LANCIANO.
Mille pasti al giorno preparati tra topi, blatte e gechi. È la scoperta choc fatta all’ospedale di Lanciano nel corso di un blitz dei carabinieri del Nucleo antisofisticazione e sanità (Nas) di Pescara e del Dipartimento di prevenzione della Asl. Il pranzo e la cena per i pazienti, dunque persone «in stato di fragilità e/o immunodepressione», sono quelli destinati non solo al Renzetti, ma anche agli ospedali di Vasto, Casoli e Atessa e all’hospice frentano.
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Per il centro cottura, gestito dalla ditta Dussmann Service, è scattata la sospensione «immediata e temporanea». Il direttore generale della Asl
Mauro Palmieri è intervenuto per assicurare che sarà regolarmente garantito il vitto ai malati grazie al centro cottura di Chieti. Ma non è stato sufficiente per evitare le polemiche politiche e l’accusa di aver ignorato per lungo tempo «segnalazioni e lamentele di degenti e familiari».
IL PROVVEDIMENTO
Quali sono le «non conformità di tipo igienico-sanitario» di cui parla la Asl nella nota diffusa ai media? Il provvedimento a firma del direttore del Dipartimento, Giuseppe Torzi, e dirigente del Servizio igiene degli alimenti e della nutrizione, Maria Lucia Liberatoscioli, svela una realtà inquietante. Un quadro che dovrebbe essere lontano anni luce da un luogo di cura. Si legge testualmente sul documento della Asl Lanciano Vasto Chieti: «È stata accertata, tanto inequivocabilmente quanto oltre ogni ragionevole dubbio, una gravissima infestazione dei locali di preparazione e cottura da ratti, gechi, blatte e animali striscianti». I militari hanno trovato «carcasse in avanzato stato di decomposizione»: uno scenario che richiede «un’immediata azione di disinfestazione» da parte di una ditta specializzata, dopo aver messo «in sicurezza tutte le derrate alimentari e le attrezzature presenti». Sono emersi anche «un gravissimo stato di degrado strutturale», in particolare di pareti e pavimentazione, e «una diffusa e corposa presenza di sporco oltremodo vetusto, residui alimentari stantii e grasso stratificatosi nel tempo». Tutto questo, spiega il Dipartimento di prevenzione della Asl, è la prova di una «non effettiva attuazione, in modo sistematico, delle procedure di manutenzione – sia ordinaria che straordinaria – nonché di sanificazione dei locali».
I RISCHI
In altre parole: vigilanza e controlli non sono stati efficaci e appropriati. Le criticità igienico-sanitarie scovate durante l’ispezione «possono potenzialmente pregiudicare la tutela della salute e gli interessi dei consumatori, con concreto pericolo per la loro salute». Queste carenze, sempre secondo le contestazioni, vanno ricondotte al mancato rispetto delle «Buone pressi di igiene (Ghp)» e delle «procedure permanenti di autocontrollo». Di conseguenza, è scritto ancora nel provvedimento, «è necessario procedere alla tutela del benessere e della salute pubblica», anche secondo «il principio di ineccepibilità dei prodotti destinati alla salute umana».
LE CONSEGUENZE
La Asl si riserva «di adottare ulteriori provvedimenti amministrativi e sanzionatori che possono scaturire dall’analisi della documentazione visionata e acquisita». Il documento si chiude con lo stop «all’attività di preparazione e distribuzione dei pasti» finché non verranno eseguiti tutti i lavori per mettersi in regola, adeguare i locali alla normativa e adottare «un efficace e conforme sistema di gestione della sicurezza alimentare». Solo allora sarà possibile riattivare il centro cottura in cui vengono preparati quotidianamente circa 500 pasti per il pranzo e altrettanti per la cena. La ditta Dussmann ha dieci giorni di tempo per presentare istanze e deduzioni e un mese per impugnare il provvedimento.
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