Rinnovabili. Aree idonee, la legge che divide «Ricorso contro la Regione»

3 Novembre 2026

Comune e Confagricoltura vogliono bloccare il mega impianto fotovoltaico: è in un’area agricola

CASALINCONTRADA

Casalincontrada è sul piede di guerra. Da settimane va in scena uno scontro istituzionale tra Comune e associazioni del territorio, da una parte, e Regione, dall’altra, sul parco agrovoltaico da 24 ettari che dovrebbe sorgere su Colle Petrano. In questa zona ad alta vocazione agricola, dove uliveti, vigne e cereali sono il cuore dell’economia locale, la società Blusolar vuole installare un impianto di pannelli solari grande come 34 campi di calcio regolamentari. Si può fare? Secondo il Comune, pronto a presentare ricorso al Tar, no.

Il nocciolo della questione è la legge regionale sulla individuazione delle aree idonee all’installazione delle rinnovabili. Il testo, firmato dal consigliere delegato all’Energia Nicola Campitelli (FdI) e approvato in consiglio regionale lo scorso maggio, era subito diventato il terreno di un durissimo scontro tra Regione e Confagricoltura. L’associazione denunciava alcuni vizi di legittimità costituzionale e bollava gli effetti della riscrittura dei vincoli come la «pietra tombale» per l’agricoltura di pregio abruzzese. Inoltre, per la prima volta, seppur in maniera regolata, la norma prevedeva la possibilità di installare impianti all’interno di aree tutelate come quelle di Rete Natura 2000 e persino nelle aree di protezione dei siti Unesco. E ancora, la legge regionale non considerava che gli impianti non possono superare il 3% della superficie agricola utilizzata della Regione e del Comune interessato.

Nonostante i tentativi di dialogo da parte di Confagricoltura, la Regione è voluta andare avanti per la sua strada, ma poco più di un mese dopo ci ha pensato il governo di Roma a bloccare la legge. Il ministero della Cultura e il Masaf hanno imposto la riscrittura della norma, minacciando l’impugnazione davanti alla Corte costituzionale. Così, il 2 luglio, il presidente della Regione Marco Marsilio ha sottoscritto l’impegno a rivedere la norma, che è stata poi emendata il 14 agosto successivo. Confagricoltura Abruzzo aveva festeggiato la vittoria, augurandosi però che fosse prevista anche una norma transitoria con efficacia retroattiva da maggio, e non dal giorno dell’approvazione delle modifiche. «Sarebbe un vero peccato se, nella fretta di sanare la legge, ci si fosse dimenticati di questo dettaglio», aveva sibilato il presidente regionale di Confagricoltura Fabrizio Lobene, «lasciando che le autorizzazioni della fase intermedia nascano già macchiate da vizi di legittimità».

Ecco, la fase intermedia. È in questo passaggio incerto che si gioca la partita di Casalincontrada. La richiesta autorizzativa della Blusolar, infatti, avrebbe ricevuto il via libera dalla Regione il 7 luglio. Cioè cinque giorni dopo l’impegno assunto da Marsilio e prima che la “sanatoria” della norma entrasse in vigore. Era tutto legittimo? Confagricoltura e l’amministrazione del paese nutrono forti dubbi.

La prima ragione di perplessità riguarda l’estensione dell’impianto. Come detto, la normativa – nella sua ultima versione – stabilisce che il rapporto tra superficie utilizzata e quella agricola, sia a livello regionale che comunale, non può essere superiore al 3%. Ora, per Casalincontrada, che ha una superficie agricola utilizzata di 720,5 ettari, questa percentuale corrisponde a poco più di 21 ettari. Dunque l’impianto progettato da Blusolar sarebbe superiore, per dimensioni, al limite massimo consentito, e inoltre escluderebbe di fatto altri operatori dall’avere la stessa possibilità di accesso al mercato. Secondo l’amministrazione, poi, all’interno del perimetro dell’impianto sarebbe finita una casa di terra cruda, un esempio dell’architettura rurale tipica della seconda metà dell’Ottocento. Proprio quest’ultimo punto sembra aver smosso qualcosa a livello burocratico amministrativo. Il Comune, non avendo competenza sull’autorizzazione – che è della Regione – ha presentato una serie di osservazioni, insieme ad altre associazioni del territorio, al Comitato di Valutazione d’impatto ambientale. Che a sua volta ha disposto il rinvio, chiedendo alla società ulteriori approfondimenti. Al centro dell’istruttoria è finita proprio la casa in terra cruda. È stata chiesta innanzitutto un’interlocuzione formale con la Soprintendenza, al fine di verificare la compatibilità dell’intervento con il bene tutelato e, se necessario, rimodulare il progetto.

Ma in cosa consiste il progetto “agrovoltaico”? Sono stati previsti 33.120 moduli fotovoltaici e 60 inverter, oltre alle power station, alla cabina di smistamento e alle opere di collegamento alla rete elettrica. La componente agricola prevede invece un prato-pascolo permanente e l’allevamento allo stato semibrado di circa 200 ovini. Proprio all’altezza dei pannelli. Il sindaco Vincenzo Mammarella, in prima linea contro il progetto, si lascia andare a un momento di ironia: «Invito i progettisti e gli imprenditori a provare a pascolare sotto pannelli alti un metro e dieci, facendo attenzione a non urtarli con le protuberanze».

Ieri, il Centro ha provato a contattare il consigliere Campitelli per porre le seguenti domande: perché è stato dato il via libera al progetto di Casalincontrada 5 giorni dopo l’impegno sottoscritto da Marsilio? Qual è la posizione della Regione? Tra maggio e il 14 agosto sono state rilasciate altre autorizzazioni? Sono state disposte delle normative transitorie per regolare questa fase intermedia? Per tutto il giorno ci sono state assicurate delle risposte. Non sono mai arrivate.

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