L’abruzzese Mariano Di Nardo: «Con De Sica e Lallo le battute migliorano»

L’intervista all’autore che venerdì al CiakCity con il suo “Agata Christian”. In autunno in uscita su Hbo la serie sul femminicidio di Melania Rea scritta da lui e Doriana Leondeff
C’è la firma abruzzese di Mariano Di Nardo sulla commedia gialla Agata Christian - Delitto sulle nevi, diretta da Eros Puglielli e intepretata da Christian De Sica e Lillo Petrolo (che sarà, tra l’altro, co-conduttore della serata cover al prossimo Festival di Sanremo), in uscita domani (coincidenza, giorno di Sant’Agata) nei cinema, in 500 copie distribuite da Medusa. Definito la risposta italiana alla serie di film Knives out, il lungometraggio prodotto da Be Water in associazione con Medusa, in collaborazione con Prime e col sostegno della Film Commission Vallée d’Aoste, è soprattutto un omaggio alla regina del giallo Agatha Christie, della quale ricorre il 50esimo della morte, e al suo testo teatrale più rappresentato, Trappola per topi. Soggetto e sceneggiatura, scritti da Di Nardo con Federico Fava e Antonio Manca e il regista Puglielli, ambientano infatti la vicenda in un castello isolato dalla neve, dove convergono molti personaggi, tutti sospettati del delitto perpetrato nella lussuosa dimora.
Raggiunto telefonicamente a Roma, dove vive da oltre vent’anni, Mariano Di Nardo, racconta al Centro la trama di Agata Christian - Delitto sulle nevi, che lui stesso presenterà in Abruzzo venerdì 6 al CiakCity di Rocca San Giovanni (ore 21). «Christian De Sica è un famoso criminologo, Christian Agata, che non lavora più ma è un volto noto perché spesso ospite in televisione. Un industriale dei giochi da tavolo, Carlo Gulmer, lo vuole come testimonial per lanciare Crime Castle, gioco di società che abbiamo creato appositamente per il film, e lo invita nel suo castello in Val d’Aosta con altri ospiti. Agata dovrà fare di nuovo il suo vecchio lavoro quando Gulmer viene assassinato. Ucciso da un colpo di fucile, viene trovato riverso sulla plancia del gioco, con il viso affondato in una torta. Il timore che l’assassino torni a colpire, come nei romanzi di Agatha Christie, spinge Agata a indagare per individuare al più presto il colpevole». Nell’indagine Agata è affiancato dal maldestro brigadiere Gianni Cuozzo, ingenuo poliziotto di provincia interpretato da Lillo Petrolo, tutto l’opposto del raffinato detective, suo idolo. Il cast sfoggia anche l’attore e autore comico abruzzese Maccio Capatonda nei panni dello sciocco figlio del magnate, a sua volta impersonato da Giorgio Colangeli. Gli altri interpreti: Paolo Calabresi, Sara Croce, Tony Effe nel ruolo di uno youtuber, Chiara Francini, Marco Marzocca, Enzo Paci, Alice Pagani, Ilaria Spada.
Di Nardo, nel film torna la squadra di sceneggiatori di Belcanto. Siete un trio collaudato, con Eros Puglielli come avete lavorato?
«La casa di produzione Be Water ci conosceva proprio per Belcanto. Volevano fare un film comico dal risvolto giallo e hanno pensato a noi, conoscendo la nostra predisposizione per la costruzione di strutture e trame anche complesse. Eros ha avuto l’idea del detective geniale e insieme abbiamo sviluppato soggetto e storia. È un regista di cinema di genere, ha diretto sia crime che film comici e in questa storia ha unito i generi. È stato bello e divertente lavorare così, con un autore dalle idee chiare. È stata una realizzazione molto curata, anche visivamente, fin dai titoli di testa, bellissimi, tutti disegnati. Nelle nostre riunioni Eros disegnava continuamente, personaggi, costumi, ambienti».
Come si è svolta la fase di scrittura? Erano già decisi gli attori?
«Al momento di iniziare a scrivere la sceneggiatura sapevamo che gli interpreti dei due ruoli principali sarebbero stati Christian De Sica e Lillo. Abbiamo tarato la storia su di loro e abbiamo anche provato insieme. Scritte le battute della parte comica le abbiamo lette con De Sica e Lillo, è stato gratificante perché hanno cambiato poco. Però, battute che al massimo erano carine sono diventate molto divertenti grazie ai piccoli aggiustamenti portati da loro. Battute che potevano funzionare lo stesso, ma in bocca a Christian e Lillo acquistavano tantissimo. Lì vedi il talento dei commedianti di grande esperienza».
Fin dal titolo si dichiara il debito con Agatha Christie, inoltre la trama riecheggia il suo capolavoro Trappola per topi. Inutile chiedere se siate amanti del romanzo giallo.
