Rider, schiavi moderni. Molti boicottano lo sciopero per possibili ritorsioni

Pescara e Roseto, lavoratori assenti: «C’è paura»
PESCARA
Guardiamo in faccia la realtà: è troppo facile indignarsi per i rider e dimenticare tutto domani, al prossimo ordine fatto con un clic. L’indagine della Procura di Milano ha scoperchiato il vaso di Pandora di quello che possiamo definire un vero e proprio “feudalesimo dell’algoritmo”: un sistema di caporalato digitale a causa del quale piattaforme come Glovo e Deliveroo sono finite sotto controllo giudiziario perché accusate, in breve, di estrema precarizzazione dei lavoratori. Eppure, mentre l’inchiesta di Milano svela le paghe da fame (anche 2 euro lordi a consegna) dei circa 40mila rider in tutta Italia e ritmi di lavoro insostenibili, la risposta che proviene dal settore è quasi nulla, almeno nella nostra regione. Ieri, durante la mobilitazione nazionale indetta dai sindacati Cgil e Nidil – e arrivata anche in Abruzzo con presìdi organizzati a Pescara e Roseto – gli addetti al food delivery si contavano sulle dita di una mano. Il motivo?
È più di uno: molti di loro erano assenti perché terrorizzati «dalle ritorsioni dell’algoritmo o dai licenziamenti»; altri erano invece «troppo impegnati a pedalare per pochi spiccioli», prigionieri di una corsa contro il tempo che non concede soste. La spiegazione più amara, però, la conosciamo tutti dato che ci è tornata utile in più occasioni: molti sono stranieri – provengono dal Bangladesh, dalla Libia e dal Pakistan – abituati «a condizioni di sottomissione tali da non percepire nemmeno più la gravità del proprio sfruttamento», spiegano i rappresentanti sindacali.
i mezzadri del FOOD delivery
Come i contadini che davano metà del raccolto al proprietario, i rider corrono per arricchire l’app restando con le briciole. E finiamola con i moralismi di facciata: almeno una volta nella vita ce ne siamo approfittati anche noi. In quel giorno di pioggia o con il termometro oltre i 30 gradi, abbiamo preso il telefono e con due clic ordinato su Glovo, Deliveroo o qualche altra piattaforma di food delivery. Abbiamo visto arrivare alla porta quei nuovi schiavi, sudati o bagnati, che hanno pedalato il più veloce possibile per una media di soli 25 euro a serata, vittime di un sistema dove le tariffe a consegna possono arrivare fino a un massimo di 4 euro lordi. Alla fine, infatti, l’obiettivo in sella è una corsa disperata: superare le 8 consegne a turno (come accade nel 61,7% dei casi) per riuscire a incassare, nei mesi migliori, tra gli 800 e i 1.000 euro lordi, così come riportato da uno studio condotto dal Nidil. Ma non finisce qui: il 72,9% lavora tra i sei e i sette giorni a settimana, con un impegno che può arrivare fino a 12 ore al giorno e 60 chilometri percorsi in toto. Questi dati, per la Cgil, confermano l’urgenza dell’applicazione del contratto nazionale Logistica, Trasporto Merci e Spedizione, che garantisce salario dignitoso, abolizione del cottimo, tredicesima e quattordicesima, trattamento di fine rapporto, ferie e permessi retribuiti, tutele per malattia e infortunio, diritti sindacali e maggiore sicurezza. Ma l’indagine della Procura di Milano – che esclude la piattaforma Just Eat perché ha adottato, dal 2022, un modello unico inquadrando i ciclofattorini come lavoratori dipendenti – ci obbliga lo stesso a guardarci allo specchio: abbiamo sentito quel senso di sfruttamento ogni volta che citofonavano, eppure ci siamo girati dall’altra parte. Il tempo di fare il primo boccone e tutto viene dimenticato.
la mobilitazione in abruzzo
La mobilitazione si è svolta ieri pomeriggio a Pescara, nel circolo universitario Cfu, con la partecipazione della segretaria generale Cgil Pescara, Alessandra Di Simone, il funzionario Nidil Cgil Pescara, Francesco Carrella, il segretario generale provinciale Filcams Cgil Davide Urbano e il segretario generale provinciale Filt Cgil, Eugenio Di Fonzo. Ad ascoltare le loro proposte, però, c’erano pochi rider. Una scena simile si era consumata poche ore prima a Roseto, dove un’altra mobilitazione aveva visto impegnate le sigle sindacali. A raccontare la situazione nel territorio, grazie alle decine di testimonianze pervenute, è stato Carrella del Nidil. «Parlo con i rider ogni giorno per tentare di risolvere le loro problematiche. La situazione è molto complessa». E spiega: «Il rider dice: “Lavoro come un matto ma almeno porto i soldi a casa e cerco di sopravvivere”. È veramente la quinta essenza dello sfruttamento: se effettui una consegna e arriva una segnalazione da parte del cliente, il giorno dopo questi lavoratori hanno il profilo chiuso e il contratto finito. Si rivolgono a noi perché, dopo anni di lotte, abbiamo guadagnato incontri con le piattaforme del food delivery che ci consentono di trovare un modo per far sbloccare i loro account. Una volta sbloccato, però, tornano a lavorare di nuovo come prima, perché è difficile far passare dei concetti: partono già da condizioni di sfruttamento e pensano “se mi posso aggrappare a qualcosa per guadagnare, mi sto zitto e pedalo dalle 9 all’una di notte”. E se per caso si fanno male maledicono anche l’infortunio perché pensano “anche con una gamba rotta il motorino lo potevo portare e, quindi, le consegne le potevo continuare a fare”. Il nostro obiettivo è quello di ottenere un contratto che garantisca più tutele». La segretaria generale Di Simone aggiunge: «Ci raccontano turni di lavoro lunghissimi e condizioni difficili: immaginate cosa può significare andare in giro la notte se piove, se fa freddo, con una bicicletta per tutta la provincia di Pescara. Bisognerebbe sensibilizzare le persone e dire: “bene, c’è il diluvio quindi non ordino”. Ma non è un problema che riguarda solo gli stranieri perché ci sono anche gli over 50, vittime della disoccupazione». Intanto la Nidil Cgil Pescara ha aperto uno sportello dedicato ai rider in via Benedetto Croce 108. «Abbiamo la necessità di effettuare un cambio culturale», ha detto il segretario Urbano, «e questo può avvenire solo se si acquisisce consapevolezza sul fatto che sono lavoratori anche loro e meritano pari diritti». Mentre il segretario generale della Cgil Teramo, Pancrazio Cordone, ha detto: «Non è accettabile che migliaia di lavoratrici e lavoratori continuino a essere governati da algoritmi che decidono tempi, turni e compensi senza alcuna trasparenza. Dietro ogni consegna c’è lavoro vero». Infine Monaim Mouatamid dei Giovani Democratici Abruzzo: «Non è una battaglia di categoria. È una battaglia di giustizia sociale e dignità del lavoro».
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