Palmoli

La psicologa anti-famiglia del bosco: «Con quei post difendevo i giudici»

1 Marzo 2026

La consulente tecnica del tribunale risponde alla accuse dopo i contenuti pubblicati sui propri social: «Li ho condivisi soltanto sul mio profilo personale e molto tempo prima della mia designazione»

PALMOLI. Lei è e sarebbe stata sempre imparziale. E quei post pubblicati contro la famiglia del bosco rappresenterebbero “solo” una «posizione di sostegno nei confronti di assistenti sociali, giudici e magistrati». Parola di Valentina Garrapetta, la consulente tecnica d’ufficio del tribunale per i minorenni dell’Aquila che ha in mano, insieme alla dottoressa Simona Ceccoli, il destino di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham.

La difesa della Garrapetta, contenuta in una lettera inviata alla Ceccoli e da lei inoltrata al tribunale, arriva dopo la bufera in cui è incappata a causa di alcuni contenuti condivisi sul suo profilo social dove si definivano «cialtroni» coloro che difendevano la coppia anglo-australiana e i loro tre figli, dallo scorso 20 novembre collocati in una struttura protetta a Vasto. Una volta esploso il caso, gli avvocati della famiglia, rappresentata da Marco Femminella e Danila Solinas, hanno deciso di presentare al tribunale una richiesta di ricusazione nei suoi confronti per violazione del codice deontologico. La diretta interessata, dal canto suo, dopo aver incassato il «sostegno e la fiducia» della Ceccoli, provvede a rispondere in prima persona alle accuse. Come? Riducendo a «generiche posizioni di sostegno» quei contenuti social contro la famiglia.

Ma vediamo, nello specifico, che cosa è scritto in questi post. Il più significativo è datato lo scorso 30 novembre, quando Garrapetta ha rilanciato – accompagnandolo con la scritta in maiuscolo: «Sante parole», dunque appoggiandone in toto il contenuto – un lungo articolo comparso sulla pagina "Abolizione del suffragio universale” in merito alla casa offerta gratuitamente dal ristoratore Armando Carusi alla famiglia del bosco.

Nell’articolo in questione – oggi eliminato dal suo account – si legge testualmente: «La fiaba esotica della famiglia nel bosco è finita così: con un casolare gratis, immerso nel verde, offerto come se fosse un premio a chi chiedeva 150mila euro ai servizi sociali per poter accertare lo stato di salute dei figli tramite analisi del sangue. Giorni e giorni di speciali, interviste, servizi strappalacrime. Sembrava quasi che l’Italia avesse trovato i suoi nuovi eroi nazionali: due adulti benestanti che, per scelta, hanno deciso di far vivere i bambini senza riscaldamento, senza condizioni igieniche e senza scuola. E guai a dirlo: eri subito il nemico della libertà, il paladino del “sistema”, quello che “vuole ingabbiare la natura”. Poi arriva la parte surreale. La gara di solidarietà. Con gente che fatica a mettere la benzina in macchina, file alle mense, famiglie che dormono in auto, per questa coppia anglo-australiana, ben più attrezzata di tanti italiani, spunta dal nulla un casolare gratis. Con pozzo, panorama bucolico e perfino gli attrezzi antichi “che a Nathan piacciono moltissimo”. Lei incantata dai camini, lui in estasi perché può filare la lana come nel 1800. E la cosa più tragica è che il Paese ci è cascato in pieno. Tutti affascinati dalla favoletta della vita selvatica, mentre i servizi sociali facevano semplicemente quello che prescrive la legge: garantire ai bambini caldo, cure, istruzione, socialità. Roba basilare, non “ideologia woke”».

L’articolo, ricondiviso da Garrapetta, prosegue: «La verità è che questa storia dice qualcosa su di loro e moltissimo su di noi. Perché in un Paese dove c’è chi non riesce a pagare un affitto o una bolletta, vedere una famiglia benestante coccolata come se fosse vittima di persecuzione è stato un test perfetto del nostro “cuore d’oro”: quello che batte fortissimo purché la fiaba sia abbastanza pittoresca. A questo punto quasi quasi iniziamo anche noi: domani scaviamo una buca in un giardino condominiale, ci piantiamo una tenda canadese, caghiamo sotto le stelle e aspettiamo che qualcuno ci porti un bilocale vista mare. Va bene anche con camino e bagno a secco, che vanno tanto di moda».

Come se post come questo non fossero già la dimostrazione della sua imparzialità, Garrapetta aggiunge altri due blocchi alla propria linea difensiva. Il primo: si tratta di contenuti pubblicati sul suo profilo personale e non su quello professionale. Il secondo è ancora più interessante: i contenuti sarebbero stati condivisi «in un contesto temporale significativamente precedente alla designazione», cioè alla fine dello scorso novembre. Non proprio una vita fa. A ogni modo, il fatto che risalgano a prima della sua nomina sarebbe, secondo la psicologa, una garanzia di imparzialità. E menomale che non sono stati pubblicati dieci giorni fa, verrebbe da dire. In tutto questo, la casa famiglia di Vasto ha chiesto di spostare l’intero nucleo familiare in un’altra struttura. L’ennesimo nodo di una vicenda che si fa sempre più intricata.

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