«Un archetipo preso da Agatha Christie è la riunione di tutti i presenti e sospettati con il detective, che ricostruisce i fatti fino a individuare il colpevole. Tutti e tre abbiamo una buona conoscenza sia dei gialli di Georges Simenon che di Agatha Christie. È stato bello riprendere in mano questo tipo di giallo molto canonico, il classico giallo deduttivo. Lei è una scrittrice straordinaria e ci sono molte citazioni tratte dalle sue storie».
Rimandi e citazioni da altri film?
«Un altro spunto è stata la serie cinematografica Knives out - Cena con delitto di Rian Johnson, con il detective Benoit Blanc interpretato da Daniel Craig, anche lui fonte di ispirazione, ma va detto che Christian De Sica plasma a modo suo l’investigatore. E poi Invito a cena con delitto (film del 1976 di Robert Moore, con cast di stelle e lo scrittore Truman Capote, ndc), inarrivabile, visto e rivisto, un giallo comico che smonta i meccanismi del giallo classico».
Come i titoli citati, anche il vostro è un film corale, con un grosso impegno di regia.
«Eros è un bravissimo direttore di attori, abile nell’amalgamarli. Ognuno ha portato qualcosa, senza limitarsi a recitare il copione. Paolo Calabresi, per esempio, fa parlare il suo personaggio in dialetto altoatesino, rendendolo irresistibile. Nel film ci sono anche prove fisiche da sostenere, Giorgio Colangeli ha passato un’intera giornata con la testa nella torta, scena che ha voluto fare personalmente senza ricorrere a una comparsa. Christian De Sica e Lillo sono praticamente sempre in scena dall’inizio alla fine».
E Maccio Capatonda che ruolo fa?
«Maccio è il figlio del magnate, a detta sua il personaggio più idiota che abbia mai interpretato, Walter Gulmer, che ci tiene a essere chiamato Uolter perché fissato con l’America e il successo. Un personaggio idiota che lui ha accentuato. Non ci conoscevamo, ci siamo incontrati sul set e alla festa di fine riprese, e poi alla conferenza stampa. Anche lui sul set è stato molto propositivo, dava suggerimenti per la scena. Suggerimenti che Eros raccoglieva, con la scena che migliorava e aveva più ritmo. Da lì capisci come nella recitazione e nelle trovate di Maccio nulla sia improvvisato ma ci sia dietro tantissimo controllo, che lui sa nascondere molto bene».
Dov’è stato girato il film?
«Gli esterni sono di un vero castello, un bellissimo maniero a Gressoney in Valle d’Aosta. Gli interni sono ricostruiti negli studi De Paulis sulla Tiburtina. Siamo stati sul set e anche lì abbiamo visto la cura nell’allestimento degli ambienti».
Differenze e analogie nella scrittura per una serie e per un lungometraggio?
«Con la serie scavi tantissimo dentro il personaggio perché hai un tempo infinito per raccontare quella persona, il suo carattere, il suo passato. Nel film hai un tempo più limitato e quella presentazione non puoi proprio sbagliarla, in poco tempo devi dire tutto. Quanto alle analogie, in questo film ci sono tanti personaggi come in una serie, tutti sono coinvolti nella vicenda e sospettabili».
Cosa ha portato il successo di Belcanto?
«Ci ha dato credibilità agli occhi di produttori e registi, dopo aver visto quella macchina così complessa sanno che si possono fidare. Il successo di Belcanto ha dato anche a noi stessi molta fiducia, è stato un bel momento di crescita professionale e personale».
Ci sarà la seconda stagione?
«Per il momento no, speriamo in futuro. Invece il protagonista di Agata Christian è un personaggio alla Poirot, è stato creato per essere serializzato, con un sequel oppure con una serie. Chi lo sa, dipende molto dalla risposta del pubblico».
Il prossimo progetto?
«Ancora non posso parlarne. Però di un lavoro precedente, a cui tengo moltissimo, sono appena terminate le riprese. Venerdì scorso hanno finito di girare la serie ispirata al delitto di Melania Rea, prodotta da Hbo Max, scritta da me insieme a Doriana Leondeff, autrice molto importante, sceneggiatrice di Pane e tulipani e altri film di Silvio Soldini. Maria Esposito (Mare fuori, ndc) è Melania Rea e Daniele Rienzo (Partenope) è il marito Salvatore Parolisi, condannato per il delitto. È una serie di cui sono molto fiero, dovrebbe uscire direttamente sulla piattaforma in autunno».
Su quali fonti avete lavorato?
«Sugli atti del processo, gli articoli di cronaca, i servizi e programmi televisivi che se ne sono occupati. Un lavoro complesso. Anche qui c’è un regista molto bravo, Stefano Mordini, che ha già lavorato su fatti di cronaca nera, (La scuola cattolica, sul delitto del Circeo, ndc). Con questa serie Hbo vuole consolidare il suo recente ingresso nel mercato italiano, puntando sul true crime, storie vere di forte impatto su media e opinione pubblica».

