo, ad aprire i battenti nella località- e la nostra sala da ballo con jukebox costituiva un indiscusso luogo di aggregazione. Si ballava con gli scarponi ancora ai piedi dopo una giornata sulla neve, magari nella penombra e sulle note delle canzoni di Patty Pravo. Tante storie, tanti aneddoti. Rispetto ad oggi, davvero un altro mondo. Caratterizzato da un grande coinvolgimento fino a sera quando si andava via allungando quell’interminabile serpentone di auto e, soprattutto, di pullman che, sin dalle prime ore del mattino, era salito in quota. A pranzo, era necessario predisporre almeno tre turni e c’era gente anche nel piazzale presso il chiosco dei panini gestito da Nicola Simone, padre di Sergio, ora titolare, con la sua famiglia, del Bar dello Sci. E, sembra incredibile per quanti si confrontano con gli attuali problemi della località, c’era anche uno ski-pass unico.
IN LAMBRETTA CON GLI SCI. Scorrono le cartoline e le foto in bianco e nero di una domenica sulla neve. Tra queste, spunta l’immagine di un giovanotto che, su una Lambretta 150, sale, con gli sci a bordo, sui tornanti che partono da Pretoro. Ebron D’Aristotile, allenatore federale, sorride e commenta: «La passione di mio padre Erminio, professore di educazione fisica e maestro di sci, era davvero straripante. Fu tra i pionieri, assieme a Gino Marino, Camillo Pitetti e altri ancora di questa montagna. Dopo aver fondato, nel 1957, lo Sci Club Chieti, allenò negli anni tantissimi ragazzi e quella Lambretta dei tempi giovanili l’ha poi conservata gelosamente. Ricordo le mie gare in diverse località ma il primo impatto da spettatore, ero poco più di un bambino, con uno slalom gigante di trenta porte, peraltro nella nebbia, organizzato sul tracciato del Pistone, resterà sempre qualcosa di particolare. Specie considerando la preparazione delle piste ed i materiali di allora». Il mitico film “Vacanze di Natale” non era stato ancora girato, altro punto di intrattenimento era comunque il camping Majelletta, attorno al quale si ritrovavano puntualmente comitive di ragazzi che, cosa scontata in quegli anni, seguivano i genitori nei periodi di vacanza e per i quali un locale di nemmeno cento metri quadrati adibito a discoteca rappresentava il massimo della trasgressione. A sentire raccontare alcuni episodi, magari esaltati dalla nostalgia, forse lo era. Chissà.

