Chieti

Sassate contro il pullman del Chieti: niente Daspo per dodici ultrà

7 Giugno 2026

La polizia di Ancona archivia l’inchiesta amministrativa sul raid organizzato dopo la partita di Recanati: «Mancano i presupposti di fatto e giuridici per adottare il provvedimento di divieto di accesso agli stadi»

CHIETI. Niente Daspo per i dodici ultrà del Chieti calcio accusati di essere coinvolti nell’agguato al pullman della squadra neroverde, assaltato all’altezza di Loreto (Ancona) dopo la sconfitta di Recanati dello scorso 16 novembre. La questura di Ancona ha archiviato il procedimento amministrativo. Secondo la polizia di Stato, dunque, «non sussistono i presupposti fattuali e giuridici per l’adozione del provvedimento di divieto di accesso alle manifestazioni sportive». La decisione è arrivata dopo le memorie difensive depositate dal legale dei tifosi, tutti assistiti dall’avvocato Giacomo Belisario.

Quella sera un gruppo di ultrà del Chieti, su tutte le furie dopo l’ennesimo ko, ha tentato di bloccare il pullman, scagliando pietre e altri oggetti contro il mezzo che trasportava i giocatori e due dirigenti. Il raid è avvenuto sulla provinciale che conduce al casello dell’autostrada A14. Il primo strato del finestrino è andato in frantumi.

Le parole dell’autista, 46 anni, di Cepagatti, rendono l’idea del rischio corso: «Si è sfiorata la tragedia. Per fortuna il vetro interno del pullman non si è sfondato, altrimenti parleremmo di una strage. Il sasso ha sfiorato un ragazzo di 18 anni che era seduto vicino al finestrino. Siamo stati graziati dalla Madonna».

Secondo la difesa, non esistono telecamere che abbiano ripreso l’agguato e gli investigatori non dispongono di elementi idonei a individuare chi, tra gli ultrà presenti alla trasferta di Recanati, si sia reso protagonista delle azioni contestate. Sempre in base a quanto sostenuto nella memoria difensiva, la ricostruzione della polizia «si riferisce e riporta solo comportamenti attribuiti a un “gruppo organizzato di tifosi” e mai a singoli. Appare pertanto manifestamente assente quella concreta e precisa individuazione di comportamenti violenti attribuiti al singolo che costituisce un presupposto indispensabile per l’applicazione di una misura che incide pesantemente sulla libertà personale».

In altre parole: «L’adozione del Daspo», argomenta l’avvocato Belisario, «costituirebbe l’archetipo del divieto costituzionale di responsabilità oggettiva: una misura di prevenzione fondata esclusivamente sulla mera presenza in loco e sull’appartenenza alla tifoseria, senza alcuna condotta individualmente accertata».