il documentario

Terminate a Manoppello le riprese del docu-film “Le Voci di Marcinelle”

16 Luglio 2026

Settant’anni fa persero la vita al Bois du Cazier 262 minatori: 136 erano gli italiani, 60 gli abruzzesi.

Nel cast volti noti come Gallo, Pasotti, Somma, Bocci e Siravo. Partecipazione straordinaria di Placido

 MANOPPELLO

Le voci perdute dei minatori di Marcinelle tornano a parlarci nel film documentario che il regista Davide Cavuti ha appena terminato di girare a Manoppello, paese da cui partirono tanti di quegli uomini che l’8 agosto del 1956, settant’anni fa, persero la vita nel buco nero del pozzo numero 1, mille metri sotto terra, al Bois du Cazier. Poveri corpi senza volto, i “musi neri”, così chiamati per la polvere di carbone che ricopriva le loro facce, scesi come ogni mattina nelle viscere della terra, per rimanerne intrappolati, prigionieri nel buio e nel fumo. Dei trecento inghiottiti dalla miniera, solo in trentotto tornarono alla vita. Gli altri scomparvero, bruciati dalle fiamme o lentamente asfissiati.

A raccontare la tragedia nel docufilm Le voci di Marcinelle, un cast eccezionale: Massimiliano Gallo, Giorgio Pasotti, Sebastiano Somma, Edoardo Siravo, Pino Ammendola, Marco Bocci, Tiziana Di Tonno, i giovani attori abruzzesi Riccardo Iezzi e Riccardo Di Sante, con la partecipazione straordinaria di Michele Placido. Accanto agli attori, personalità del mondo della cultura e delle istituzioni come la scrittrice Dacia Maraini, l’ex premier del Belgio Elio Di Rupo – figlio di un minatore abruzzese emigrato in Belgio – e il professore Carmine Catenacci, prorettore vicario dell’Università D’Annunzio.

A tessere le fila della narrazione è il giornalista Luca Telese, direttore del Centro.

Davide Cavuti è autore del soggetto e della colonna sonora. La sceneggiatura è dello stesso Cavuti, insieme a Telese e a Domenico Ranieri, caporedattore del Centro, mentre la fotografia è di Matteo Veleno.

Avviate il 26 aprile scorso, le riprese sono state inizialmente realizzate in Belgio, a Marcinelle e Mons – proprio nei luoghi in cui persero la vita quei 262 minatori, di cui 136 italiani – per poi spostarsi in Italia, tra Manoppello, Pescara, Francavilla al Mare, Chieti, Atessa, Spoltore e Roma.

Il docufilm ricostruisce la tragedia di quei minatori uccisi dal fuoco e dal fumo. Sessanta di quelle vittime erano abruzzesi, di Lettomanoppello, Turrivalignani, Farindola. Ventidue di loro partirono proprio da Manoppello, con in tasca il sogno di un futuro possibile.

Le voci di questi uomini, emigrati per cercare una vita migliore per sé e per le loro famiglie, tornano a parlarci attraverso le testimonianze dal Belgio di Jacques Iezzi, figlio di una delle vittime. Di Urbano Ciacci e Gaetano La Valle, che in quei cunicoli alti meno di mezzo metro, nel buio più nero, ci si infilarono davvero. Di Rosetta Ameruso, moglie di un ex minatore e di Maria Pasquarelli, figlia di un ex minatore che lavorava a Marcinelle. Di Camilla Iezzi, il cui padre sparì quell’8 agosto tra il fumo e tra le fiamme nel buco maledetto. E di Colette Ista e Alain Forti, rispettivamente direttrice e curatore del Museo Le Bois du Cazier, dal 1990 monumento storico alla memoria.

Nel film, il regista e compositore Cavuti ha voluto realizzare anche delle ricostruzioni drammatiche per alcune scene, che ha girato in alcuni degli scorci più suggestivi del centro storico di Manoppello: lungo Corso Santarelli, tra i vicoli del paese, nella Chiesa di San Nicola, davanti alla Basilica del Volto Santo e in due abitazioni private messe a disposizione da Gaetano ed Enzo Villani. Le storie dei giovani minatori partiti con la speranza di una vita migliore sono state interpretate da volti noti del cinema che hanno interpretato alcune parti del racconto I fatti di Marcinelle di Cavuti.

Completano il cast Emanuele D’Ancona (scenografia e archivio), Nico Di Candia (fonico di presa diretta), Ilaria Muccetti (comunicazione), Pietro Nissi (fotografo di scena).

Cavuti torna così dietro la macchina da presa, dopo aver scritto e diretto il film biografico Un marziano di nome Ennio (2021) ispirato alla vita e alle opere di Ennio Flaiano, finalista ai Nastri d’Argento 2022 e vincitore di numerosi riconoscimenti. «Devo ringraziare tutti quelli che hanno collaborato al progetto», ha dichiarato il regista originario di Francavilla. «Un grazie particolare agli attori che hanno accolto il mio invito a partecipare a questa avventura cinematografica che, spero, possa contribuire a mantenere viva la memoria sulla tragedia di Marcinelle e a tenere alta l’attenzione sulla sicurezza nei posti di lavoro».

La produzione del lungometraggio è di MuTeArt Film e Fondazione Pescarabruzzo, e vede il partenariato del Museo Le Bois du Cazier di Marcinelle, del Centro Studi Marcinelle di Manoppello, della Stefano Francioni Produzioni, del quotidiano il Centro, dell’emittente Rete8, dell’amministrazione comunale di Manoppello, del Teatro Marrucino, del Centro Studi nazionale Alessandro Cicognini e dell’Abruzzo Film Commission.