L'APPUNTAMENTO

“Segre, come un fiume”: quando la testimonianza diventa una necessità

Lo spettacolo in occasione della Giornata della memoria va in scena questa mattina alle 11 al Teatro dei Marsi di Avezzano

AVEZZANO. In occasione della Giornata della memoria, questa mattina alle 11 al Teatro dei Marsi di Avezzano, va in scena un grande momento di teatro e riflessione per i giovani. In collaborazione con il Comune di Avezzano, ministero della Cultura, Regione Abruzzo, la partecipazione della Fondazione Carispaq e il coordinamento artistico del Teatro dei Colori, il Teatro del Krak presenta lo spettacolo Segre. Come il fiume, con Alberta Cipriani, regia Antonio G. Tucci.

Spettacolo selezionato per la finale della XIX edizione del Festival Teatrale di Resistenza /Premio Museo Cervi - Teatro per la Memoria 2020, la piece narra l’infanzia di Liliana Segre, che ha otto anni quando nel 1938 le leggi razziali fasciste si abbattono con violenza su di lei e sulla sua famiglia. Discriminata come “alunna di razza ebraica”, viene espulsa da scuola e a poco a poco il suo mondo si sgretola: diventa “invisibile” agli occhi delle sue amiche, è costretta a nascondersi e a fuggire fino al drammatico arresto sul confine svizzero che aprirà a lei e al suo papà i cancelli di Auschwitz.

Dal lager ritornerà sola, ragazzina orfana tra le macerie di una Milano appena uscita dalla guerra, in un Paese che non ha nessuna voglia di ricordare il recente passato né di ascoltarla. Dopo trent’anni di silenzio, una drammatica depressione la costringe a fare i conti con la sua storia e la sua identità ebraica a lungo rimossa. 

«Scegliere di raccontare è stato come accogliere nella mia vita la delusione che avevo cercato di dimenticare di quella bambina di otto anni espulsa dal suo mondo. E con lei il mio essere ebrea». Come spiegano gli autori, lo spettacolo nasce dalle «testimonianze della signora Segre, incontrandola nella sua casa milanese. E abbiamo letto i suoi libri, in particolare La memoria rende liberi e Fino a quando la mia stella brillerà. Ciò ci ha convinti quanto sia importante e anche necessario portare in scena i suoi racconti: la tragedia della Shoah, ma anche le conseguenze delle leggi razziali in Italia, spesso sottaciute. Oggi si vanno sempre più diffondendo forme di razzismo, di intolleranza e di violenza verso i “diversi”, di cancellazione umana, alimentate oltretutto da situazioni di disagio sul mercato del lavoro e dai fenomeni migratori verso l’Europa: da un momento all’altro possono aprire la via a nuove tragedie. La memoria della Shoah può servire a favorire iniziative per reagire ai massacri del nostro tempo. Lo spettacolo raccoglie le memorie, dalla sua viva voce, di una testimone d’eccezione in una narrazione cruda e commovente, ripercorrendo la sua infanzia, il rapporto con l’adorato papà Alberto, le persecuzioni razziali, il lager, la vita libera e la gioia ritrovata grazie all’amore del marito Alfredo e ai tre figli. Un lavoro teatrale per offrire ai giovani l’opportunità di non dimenticare la tragedia della Shoah, definita dal premio Nobel Elie Wiesel come “La più grande tragedia della storia”».