Montelapiano, il paese da 67 abitanti senza negozi e farmacia

4 Maggio 2026

È il comune più piccolo d’Abruzzo. La spesa? Si fa a Villa Santa Maria. Il sindaco Scopino: «Qui da noi c’è la vera resilienza, ma abbiamo bisogno di sanità»

MONTELAPIANO. Rispetto a oggi, Montelapiano era una “metropoli” nel 1861, al primo censimento della popolazione, con i suoi 913 abitanti. Dopo un secolo, gli abitanti quasi si dimezzarono arrivando a 521, spopolamento dovuto all’emigrazione. Da lì in poi un lento, inesorabile, continuo declino giungendo – i dati sono del 31 dicembre del 2024 – a 67 abitanti: il comune più piccolo in Abruzzo, secondo il report del censimento permanente Istat della popolazione in Abruzzo.

Il 41,0% dei 305 comuni abruzzesi ha una popolazione compresa tra 1.001 e 5.000 abitanti, dove risiede poco più del 21% degli abitanti. Meno di un decimo della popolazione (9,3%) vive nell’unico comune con oltre 100mila abitanti (Pescara) e più di un quinto (22,3%) in quelli con popolazione tra 20.001 e 50.000 abitanti. Pescara (118.313 unità) ha quasi il doppio della popolazione dell’Aquila (70.425 unità), secondo comune più popoloso della Regione. Tra i comuni non capoluogo spiccano per numerosità della popolazione Montesilvano (53.602 abitanti), Avezzano (40.948) e Vasto (40.861).

Poi, c’è Montelapiano: «Da noi si fa la vera resilienza», dice il sindaco Arturo Scopino. Niente negozi, nessun distributore di benzina, né edicola, né scuole, né farmacia, niente di altre cose. Per fare la spesa si va a Villa Santa Maria – «Scendiamo a Villa», dicono i montelapianesi – che con i suoi mille abitanti sembra una “città”.

Montelapiano paese fantasma? Certamente no, si modula la propria vita su altri parametri, forse quelli di un tempo, un andamento lento e più umano. Montelapiano, 740 metri sul livello del mare, sorge alla sinistra della media Val di Sangro, alle pendici del Monte Vecchio (1016 metri), lungo un crinale roccioso costituito da roccia di calcare marnoso. Da qui deriverebbe la toponomastica “Monte” (riferendosi al rilievo collinare) e “Piano” (indicando la sua posizione su un crinale pianeggiante o terrazzo roccioso). Il paese è conosciuto anche come la “terrazza d’Abruzzo” per la sua posizione invidiabile dove lo sguardo spazia dalla valle del Sangro ai boschi, ai monti. Dove un cartello “Baciamiqui” collocato alla villa comunale proprio vicino a “il cercone”, la grande quercia, invita a darsi un bacio, semmai ce ne fosse bisogno per chi si vuol bene, avendo come sfondo il paese arroccato e il lago di Bomba e Monte Pallano.

Una delle tante iniziative dell’energico sindaco Scopino, consigliere provinciale, presidente dell’Unione Montana dei Comuni del Sangro: «Lottiamo per far vivere i piccoli centri, per ottenere servizi, ed è una lotta che dà soddisfazione», dice.

Altri indici demografici sono impietosi: la popolazione in età scolastica è racchiusa in poche unità, l’indice di vecchiaia (rapporto tra la popolazione di 65 anni e oltre e la popolazione di età 0-14 anni, moltiplicato per 100) è 620, uno dei più alti in Abruzzo; 116,1 (nel 2023 era 102,9), anche questo uno dei più alti in regione, è l’indice di dipendenza strutturale un indicatore demografico che misura il rapporto tra la popolazione non attiva (0-14 anni e oltre 65 anni) e quella in età lavorativa (15-64 anni), moltiplicato per 100. Indica il carico sociale ed economico che grava sulla popolazione attiva, è l’indice di dipendenza attiva. Un tale indice elevato indica una popolazione tendenzialmente anziana, con potenziali ripercussioni sulla produttività economica e sul sistema pensionistico.

Non un paese morto, si diceva, ma ricco di iniziative culturali e civiche. Ed è stata festa grande a febbraio scorso quando è stato inaugurato il nuovo Postamat di ultima generazione. L’ufficio postale di Montelapiano è dotato di uno sportello polifunzionale abilitato a tutti i servizi postali e finanziari ed è disponibile secondo il consueto orario: martedì e giovedì dalle 8.20 alle 13.45 e sabato dalle 8.20 alle 12.45. Di cosa c’è bisogno? «Occorre dare a Cesare quel che è di Cesare», dice Scopino.

«È necessario attuare alcuni principi della cosiddetta autonomia differenziata. Cerco di spiegarmi con un esempio: nel nostro territorio c’è un impianto idroelettrico. Bene, il 7,6% dell’Imu va allo Stato e solo il 3% al nostro Comune. Questo non è giusto. Inoltre c’è bisogno di un servizio sanitario efficace con un servizio 118 emergenza/urgenza e medico a bordo, distretti sanitari potenziati. Perché un conto è avere 80 anni in un comune rivierasco o in una città e un conto è averli in un comune montano, soprattutto nel periodo invernale».

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