Il polittico di Jacobello del Fiore torna a splendere in cattedrale

6 Maggio 2023

Completato a Roma il restauro del capolavoro “Incoronazione della Vergine” L’opera del maestro veneziano sarà riconsegnata alla città di Teramo il 18 giugno

TERAMO. Il capolavoro di Jacobello del Fiore “Incoronazione della Vergine” è tornato a Teramo in quella che è stata per decenni la sua casa, la cattedrale di Santa Maria Assunta, dopo un lungo intervento di restauro a Roma. La riconsegna ufficiale alla città del prezioso polittico del maestro veneziano avverrà domenica 18 giugno, due mesi dopo il ritorno dell’opera dalla capitale. Un lasso di tempo necessario per i lavori di ricollocamento in duomo, nella cappella del Sacro Cuore. Lavori, ormai in fase conclusiva, consistenti nel rimontaggio delle parti del polittico e sistemazione su una struttura creata ad hoc, illuminazione, sistema d’allarme.
Capolavoro assoluto di Jacobello e del tardogotico veneziano, opera identitaria per Teramo, con la prima illustrazione della città, realizzato tra il 1414 e il 1417, il polittico “Incoronazione della Vergine” è stato sottoposto a un restauro durato tre anni, finalizzato a stabilizzare la struttura e ripristinare la cromia originaria. L’intervento, sollecitato da tempo, anche dalle colonne del Centro, è iniziato a dicembre 2019 e si sarebbe dovuto svolgere in cattedrale, ma il sopraggiungere della pandemia ha reso necessario il trasferimento dell’opera a Roma, nel laboratorio della ditta “C.B.C. Conservazione Beni Culturali”. I lavori, spiega don Giulio Marcone, responsabile dell’Ufficio comunicazioni sociali della Diocesi di Teramo-Atri, sono stati finanziati da Segretariato regionale per l’Abruzzo del ministero Beni e Attività culturali e Diocesi e si sono svolti sotto la direzione della Soprintendenza Abap (Archeologia, Belle Arti e Paesaggio) abruzzese, in collaborazione con l’Ufficio Beni Culturali della Diocesi.
La ricollocazione dell’opera è finanziata da Comune di Teramo e Fondazione Tercas. Complesso e costoso (circa 50mila euro) l’intervento di salvataggio della preziosa opera del maestro veneto, che la firmò “Jacobello de Flore pinxit”, afflitta da danni sia al dipinto che alla carpenteria: buchi di tarli, spaccature, abrasioni, sollevamenti e cadute della pellicola pittorica, senza contare le ridipinture selvagge del grossolano restauro del 1913.
Il polittico è composto da 16 tavole dipinte a tempera, disposte su due registri, incastonate in una carpenteria ricca di guglie e pilastrini. Nel registro inferiore, ai lati della scena centrale con l’Incoronazione della Vergine da parte del Cristo, sono ritratti a figura intera (guardando da destra a sinistra) i santi Nicola da Tolentino, Gregorio Magno, Berardo, Agostino, Girolamo, Ambrogio. Nel registro superiore sono dipinti a mezzo busto i santi Monica, Marco (o Giacomo), Paolo, Pietro, Giovanni Evangelista, Caterina d’Alessandria: i sei santi fanno corona al Cristo dei dolori, che occupa l’edicola centrale, affiancato dall’Addolorata e San Giovanni.
Nella predella sotto al trono di Maria e del Figlio ecco la veduta di Teramum tra i due fiumi con, ai lati, devoti in preghiera: a destra i laici, uomini e donne; a sinistra il committente Nicolaus (il frate agostiniano Nicola da Teramo) e suoi confratelli. Prima collocazione del polittico fu l’altare maggiore della chiesa di Sant'Agostino, dove rimase fino alla seconda metà del Seicento, quando padre Bonfanti lo fece spostare per far spazio ad altre due opere. Il polittico fu ritrovato nella soffitta del convento nel 1868 dall’artista Gennaro Della Monica, che lo portò nella scuola comunale di disegno, poi pinacoteca, da lui diretta. Trent’anni dopo i Cinturati di Sant’Agostino aprirono un contenzioso col Comune per riavere l’opera, ottenendo la restituzione nel 1907.
A metà anni Cinquanta l’ “Incoronazione della Vergine” arrivò in cattedrale, dove fu posta sulla parete destra del presbiterio, ma nel 1981, dopo un atto vandalico, fu spostata nella cappella barocca del patrono San Berardo. L’architetta Cristina Collettini, a capo delle due Soprintendenze che hanno seguito il restauro: «Un intervento molto importante, che restituisce un’opera preziosa per la storia locale e regionale. Il polittico ha riacquistato il suo splendore cromatico e la complessa struttura che lo caratterizza è stata attentamente consolidata e rafforzata. Il nuovo allestimento in duomo, frutto di una scelta condivisa col Capitolo della cattedrale, garantisce la valorizzazione del bene in piena sicurezza».