Cazzullo a Pescara con Branduardi: «Francesco un santo vitale e rivoluzionario, più moderno di noi»

Domenica 15 febbraio al teatro Massimo lo spettacolo musicale con Branduardi: «Tommaso da Celano ci ha donato la sua storia più intima»
PESCARA. «Dante, Giotto, Petrarca. Sa cos’hanno in comune? Sono tutti francescani. Come lui, Buddha. E l’Abruzzo è centrale. Una cosa alla volta». Tra sogni premonitori, prove del fuoco e crociati al galoppo, Aldo Cazzullo – giornalista, conduttore, vice direttore del Corriere della Sera, ma non chiamatelo divulgatore, «mi fa orrore, non sono un dotto» – racconta la vita di San Francesco d’Assisi, quello che per Gioberti fu «il più italiano dei santi» e che per Cazzullo è «il primo italiano». Il perché lo spiega nel suo libro Francesco (HarperCollins), record di vendite nel 2025, e nello spettacolo che arriva anche a Pescara domenica 15 febbraio alle ore 21, sul palco del Teatro Massimo, insieme al genio di Angelo Branduardi che crea musica e atmosfere per un racconto imperdibile.
Cazzullo, San Francesco in una parola.
«No, impossibile. Almeno due».
Quali?
«Rivoluzionario e reazionario».
Perché è rivoluzionario?
«Perché ha fondato una comunità di uguali in un mondo gerarchico, come lo era il suo e come lo è il nostro».
Reazionario.
«Perché in un tempo in cui nascevano grandi città, cattedrali, banche, libri, lui rifiuta tutto. In un caso rinuncia all’unica copia che ha dei vangeli».
Ma non al cibo: in punto di morte chiede i mostaccioli.
«In una lettera mai arrivata a Jacopa dei Settesoli. Lei però, pochi minuti dopo, si presenta lo stesso. Con i mostaccioli!».
Una leggenda.
«In effetti nella vita di Francesco non si abbandona mai la dimensione fantastica, leggendaria. Ma queste storie ci dicono qualcosa di lui».
Per esempio?
«È un uomo allegro, vitale, umano. Nella Regola ricorda l’importanza del riso, ma è anche un uomo tormentato, iroso perfino».
Un santo anomalo.
«Non è quello che la Chiesa voleva raccontare, innalzandolo invece a figura irraggiungibile, in cielo».
Ma alla fine è arrivato a noi proprio così, tra crociati e momenti di crisi.
«Questo è un merito abruzzese. Il primo biografo di Francesco è stato Tommaso da Celano, uomo coltissimo».
Un frate, come lui.
«Che lo ha conosciuto bene e ce l’ha raccontato in modo meraviglioso. Ma al Papa non piacque».
Perché?
«Pochi miracoli. Venne chiesta una nuova versione, alla fine Bonaventura da Bagnoregio firmò la versione approvata e ordinò la cancellazione di quella di Tommaso. Per fortuna il tempo ce l’ha restituita».
Il suo racconto parte da lì.
«È una storia ricca di episodi, immagini, spunti».
Un pensiero moderno.
«Precursore. Ma non solo: più moderno di noi».
In cosa?
«Lui predicava la pace, noi facciamo la guerra. Lui rispettava la dignità degli uomini e delle donne, noi la dignità la calpestiamo. Lui chiamava la morte “sorella”, noi vagheggiamo un mondo post umano. Vado avanti?».
È chiaro. Precursore in cosa?
«Ha anticipato l’umanesimo. Ci pensi: l’uomo al centro del mondo, l’idea dell’uguaglianza di tutti davanti a Dio. Chi è il primo a dirlo? Francesco! Anche per questo Dante, Giotto, Petrarca... sono francescani».
L’intuizione è: siamo tutti collegati.
«Meglio: nessuno si salva da solo, ognuno si salva con il resto della la creazione. Quale altra religione dice una cosa così potente?».
Quale?
«Nessuna, non giriamoci intorno. L’Islam vuol dire sottomissione, nel buddismo l’uomo è perfino un concetto illusorio».
Ma Buddha è citato nella prima pagina del libro. Perché?
«Ci sono delle somiglianze tra le due vite: sono entrambi ricchi in origine, ma rompono con il padre e cercano inizialmente povertà e mortificazione».
Poi?
«Intuiscono entrambi che la via corretta è quella centrale, mediana».
Ma Francesco fa di più: con Chiara ammette le donne nel suo ordine.
«Arriva lui stesso a definirsi donna, “madre”».
Ci spieghi.
«Dice: se ti manca tua madre vieni da me. Ai frati nell’eremo raccomanda che siano almeno quattro: due faranno da madri e gli altri due da figli».
Bene, ma perché è il “primo italiano”?
«Ci sono vari elementi della sua storia che sono fondativi dell’identità...».
Ce ne dica almeno un paio, per incuriosirci.
«È il primo a scrivere una poesia in volgare italiano. È un oratore, un teatrante. È il primo a fare il presepe».
Il presepe?
«Sì, il primo presepe vivente della storia. Con tanto di bue e asinello, che inventa lui. Sa dove?».
Dove?
«In Abruzzo. O meglio, nel vecchio Abruzzo...».
Che intende?
«A Greccio, in provincia di Rieti. Anticamente, in Abruzzo. Vede come la storia di questa regione si incrocia spesso con quella di Francesco...».
Allora è felice di portare lo spettacolo a Pescara.
«Contentissimo, in Abruzzo mi sento sempre a casa e torno volentieri».
Lo farà con Angelo Branduardi. Come mai questa scelta?
«Ah, qui la risposta è facile: non c’è in Italia artista più adatto di lui per raccontare Francesco. Venga a vederlo e capirà».
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