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Intervista a Rocco Papaleo: «La condivisione ci aiuta a riscoprire il bene comune»

18 Marzo 2026

Il regista lucano presenta stasera a Spoltore il suo ultimo film ambientato tra la Calabria e Basilicata

SPOLTORE.

La guida turistica Biagio e l’attrice Raffaella, esperta di teatro sensoriale, impersonati da Rocco Papaleo e Vanessa Scalera, accompagnano quattro detenute in un’escursione nel Parco nazionale del Monte Pollino, alla ricerca del secolare pino loricato, simbolo di resistenza e adattamento. Le quattro donne, interpretate da Claudia Pandolfi, Teresa Saponangelo, Livia Ferri e Rosanna Sparapano, ospitate in una casa di accoglienza, sono prossime al fine pena. Del gruppetto in gita fa parte pure Luciano, l’attore sulmonese Andrea Fuorto, un giovane atleta nipote di Biagio, che è anche il suo allenatore. Sono i personaggi del quinto film da regista di Rocco Papaleo, Il bene comune, scritto dal 67enne autore lucano con Valter Lupo, girato tra Basilicata e Calabria nell’estate 2025, prodotto da Picomedia, Less Is More Produzioni e PiperFilm, che distribuisce il film, arrivato nelle sale il 12 marzo. Lungo l’itinerario in montagna, che diventa per tutti anche un percorso interiore, i personaggi iniziano a raccontarsi e «attraverso il racconto scoprono affinità, ambizioni, necessità che sono di tutti e questo spinge allo stare insieme, alla condivisione», come spiega Papaleo al Centro, «raccontarsi è già un primo passo verso qualcosa di più grande, costruisce relazioni e contribuisce al bene comune. È un po’ un gruppo di persone che passa dall’essere una somma di individui all’essere una collettività». Rocco Papaleo e Andrea Fuorto presenteranno stasera Il bene comune nel multiplex Arca di Spoltore insieme al critico cinematografico Francesco Di Brigida. Inizio alle 20.45, biglietto d’ingresso 8 euro, info www.multicinema.it.

Papaleo, come sta andando il film?

«Sta piacendo molto, il pubblico va a vederlo e questo mi conforta, considerando che la stagione più propizia per la sala, da dicembre a febbraio, è alle spalle. Anche l’aspetto commerciale non è da sottovalutare, fai spendere soldi per un prodotto e se il film incassa è meglio. Con tanti esterni, girato nel Parco, il film e stato un’esperienza divertente e impegnativa, una bella avventura, un progetto ambizioso anche da un punto di vista tecnico-logistico. A noi attori e attrici del cast è successa la stessa cosa capitata ai personaggi del film, facendo questo cammino insieme siamo diventati un gruppo, è stata una bella emozione, un bel momento di comunione».

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Qual è stata l’idea iniziale, da quale spunto è partito?

«Il primo tassello è stato il pino loricato, l’albero più vecchio d’Europa, albero secolare nel Parco del Pollino, abbastanza vicino casa mia. Sono andato a vederlo e mi è venuta l’idea di scrivere una storia, su una sorta di pellegrinaggio laico e salvifico verso questo totem, simbolo di resilienza. E poi da lì, tassello dopo tassello, io e Valter Lupo abbiamo messo in piedi tutta la narrazione».

Quando scriveva il film aveva già in mente le interpreti?

«Generalmente non penso all’interprete da coinvolgere già mentre scrivo un personaggio. Poi, una volta finita la scrittura, penso alla prima scelta come quella giusta per quella parte. In questo caso ho avuto la fortuna che tutte le mie prime scelte hanno detto sì».

E come ha scelto Andrea Fuorto?

«L’ho conosciuto sul set del film di Daniele Vicari Ammazzare stanca, in cui recitavamo entrambi. L’ho visto all’opera e mi è piaciuto molto. Gli ho chiesto se voleva fare una parte nel mio film e lui ha accettato subito. Tra l’altro non mi ha nemmeno detto che sua madre è del mio stesso paese, Laurìa, in provincia di Potenza, un particolare che magari mi poteva ben disporre (ride), ma non ce n’è stato bisogno. Secondo me Andrea è un attore strepitoso, prevedo per lui un grande futuro».

Il racconto è incorniciato dai momenti teatrali nella chiesa, sottolineando quasi l’artificio anche con la presenza dei musicisti. Perché questa scelta?

«Mi interessava questa forma narrativa, un po’ figlia del teatro canzone, che è anche una mia passione. Ma la scelta parte pure da un’ispirazione antica, è come il coro greco delle tragedie che commentava le vicende. Mi sembrava un modo interessante per variare la narrazione e permettere ai personaggi di dire qualcosa di intimo, quasi confidenziale, al pubblico».

La chiesa è in restauro, come le vite dei personaggi?

«Assolutamente sì, questa è una bella idea della scenografa Sonia Peng, la madre di mio figlio. L’idea di disporre nella scena piccole impalcature e attrezzi da restauro per dichiarare che ci sono dei lavori esistenziali in corso».

La musica ha sempre avuto grande importanza nei suoi film, suonata dai suoi fedeli compagni di viaggio.

«Sono molto connesse musica e storia, l’ispirazione musicale ha sempre un po’ la precedenza nella mia creatività. Vengo dalla musica, sarei un cantautore, poi ha preso piede la mia carriera di attore. I miei film in fondo, facendo una piccola forzatura, sono canzoni lunghe. In questo film oltre al lavoro canonico svolto dalla colonna sonora ci sono momenti in cui non è la musica a essere al servizio della scena, ma è la scena stessa a mettersi al servizio della musica. Nei miei film la musica svolge un ruolo che va oltre il semplice commento, enfatizza le emozioni che attraversano la storia e ne diventa parte integrante. In questo film, in particolare, il suo peso è ancora più centrale. C’è una band che accompagna e indirizza il racconto dei protagonisti».

Nel suo quartetto ci sono due musicisti abruzzesi, Arturo Valiante di Teramo e Guerino Rondolone di Castellalto. Con Valiante è un lungo sodalizio.

«Arturo è principalmente un mio grande amico, facciamo cose insieme da una quindicina di anni, siamo stati insieme anche sul palco del Festival di Sanremo».

Il suo legame con l’Abruzzo?

«Vengo a Pescara sempre con grande piacere, una città che mi piace molto, ci sono stato tante volte. È la città di Flaiano, il mio idolo letterario, mi sembra di venire anche lì in pellegrinaggio. Le città di mare hanno sempre un loro fascino e Pescara è sempre stata piacevole per me, i miei spettacoli sono stati accolti sempre benissimo e anche soggiornarvi mi piace. Mi piace anche la maglietta della squadra di calcio, mi ricorda quella dell’Argentina».

Si è schierato per il no al prossimo referendum, ritiene sia una precisa responsabilità dei personaggi famosi dello spettacolo esporsi?

«Non mi sono messo a fare campagna elettorale, ho semplicemente risposto a una sollecitazione del giornalista del Fatto Quotidiano. Non mi sono nascosto. Poi chiaramente non è che voglio convincere nessuno, ma mi sembra lecito esporre la propria posizione».