L’intervista a Mimmo Locasciulli: «Ecco il mio 2026 tra due album e il tour estivo»

9 Febbraio 2026

Il cantante pennese al Centro: «Presto un disco di cover e uno di inediti, cerco un sound scomparso»

PESCARA. «Sa qual è la cosa più difficile quando si incide un disco? Trovare il titolo». Se è vero, il 2026 sarà un anno complesso: Domenico “Mimmo” Locasciulli di titoli dovrà trovarne due: uno per il disco di inediti, l’altro per quello di cover. Due progetti annunciati e ancora in cantiere, ma in dirittura d’arrivo: «Non so quale uscirà prima, verosimilmente quello che riuscirò a chiudere nel minor tempo», dice ridendo il cantautore pennese che trova adesso, in questi primi giorni dell’anno, l’occasione per dedicarsi a piene mani ai nuovi progetti dopo una grande festa per i cinquant'anni di carriera che lo ha visto incassare successi e sold out ovunque in Italia, cantando i brani che lo hanno reso un’icona della musica italiana da quell’esordio discografico del 1975 con Non rimanere là, fino al recente L’amore dov’è, inedito contenuto in Dove lo sguardo si perde.

Ma il sound è sempre diverso, in questi cinquant’anni fatti di influenze, contaminazioni, ispirazioni, ricerca costante: «Così anche adesso», racconta al Centro, «sento di voler cambiare, sento nostalgia per quelle sonorità miste tra pop e rock che erano la bellezza degli anni Sessanta e Settanta. Oggi sono introvabili, la musica adesso è figlia degli Ottanta e tutto ciò che è venuto prima non lo propone più nessuno. Mi manca quella musica». Così il disco di inediti - che non ha ancora un titolo, una tracklist definita né una data d’uscita - si presenta come un progetto ancora diverso rispetto al passato. Un’artista che non si guarda mai indietro? Si potrebbe dire, di Locasciulli. Ma quel nuovo album di cover all’orizzonte costringe alla domanda: da dove nasce l’esigenza?

«Per non starmene chiuso in una monade. Guardo a quelli che sono stati i miei modelli ispirativi», racconta, «ma anche di confronto quando ho iniziato a fare dischi e concerti, tanti anni fa. Dai Nomadi a Guccini, c’erano amici e colleghi con cui mi confrontavo continuamente. Ho attraversato tanti territori e ora mi piace fermarmi a pensare a quale importanza hanno avuto dal punto di vista ispirativo». Dopo tanti anni, l’ispirazione non manca ma trovarla è diventata una sfida, racconta il cantautore, perché «chi fa questo lavoro da tantissimi anni ha parlato un po’ di tutto, lasciarsi trasportare è necessario ma il mondo in cui vivo, come dice il Maestro, non mi piace. È difficile raggiungere un grado di ispirazione totale o comunque un certo grado di indifferenza rispetto alle cose che accadono, che sono orrende. È una sfida».

Un po’ di questa ispirazione arriva forse dall’aria più salubre della casa in campagna in cui Locasciulli registra parte del suo lavoro, che nasce «senza nessun preconcetto, mi metto al piano e suono, registro e quando me ne ricordo ascolto quello che ho suonato e valuto». Poi vola a Parigi, dal figlio - un talentuoso compositore per il grande cinema - e finisce il lavoro in uno studio «immenso, bellissimo». Il 2026 sarà il suo anno: un disco di inediti, un disco di cover - con un inedito, anche in questo caso - e un tour che comprenderà anche le nuove canzoni. «Non so quale uscirà prima, ma in primavera, prima di Pasqua», spiega, «uscirà qualcosa. Ci sto lavorando». Con un entusiasmo che i nuovi volti della musica italiana dovrebbero almeno provare a copiare.

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