L’Aquila

Premio Volpe a Piffer, Mingardi e Panunzio

16 Febbraio 2026

La cerimonia ieri a Palazzo Spaventa. Riconoscimenti anche alla docente Maria Teresa Giusti e all’autrice Alina Di Mattia

L’AQUILA. Una pagina controversa della Resistenza italiana torna al centro del dibattito storico. Il riconoscimento intitolato allo storico aquilano Gioacchino Volpe, inserito nel programma dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, assegna il premio principale a Tommaso Piffer per un lavoro sull’eccidio di Porzûs. La seconda edizione del Premio, promosso dal Comune dell’Aquila, ha avuto luogo a Palazzo Spaventa alla vigilia dell’anniversario della nascita di Volpe, storico del Novecento originario di Paganica. La giuria, composta da Gianni Letta, Gaetano Quagliariello, Antonio Polito e Bruno Vespa, ha premiato lavori dedicati alla storia, alla politica e ai temi della sicurezza, confermando l’impostazione multidisciplinare dell’iniziativa. «Il premio Gioacchino Volpe è uno dei momenti caratterizzanti dell’Aquila Capitale italiana della Cultura, un’iniziativa a cui abbiamo dato e daremo continuità nel tempo», ha detto il sindaco Pierluigi Biondi. «È importante per la riscoperta di un protagonista del dibattito storiografico del Novecento e per una rilettura critica della storia, senza luoghi comuni né scelte di parte, capace di costruire una memoria condivisa».

I PREMI

Per la sezione Gioacchino Volpe, dedicata alla saggistica storica, il riconoscimento è stato assegnato, dunque, a Tommaso Piffer per Sangue sulla resistenza. Storia sull’eccidio di Porzûs (Mondadori, 2025). Il volume riporta al centro l’eccidio di Porzûs: tra il 7 e il 18 febbraio 1945, in Friuli, un reparto di partigiani guidato da Mario Toffanin “Giacca” uccise diciassette partigiani delle Brigate Osoppo alle malghe di Porzûs, nel contesto delle tensioni politiche e di confine del Nord-Est. A quel capitolo della memoria è legata anche la performance di Nancy Brilli, con la lettura di lettere scambiate da Pier Paolo Pasolini con il fratello Guido, che fu tra le vittime dell’eccidio. Tra le vittime anche Francesco De Gregori, nome di battaglia “Bolla”, zio del futuro cantautore capitolino il cui nome di battesimo sarà un diretto richiamo. «È un onore, sono molto contento di questo riconoscimento», ha commentato Piffer. «È un lavoro a cui ho dedicato molto tempo ed energie».

Per la sezione Panfilo Gentile, dedicata ai saggi politici, la giuria ha premiato Alberto Mingardi con Meglio poter scegliere. I referendum del 1995 e la battaglia per la televisione commerciale (Mondadori, 2025), analisi della vicenda che ha dato legittimazione alla televisione commerciale in Italia. «È un piacere essere qui all’Aquila in un anno così importante», ha dichiarato Mingardi, ricordando Gentile come «uno dei critici più acuti del sistema politico italiano».

La sezione Stefano Vespa, dedicata alla sicurezza, ha premiato Antonio Panunzio per il progetto L’esternalizzazione dei servizi di sicurezza nei penitenziari, ritenuto meritevole per solidità e attualità. «È un onore e sono contentissimo di riceverlo, anche per riavvicinare le istituzioni», ha detto Panunzio, in servizio al carcere di Terni. A premiare quest’ultimo è stato Bruno Vespa, che ha collegato il tema della sicurezza a uno scenario internazionale in evoluzione, ricordando come in passato l’equilibrio tra potenze nucleari abbia funzionato da deterrente e sostenendo che, almeno sul piano convenzionale, serva la capacità di far capire che «non conviene provarci».

Nel corso dell’incontro Gianni Letta, presidente della giuria ha richiamato anche il lavoro di ricostruzione della città: «Ogni volta che vediamo un palazzo riportato all’antico splendore, anche di più, avete fatto un grandissimo lavoro».

Il palmarès si completa con due premi speciali: alla carriera Maria Teresa Giusti, docente di Storia contemporanea all’Università D’Annunzio di Chieti-Pescara, per il volume Relazioni pericolose. Italia fascista e Russia comunista (Il Mulino, 2023), già insignito del Premio Acqui Storia 2024, e il riconoscimento dedicato agli autori aquilani ad Alina Di Mattia per Giulio Mazzarino. L’abruzzese alla corte del Re Sole (2025), lavoro che valorizza le radici locali di una figura centrale della storia europea.