Lanciano

Studente trovato morto, il papà: “Andrea mi manca, la sua vita non vale una pena irrisoria”

26 Gennaio 2026

Un anno fa la morte di Andrea Prospero, il giovane universitario lancianese trovato senza vita nella sua abitazione di Perugia: “Niente vendette. Ma è giusto che chi ha sbagliato paghi”

LANCIANO. “Alla morte di un figlio si sopravvive, si deve sopravvivere, ma non si vive più”. Un «anno senza Andrea» non è facile da fermare in poche parole per papà Michele Prospero, che al dolore per una perdita che sovverte l’ordine naturale delle cose, affianca un’instancabile lotta per la verità e la giustizia. Andrea, che aveva solo 19 anni, non c’è più perché quello che considerava un “amico”, anche se non lo aveva mai incontrato, lo consiglia e lo incoraggia, via chat, a ingerire un mix letale di farmaci e aspetta che lui lo faccia senza muovere un dito per evitare questa follia. Era il 24 gennaio del 2025. Mentre sulla famiglia di Andrea si stava per abbattere l’angoscia di un figlio scomparso e di giorni di ricerche vane, c’era chi sapeva dove lo studente di Lanciano si trovasse e cosa gli fosse capitato. Papà Michele, mamma Teresa, il fratello Marco e la sorella gemella Anna lo hanno scoperto solo 5 giorni dopo, quasi per caso, dietro la porta di un b&b nel centro di Perugia di cui ignoravano l’esistenza. E che oggi custodisce il segreto delle ultime ore di Andrea nella città universitaria che aveva scelto per proseguire gli studi insieme con la gemella Anna.
Per quel suicidio, istigato o aiutato, c’è a processo un coetaneo di Andrea, Emiliano Volpe, l’“amico virtuale”, romano, che per la seconda volta chiede di patteggiare la pena per quello che ha fatto. «Amico è una parola non adeguata a ciò che è successo», dice papà Michele al termine dell’udienza in Corte d’assise che ha rinviato il processo al prossimo 26 febbraio, «non vogliamo vendetta, ma giustizia e verità. È una battaglia che portiamo avanti anche per evitare che ad altri ragazzi succeda quello che è successo ad Andrea. Una pena lieve, irrisoria, significherebbe autorizzare nero su bianco i giovani a fare quello che vogliono, anche le cose più sbagliate e gravi, perché tanto non succede niente, nessuno li punisce. Se non si dà loro un input di responsabilità, se passa il messaggio che chi sbaglia non paga, seguitiamo a peggiorare la situazione. La giustizia deve dare un segnale», ribadisce Michele Prospero. «La verità, invece, rimarrà un rebus», aggiunge amareggiato, «bisognerebbe che qualcuno avesse il coraggio di portarla a galla e di dirmela, ma non credo che avrò questa fortuna».
Sabato intanto, a un anno dalla tragica scomparsa di Andrea, la famiglia lo ha ricordato con una messa celebrata nella comunità della Cappellania scolastica, nella chiesa Maria Santissima del Suffragio (l’ex Purgatorio). In tanti hanno voluto dare una testimonianza di presenza e vicinanza ai genitori e ai fratelli di Andrea che, commossi, hanno accolto abbracci e strette di mano.
«L’immagine che non dimenticherò di Andrea», dice don Alessio Primante, che ha celebrato insieme al diacono Davide Cicolini, «è uno degli ultimi gesti che ha fatto e che ci rimane (il riferimento è al video della telecamera dello studentato, prima che del 19enne si perdesse ogni traccia, ndc): si accorge di una persona che stava entrando e gli lascia la porta aperta. Quel gesto sia un monito per tutti noi, accorgerci dell’altro e lasciare la porta aperta».