Ma quale Freud, è Garrapetta style

Bruciate tutti i vostri carteggi, andate dalle ex fidanzate a istruirle su cosa dire quando chiederanno loro come facevate sesso a diciotto anni
PALMOLI. Se vi chiedono di fare un disegno rifiutatevi, dite che vi fa male la mano, che soffrite di una gravissima forma di artrite reumatica. Se i vostri figli fanno un disegnino su un foglio A4, strappateglielo subito dalle mani, tirate fuori uno zippo e bruciatelo immediatamente: quello schizzo, un domani non lontano, potrà essere usato contro di voi, come le fatidiche frasi pronunciate in America dopo un arresto. Ad uno dei bambini del bosco (non è uno scherzo, leggete inostri articoli sulle perizia) hanno chiesto: “Disegna la tua famiglia reale”, e lui ha raffigurato se stesso, i suoi fratelli e i suoi genitori, con la grafia semplificata tipica del bambino di ciclo scolare primario. Poi gli hanno domandato: “Disegna la tua famiglia ideale”. Quello – beata fantasia dei piccoli! – ci ha messo dentro gli animali, un cavallo.
E da questo dettaglio la nostra prode consulente – Simona Ceccoli – assistita dalla sua consulente della consulente Valentina Garrapetta – ha tratto una serie di fantastiche deduzioni: il bimbo del bosco non percepisce i suoi genitori come veri genitori, non li avverte come adulti, non li riconosce come tali, non si sente protetto, non si sente sicuro, preferisce proiettare oniricamente una trasfigurazione animalizzata piuttosto che riconoscerli come umani. Quello schizzo equino, dunque, non dimostra come potremmo immaginare noi, che il piccolo Trevaillon pensava al suo amato cavallo perduto, ma invece – come ha genialmente intuito la sfavillante coppia Garrapetta-Ceccoli – che i Trevaillon non sono dei buoni genitori. Se c’è un motivo per cui questo processo è drammaticamente interessante, eccolo.
Spiega perché in Italia c’è un pezzo di genitori con figli in età minore che temono l’arrivo degli assistenti sociali come nei film fantasy le vergini dei castelli transilvani si addormentano paventando l’arrivo di Dracula. Leggendo con un po’ di attenzione le duecento pagine della perizia ci si mette le mani nei capelli: domande folli a bambini e genitori (Fate sesso? Quante volte lo fate, dove lo fate, quando lo fate?), e altre straordinarie perizie sui disegni dei piccoli e dei grandi: se il naso stilizzato punta verso destra significa che c’è volontà di dominio, anzi di sopraffazione, se l’albero è incurvato significa che il bimbo sente di non avere più la protezione dalla famiglia.
A fare i test – si dice “testista” – c’è quella stessa dottoressa Valentina Garrapetta che ripubblicava in rete post denigratorii contro i genitori, irridendoli (“Ma lo facevo come persona, non come professionista!”, spiegava) e curiosamente la Garrapetta “testista” ha fatto dire ai disegni di tutta la famiglia, al cavallino, all’albero e al naso (in piena e separata autonomia da se stessa) le medesime opinioni che lei come cittadina faceva dire ai post dileggiativi online. Miracolo. È inutile scomodare Kafka, e i nosocomi pre-legge Basaglia, inutile cercare antecedenti o modelli, la fantastica infermiera Mildred Ratched, che per Milos Forman, in quel capolavoro che è “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, rappresentava l’incarnazione simbolica delle società repressive, conformiste e totalitarie.
Ma Jack Nicholson in quel film era un ribelle irredimibile, Nathan e Catherine, nella relazione della Garrapetta sono come due agnelli indifesi mandati al macello. Tuttavia adesso io vado in cantina a bruciare tutti i disegni che conservo in alcuni bauli, compresi i miei di quando ero alle elementari (a sei anni disegnavo dei soli blu che oggi potrebbero portarmi a essere incluso in un manicomio criminale) e a otto anni copiavo gli elmetti bullonati delle Sturmtruppen di Bonvi, chissà cosa ci potrebbero vedere i quattro argutissimi occhi della coppia Garrapetta-Ceccoli. Ma per un attimo provo a dimenticarmi delle due geniali investigatrici dell’inconscio a mettermi nei panni della corte di Appello che dovrà giudicare questo poema giudiziario penale.
Se ti rendi conto che ci sono elementi inquietanti in questo pool, avresti la forza intellettuale, da magistrato, di liberare la famiglia Trevaillon? Riusciresti a prendere atto che Garrapetta-Ceccoli sono qualche millimetro sotto Freud e Lacan, e vanno sottratte (nel loro bene) al gioco da tavolo del piccolo psicanalista. Dato che ho sostenuto le ragioni del No in pubblico e in privato, in tutta Italia, devo sperare di sì. Soprattutto perché questa relazione rappresenta davvero il punto di non ritorno in un processo di progressiva perdita di ancoraggio dalla realtà. I genitori del bosco sono entrati in un processo di privazione e segregazione perché – secondo l’assistente sociale – non avevano una casa salubre, non garantivano la scolarità, “forse” non avevano fatto i vaccini, “forse” non avevano un titolo di omologazione scolastica regolare (questi due ultimi addebiti, come ricordiamo sempre, sono risultati non veri).
La domanda dunque è: cosa c’azzeccano l’albero curvo, il naso a destra, dove scopi? Lo dico perché se io sono una assistente sociale che davvero ha cuore la scolarità, poi questi bambini li mando a scuola. Oppure almeno al doposcuola, due giorni a settimana, come prevede il protocollo regolarmente sottoscritto e depositato dai Trevaillon. Se mi sta davvero a cuore la socialità, allora consento ai bimbi di vedere ancora la vicina di casa che portava loro le uova del pollaio, la maestra che li ospitava a Bologna, gli altri vicini di casa che li ospitavano spesso nella loro tenuta, e – soprattutto – Davide, il loro insegnante di musica. Invece, intenti a punire, piuttosto che a educare, la fantastica coppia di ri-educatrici ha inventato persino una sorta di “pena accessoria”. Questi due genitori incapaci di paternità e maternità non possono neanche tornare (anche senza i figli di cui sono stati privati) a dormire a casa loro.
Ecco di nuovo Foucault sorvegliare, e punire, soprattutto reprimere: se vogliono sperare di rivedere i loro piccoli dovranno prendere la residenza a Palmoli in centro, nella casa che il Comune aveva messo a disposizione della famiglia (in caso di ricongiungimento) come “prova di adesione allo stile di vita” (qualsiasi cosa voglia dire). Non il loro, ovviamente, ma quello che la sagace coppia Garrapetta-Ceccoli ha immaginato come l’unico possibile. Sembra il rituale dei processi di Mosca degli anni Trenta: rinnega te stesso, per salvare te stesso. Quindi, appena finito questo articolo, fate come vi dico: bruciate tutti i vostri carteggi, andate dalle ex fidanzate a istruirle su cosa dire quando chiederanno loro come facevate sesso a diciotto anni. Ma soprattutto: se vi chiedono soavemente di disegnare un albero, disegnate una quercia che assomiglia alla grande madre di Avatar, e se vi chiedono di abbozzare un pupazzetto tratteggiategli – per carità di patria! – un bel naso orientato a destra. Alla faccia di quello sfidato di Freud, noi siamo Garrapetta style.
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